L’inquietudine dopo la tempesta Covid

di Redazione
6 Ottobre 2020

COVID-19: è necessario fare un bilancio. Facciamo tesoro di ciò che è successo nei mesi scorsi. Non ci siamo svegliati da un bruttissimo incubo; abbiamo vissuto veramente ore interminabili di agonìa. Ecco perché occorre non dimenticare tutta la leggerezza con cui è stata gestita l’emergenza. Le drastiche ma tardive misure che hanno incatenato la Nazione in una gabbia igienico-sanitaria, non bastano a cancellare le responsabilità. Dopo la tempesta, resta l’inquietudine.

Con le parole di Leopardi possiamo finalmente cantare “Passata è la tempesta”. Eppure non si odono “augelli far festa”. L’aria che si respira è quella di una Nazione post-bellica, intenta a sanare corpi feriti ed a contar cadaveri. Mentre all’orizzonte si profilano nubi minacciose cariche di timori relativi a possibili recrudescenze virali, proviamo a riflettere su ciò che è successo.

Volontariamente, da Medico, ho deciso di non infierire nel momento critico in cui era doveroso il silenzio. Sono sempre stato del parere che in emergenza non si debbano fare polemiche. Ci si rimbocca le maniche e si lavora armati di umiltà.

Ma occorre sempre riflettere, anche nei periodi di maggiore azione, affinché la volontà di migliorare non sia una sterile indignazione né una sommaria resa dei conti. Dobbiamo aver chiaro il fatto che il sistema politico-sociale che conoscevamo è crollato e che tutto va ricostruito di sana pianta in termini sia di capacità che di responsabilità. Il positivismo costituzionale repubblicano è stato inghiottito dalle sue stesse “magnifiche sorti e progressive”, sempre per rimanere nella poetica leopardiana.

Il SARS-CoV-2 sembra domato (per ora) e l’Italia è uscita dalla lunga degenza in Terapia Intensiva. Adesso è necessario fare un bilancio. Innanzitutto, un’esortazione: facciamo tesoro di ciò che è successo, non ci siamo svegliati da un bruttissimo incubo, abbiamo vissuto veramente ore di agonia, di collasso cardio-respiratorio e sociale.

Sappiamo bene che in Italia tutti si strappano le vesti quando accadono disgrazie; lo Stato, per dirla con de André, “si costerna, si indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità”, senza che, alla fine della fiera, nessuno paghi per le proprie irresponsabilità. Siamo latini, focosi, ci infervoriamo ma alla fine non concludiamo nulla. Invece ora, occorre essere freddi, lucidi, razionali. Ed implacabili. Implacabili nel considerare tutta la leggerezza con cui Governo e Regioni hanno affrontato la situazione. A fronte del grandioso sforzo che hanno compiuto i miei Colleghi di P.S. e Rianimazione, ci siamo trovati ad avere ignoranti, incompetenti ed incapaci a gestire l’emergenza, a tutti i livelli.

