L’ossessione della sinistra per i patrioti “defunti”

di Pasquale Ferraro
21 Dicembre 2021

Da quando nella sua relazione conclusiva ad Atreju Giorgia Meloni ha esplicitamente dichiarato: “vogliamo un patriota al Quirinale”, a sinistra è scattato un cortocircuito generale che sta provocando continui sbalzi di corrente che emanano evidenti scintille sulle pagine della stampa progressista, con gli elenchi infiniti di “patrioti” che hanno ricoperto incarichi istituzionali di rilievo nella nostra storia repubblicana, con un solo evidente problema sono tutti accomunati da una caratteristica particolarmente pregnante, ossia sono defunti.  Non si tratta d’altro che dell’evidente incapacità della sinistra di  comprendere qualsivoglia forma di proposta che provenga dallo schieramento che numeri alla mano ha l’obbligo della proposta. Fiumi di inchiostro e paginate intere con lezioni su chi sia o cosa sia un “patriota”, una neonata forma di ottusità che si inserisce nella più ampia visione di far apparire irricevibile qualsiasi candidato provenga da destra. 

Questa volta la sinistra sa bene che il rischio – sulla carta – di non poter eleggere un Capo dello Stato proveniente dalle proprie fila, non è solo concreta, ma probabilissima allo stato attuale delle cose. Non deve passare sotto traccia neanche l’atteggiamento che gli esponenti del partito democratico stanno assumendo sul tema, minimizzando ipotesi di nomi, e rinviando tutto all’apertura della sessione parlamentare di elezione. Il timore è palese, ed è evidente. Il centro destra oltre al nome di Berlusconi tiene le carte ben coperte – si spera – mentre al centro attendono le prime mosse, ma Renzi non starà a guardare, e fare le sue mosse, mentre su tutti aleggia l’incognita Draghi, che nessuno vuole in competizione per il Colle, sopratutto la sinistra. 

La sinistra ha i suoi  patrioti, certo, ma nessuno candidabile, e come sempre dalle parti del Nazareno hanno perso l’occasione per affrontare un tema cruciale in maniera seria, costruttiva e non polemica. Perché attenzione nessuno ha mai detto che la parola “patriota” è esclusiva proprietà della destra italiana, al contrario affermarlo sarebbe un’ assoluta amenità storica e politica.

La questione è più complessa di quel che si pensa, e rientra nelle responsabilità storiche della sinistra che ha sempre archiviato il “patriottismo” nelle forme eterne di nazionalismo e dunque di eterno fascismo. Ignorando che il patriottismo è il seme più puro dell’appartenenza, il segno sotto cui unirsi e non dividersi, quel vessillo iconograficamente rappresentato dalla bandiera al cospetto del quale dovrebbero cessare le ostilità di parte, ed invece prosegue rinfacciando quel “peccato originale” alla destra, e autoproclamandosi detentori  di una purezza che la sinistra ritiene la legittimi aeternum nel condizionare la politica italiana. 

L’incapacità di comprendere, oltre l’evidente volontà di polemizzare, la proposta dell’avversario, il cingersi sotto false dichiarazioni di unità “ candidato condiviso”, le velate  minacce sulla tenuta della maggioranza sono tutti segni del nervosismo della sinistra, del non poter più dirigere la partita,  e sopratutto dell’evidente rischio di perdere sulla scacchiera una pedina fondamentale per sedere sempre al tavolo dei vincitori – nonostante le sconfitte elettorali –  perché come dichiarò Dario Franceschini “ all’opposizione mi annoio” ed è questo l’elemento tipizzante la sinistra italiana, la vorace aspirazione di governare sempre e costantemente il paese. In questa fase delicata in cui l’instabilità  del sistema politico richiede un maggiore protagonismo dal parte del Presidente della Repubblica che ha perso ormai da tempo quel ruolo meramente “notarile” che ha avuto tanto nell’idea dei costituenti, quanto in quella della maggior parte dei dodici Presidenti. 

Eleggere un Presidente della Repubblica che possa essere definito un patriota non è solo una provocazione, ma una necessità in un momento storico determinante per la storia del nostro paese, in una fase delicata ed estremamente critica   e con molte, moltissime incognite all’orizzonte. 

La sinistra proverà ad incrinare l’unità del centrodestra, utilizzerà le proprie masse di manovra parlamentare, e cercare di ostacolare le possibili candidature provenienti dal centrodestra, con il supporto della stampa allineata già pronta a lanciarsi all’attacco dei prescelti.