L’Italia declassata scende in piazza contro il governo Conte

di Pasquale Ferraro
29 Aprile 2020

Doveva essere il giorno che lo avrebbe consacrato come il Presidente del Consiglio della ricostruzione, l’uomo del destino – con tanto di discorso per la fine dei lavori del ponte di Genova – ed invece forse è quello che segnerà l’inizio del declino politico di Giuseppe detto “Giuseppi” Conte. 

L’Italia oramai stremata ed impoverita, ridotta a scheletro di se stessa sta reagendo: alle protesta sul web, ai post disperati di esercenti, imprenditori, piccoli commercianti, sull’orlo del fallimento sono seguite le prime manifestazioni pubbliche di dissenso.

Si incita allo sciopero fiscale e sale nel nostro paese l’allarme che il tessuto sociale possa esplodere. Due crisi in dieci anni sono troppe, soprattutto se nel mezzo non si è fatto nulla per rinforzare il tessuto economico e ricucire le ferite e le debolezze che una crisi finanziaria come quella del 2008 – anche se in Italia si è acuita nel 2011 –che ha disintegrato il risparmio di famiglie e imprese.

Di tutto ciò sembra che il governo non si preoccupi, seguitando nella sua idea di vendere debito ai cittadini. A completare il macabro quadretto è arrivata con il tempismo mortifero da sinistro presagio il declassamento da parte di Fitch che  ha attribuito una BBB- all’Italia, un evento che ci rammenta i giorni più neri della crisi economica del 2008.

Stiamo danzando sull’orlo del baratro, senza avere la forza che possedevamo in passato, con una popolazione esasperata e un’economia reale al tracollo, e interi settori che – rivedranno se sopravvivranno –  la luce solo nel 2021.

Il Premier, troppo intento a guardare i sondaggi, ha goduto per qualche settimana del consenso di un popolo sbandato e rinchiuso dalla sera alla mattina nelle proprie abitazioni, ma ancora ignaro dei disagi economici, e della perpetua quarantena a cui il governo avrebbe gradualmente rilegato il paese. Talmente sicuro di sé, da optare per uno strappo istituzionale unico nella storia repubblicana, attaccando i leader dell’opposizione in diretta tv e a reti unificate, un atto che ha fatto storcere il naso ai più progressisti fra giornalisti e opinionisti e di certo non benevoli verso l’area sovranista e conservatrice.

Tutto agli occhi del gabinetto di regia – coordinato dal fido “Balbo” Casaleggio, sempre pronto a costruire la scenografia per il suo Cesare –  sembrava presagire un radioso futuro politico per il Professore comparso dal nulla nello stallo politico del 2018, compromesso dalla crisi di governo salviniana prima – con salvataggio in extremis da parte del politicamente miope Zingaretti – per poi rischiare di cedere nuovamente sotto i colpi dei due Mattei, e di nuovo mantenuto in sella dall’emergenza covid-19.

Ma il destino è beffardo soprattutto per chi tende ad abusare reiteratamente del peccato di hybris, come il Premier, e dunque nonostante la macchina propagandistica e il prestigio istituzionale di Palazzo Chigi, i nodi sono venuti al pettine e dunque il fosco futuro economico del paese, potrebbe inghiottire anche quello politico dell’ Avvocato del Popolo.