Senza voler fare la noiosa e ben nota cronistoria dei mesi cruciali, dobbiamo passare in rassegna alcuni eventi salienti relativi al “CoronavAirus”, che sarebbero comici se non fossero tragici. Abbiamo assistito a spettacoli indecenti: agli esordi di questa odissea, l’accorato ed inascoltato appello di chi invitava a non sottovalutare il nuovo virus e da gennaio chiedeva la quarantena per tutti coloro che rientravano dalla Cina, quarantena puntualmente bollata come “razzista” e disattesa proprio quando era necessaria; il vergognoso scaricabarile di responsabilità che ha visto tristemente protagonista il nostro Presidente del Consiglio nei confronti dei Medici di Lodi: “Giuseppi” ha vigliaccamente accusato i professionisti sanitari di non aver seguito i protocolli, facendo aprire un’inchiesta meschina sul loro operato; la querelle Stato-Regioni (sono marchigiano, quindi ho vissuto in presa diretta lo scontro fra Conte ed il Governatore Ceriscioli) circa le misure da adottare (scuole aperte, scuole chiuse, scuole semichiuse, locali chiusi, discoteche aperte, musei chiusi, piscine private aperte e pubbliche chiuse, biblioteche aperte e via piangendo), in un tripudio di confusione che ha visto intromettersi nella vicenda amministrativa perfino il T.A.R; l’aspirante Capo dello Stato Romano Prodi che esorta tutti gli italiani ad unirsi in “anima e corpo” (sic!) al popolo cinese; esponenti grillini gioire per la positività al virus riscontrata in una guardia del corpo di Salvini. Per non parlare anche del ridicolo video diventato (è proprio il caso di dirlo) “virale” con cui Zingaretti annunciava di essere risultato positivo al Coronavirus. Peccato che, essendo i kit diagnostici inizialmente disponibili in numero limitato, il tampone venisse fatto solo ai soggetti con sintomi: essendo il leader PD presumibilmente asintomatico (salvo per il suo sigmatismo), abbiamo avuto l’ennesima prova che i politici godono di ingiusti privilegi che si guardano bene dal nascondere. 

E poi ancora, circolari ministeriali che, prima di prendere la tardiva, drastica (ed esageratamente inutile oltre che nociva) decisione di chiudere tutto ciò che fosse umano, raccomandavano la quarantena “fiduciaria” (sic!) cioé non obbligatoria, nel sospetto di contagio.

Infine, il capolavoro: il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, che in data 8 marzo 2020 proclamava solennemente la suddivisione del suolo italiano in zone rosse (anche se quella di Pesaro-Urbino sembrava in un primo momento essere più tendente all’ “arancione”, stando a quanto riportato dal Signor Sindaco Ricci). Peccato che, sulla scia della confusione mentale e dialettica del Grande Fratello di Conte, Rocco Casalino, nessun posto di blocco fosse stato preposto all’attuazione di decisioni così categoricamente rigide che avrebbero dovuto impedire spostamenti senza valido motivo; ecco allora, che la bozza trapelava la sera precedente, con un “fuggi fuggi” notturno, garantito dal disorientamento delle Forze dell’Ordine.

Con sgomento, ricordo il grido di dolore dell’Ordine dei Medici di Roma che, a cavallo tra marzo ed aprile (cioè nel pieno della bufera), denunciava gli emendamenti al Decreto Legge “Cura Italia”, ovvero le vergognose proposte di taluni senatori italiani (sia di governo che di opposizione) di prevedere una sostanziale immunità per le strutture sanitarie in caso di danni agli operatori: in altre parole, se già 80 medici ed odontoiatri italiani erano deceduti per COVID-19, in assenza di DPI adeguati, in assenza di tamponi, in assenza di respiratori e caschi, in assenza di una stima realistica della gravità della malattia, in assenza di un’organizzazione capace, celere ed efficace, si voleva privare i sanitari sopravvissuti del diritto alla tutela della propria salute. Evidentemente, per la politica, era sufficiente imbastire stucchevoli proclami mediatici del tipo “andrà tutto bene” e “siete i nostri eroi”. In tutto ciò, mentre gli operatori sanitari venivano mandati in guerra con le scarpe di cartone e senza elmetto, l’aspetto deontologicamente ed eticamente più grave era che i colleghi, componenti del gruppo di lavoro dell’Istituto Superiore di Sanità, avessero abbassato le protezioni del personale sanitario proprio nel momento di massima esposizione al contagio, mettendo a rischio tutti coloro che erano in prima linea negli ospedali, negli ambulatori di medicina generale, nei poliambulatori delle ASL, negli ambulatori di guardia medica (per non parlare di certe Direzioni Sanitarie che, agli esordi della malattia, sollecitavano il corpo infermieristico a non usare troppe mascherine per evitare di creare panico…).

