Lasciate in pace Rachele Mussolini

di Pasquale Ferraro
7 Ottobre 2021

Da qualche giorno – complice anche la straordinaria affermazione elettorale – le solite penne raffinate della sinistra radical chic, buonista e ferrigna si sono scagliate contro Rachele Mussolini. 

Da ultimo è stato il sottile Massimo Gramellini  sul Corsera  ad attaccare la Consigliera di Fratelli d’Italia non per responsabilità politiche, ma per pura colpa genealogica. 

Nel caso di Rachele Mussolini si tratta addirittura di una doppia colpa, la prima quella di portare un cognome che evoca il nonno Duce e di conseguenza attira i nostalgici e varie altre forme di “ fascisti immaginari” che si nascondono fra i comuni e ignari cittadini, dall’altra – sempre secondo Gramelini – il nome Rachele con chiaro riferimento alla nonna – Donna Rachele – si palesa come un tangibile segno di fascismo, ed è da li che deriva il successo politico della Mussolini. 

Non contano per Gramellini e per gli altri opinionisti i cinque anni di opposizione della Mussolini in consiglio comunale a Roma, le tante iniziative per mettere in evidenza problemi e drammi dell’amministrazione Raggi, l’attenzione ai problemi delle periferie, al tema della sicurezza. Forse gli elettori romani, non hanno scelto Rachele Mussolini per i nonni, ma per il suo lavoro, per la sua passione politica, per la serietà e l’impegno che ha dedicato al servizio della propria città e dei propri elettori come Consigliere Comunale. 

Per Rachele Mussolini tutto questo non vale, perché per voi, per la vostra iraconda superiorità morale lei porta il marchio dell’infamia, del fascismo, del  “male eterno” che evocate come spauracchio ad ogni occasione, sopratutto se coincidente con gli appuntamenti elettorali. 

Per fare politica, per servire il proprio paese cosa dovrebbe fare Rachele Mussolini o qualsiasi altro familiare del fu Duce, cambiare nome? Oppure vi aspettiate che festeggino il 25 aprile? Perché non so voi, ma nessuno umanamente anche se politicamente agli antipodi può festeggiare la morte e il pubblico ludibrio della salma del proprio nonno ( 28  aprile 1945). 

Ci sono dei limiti, delle leggi morali non scritte, delle sensibilità che non devono essere intaccate. Rachele Mussolini è una cittadina della Repubblica italiana, un’ eletta che rispetta la legge e la Costituzione della nostra repubblica, ed è questo che deve bastare ad uno stato democratico, ad una democrazia liberale. La vita privata, i sentimenti, le memorie familiari, i dubbi vanno lasciati al privato oppure alla libera scelta della Mussolini di parlarne pubblicamente oppure no. 

Ma ledere l’immagine di una donna che fa il propio dovere solo per il nome che porta, con dignità e onore, è la forma più turpe e infame di giornalismo politico.