L’Agenda Draghi: l’ultima invenzione di Calenda per sognare Palazzo Chigi  

di Pasquale Ferraro
27 Luglio 2022

Calenda non ha più la grinta di un tempo, allora tuonava dai salotti televisivi e dalle piazze contro i grillini, oggi cerca un pò confusamente di costruire un proprio programma elettorale. Azione il suo partito doveva essere nell’enfasi generale la riedizione – macchiettistica – dello storico Partito D’Azione, nato dall’eredità di “Giustizia e Libertà” la formazione dei fratelli Rosselli, nella realtà si è trasformata nell’ennesima scialuppa di profughi politici, orfani del draghismo, soppresso anticipatamente. Dal  fatidico giorno della caduta di Super Mario, Calenda si è trasformato nella ONG che attraversa i mari della politica italiana, raccogliendo un Brunetta qua, una Gelmini più in là al solo scopo di aggregare un fantomatico “ Fronte Repubblicano” da allargare a dovere, ufficialmente per sostenere  la riconferma di Mario Draghi, nella realtà – perché Calenda non è un ingenuo – per lanciare la propria solitaria corsa a Palazzo Chigi. Il messaggio è chiaro, ed il buon Calenda alla fine non ha resistito alla tentazione di enunciarlo “Urbi et Orbi “ a reti unificate. 

Non vede veri competitor a sinistra, né Letta né Matteo Renzi, l’ex Premier è pericoloso fra scranni e corridoi parlamentari, ma coi sui numeri quasi impercettibili persino dai sondaggi non può costituire pericolo per il suo ex ministro. 

L’unico che può costituire un elemento di disturbo nella visione calendiana  della cose – Giorgia Meloni e centrodestra a parte – è proprio il Presidente del Consiglio.  Il buon Calenda sa di non poter competere con l’uomo che ha salvato l’euro, e sopratutto che ha sopportato Di Maio come proprio Ministro degli Esteri, ed è per questo che sapientemente lo utilizza come specchietto per le allodole. L’unico modo per unificare un centro che palesemente non esiste e provare a tirare un Pd che se non fosse per le prime pagine di Repubblica non avrebbe neanche una strategia è proprio Draghi, l’unico – forse – che può anche opporsi al centrodestra. 

Draghi sarà una sorta di convitato di pietra, un candidato invisibile, ma presente: a farne le veci, anzi a narrare la fantomatica  “agenda draghi” sarà proprio lui il Magister Equitum  Carlo Calenda. 

Tutto come previsto dal visionario dei Parioli, Draghi farà l’ariete e poi lui, più astuto e più accorto né raccoglierà umilmente i frutti. 

La realtà cozza e non poco con il disegno del Magister Equitum, in quanto non solo il “Fronte Repubblicano “ arranca, ma si sta trasformando nella meta di color che vagano nel nulla, ex forzisti, ex grillini, ex compagni,  ex radicali, tutto il contrario di tutto.  Ma alla fine in un Fronte che si definisca tale non si può certo chiudere la porta in faccia al primo venuto, che importa se il viandante sarà un ex grillino su cui proprio Calenda ha disseminato l’intero dizionario dell’insulto politico.  Che immagine idillica Carlo Calenda e Giggino Di Maio sullo stesso palco, sotto lo stesso logo, quello del Fronte Repubblicano per Calenda, della salvezza per Di Maio, che nel mondo reale non ha né arte né parte. 

Rimane solo un’incognita, oltre alla cautela del Pd che non vuole farsi risucchiare, quella dell’agenda Draghi, la vulgata sulla quale il nostro Magister Equitum chiederà il voto, perché l’agenda Draghi non esiste, è un miraggio, tutti ne parlano, ma nessuno sa in fondo di cosa si tratti.