Più recentemente, ho avuto il dispiacere di leggere critiche ridicole anche da parte di miei colleghi sinistri in merito alla costruzione dell’Ospedale di Civitanova Marche: un importante presidio nella lotta contro il COVID-19 e soprattutto, contro un’eventuale recrudescenza virale, che va a colmare la mancanza di posti letto (questo sì, il vero problema) nelle Rianimazioni italiane; poiché dietro a questo lavoro c’è Guido Bertolaso, amico del “male assoluto” Silvio B., i soliti tipi ideologizzati, in ossequio al rancore tipicamente italiota, avversano questo progetto che è, in realtà, il risultato del gioco di squadra fra Regione, comune di Civitanova Marche ed il Corpo Italiano di Soccorso dell’ Ordine di Malta; un vero miracolo realizzato in tempi record, praticamente a costo zero per il contribuente.

Sia chiaro, tutto ciò non è un voler dire “Piove, Governo ladro!”. Sappiamo bene che COVID-19 ha creato una situazione oggettivamente difficile per tutti, le cui cause non sono solo umane ma anche naturali e quindi inevitabili.

Sicuramente si è trattato di un dramma senza pari, è vero, ma la gravità degli eventi si è manifestata in maniera direttamente proporzionale all’inadeguatezza dei nostri amministratori nazionali e locali. Avremmo potuto almeno limitare i danni, mediante un migliore coordinamento Stato-Regioni ed attraverso più tempestive misure di prevenzione e restrizione. Avremmo potuto anche contenere la comprensibile paura paranoica, a tratti psicotica, che si è creata fra gli italiani, sicuramente alimentata dal caos istituzionale.

Oltretutto, come ben evidenziato da Francesco Giubilei, si è palesata un’emergenza nell’emergenza, che, è bene dirlo, non è totalmente imputabile all’attuale Governo: la carenza di personale sanitario, un problema enorme, apparentemente insolubile, che va avanti da mesi e che si inserisce nella scia delle scellerate politiche economiche e sanitarie degli ultimi anni, finalizzate all’aziendalizzazione dell’assistenza medico-infermieristica; ma nel calderone non possiamo non citare anche la medicina di budget, la gogna legale cui sono sottoposti i Medici Chirurgi con il conseguente malcostume della medicina difensiva, la scandalosa implementazione statale delle Cliniche private convenzionate (alibi per il malfunzionamento del pubblico, ovvero società private sorrette da aiuti economici statali ma con profitto privato, che non giovano né al pubblico né al privato), la mortificazione del nobile ruolo del Medico di Medicina Generale che dovrebbe essere il Medico di Famiglia, snodo fondamentale fra il Territorio e l’Ospedale e che si trova invece, non sempre suo malgrado, ad essere medico di base, schiavo di timbri ed organizzazioni verticistiche di tipo “sovietico”.

Ecco, tutto ciò è intollerabile. Occorre reagire, con forza. Occorre ricostruire un Sistema Sanitario Nazionale efficiente, snello, garante della Salute pubblica e modello per una Sanità privata pura con la quale dovrebbe instaurarsi un sano rapporto di collaborazione/concorrenza. Un Sistema Sanitario il cui centro sia la Persona umana, come Paziente che soffre e come Medico che cura. Occorre depoliticizzare la Medicina, restituendo all’Ordine dei Medici-Chirurghi quel prestigioso e basilare ruolo di raccordo e concertazione fra Professionisti della salute e Politica. Ma tutto ciò deve essere inserito in una più vasta e radicale riforma del Sistema Italia: è necessario ripristinare l’Autorità a difesa della Libertà, ribadire ruoli chiari ordinati da una sana gerarchia sociale che significa responsabilità, capacità e partecipazione. Occorre educare all’etica del Servizio, al rispetto dei diritti individuali come dei doveri comunitari.

Con l’augurio di poter cantare “Passata è la tempesta, odo augelli far festa”.

Giovanni Flamma