La svolta iluminista dell’Italia

di Daniele Saponaro
5 Giugno 2020

In questa pandemia di parole ne sono state scritte e dette tante, spesso inopportune e totalmente inadeguate al complicatissimo momento che stavamo e stiamo tutt’ora attraversando.

All’iniziale paura per un’emergenza del tutto imprevista e che in quanto tale ci ha colto impreparati, è subentrato prima il dolore per le tante vittime piante e poi la rabbia per le ripercussioni economiche che il virus ha portato, con un Paese costretto all’ennesima reazione proprio ora che si stava intravvedendo un’iniziale e lenta ripresa dopo la crisi del 2008.

I prossimi mesi, se veramente la letalità del virus andrà piano piano spegnendosi e nella speranza che non ci siano ritorni di fiamma in autunno, saranno quelli delle valutazioni di quanto fatto in questa difficile gestione.

Poteva e doveva essere l’occasione per riscoprire finalmente quel sentimento di unità nazionale del quale l’Italia ha oggi maledettamente bisogno, stringendoci intorno agli operatori sanitari, rispettando quanto veniva previsto dalle Istituzioni e cercando di aiutare gli italiani più in difficoltà durante la quarantena.

Purtroppo invece, come sappiamo bene, non è andata così e sono stati commessi diversi errori, imputabili in particolar modo al mondo della comunicazione e della politica.

Il primo ne esce particolarmente mal ridotto, con una credibilità fortemente ridimensionata e arrivata ormai ai minimi termini. Sono state pochissime infatti le redazioni, sia della carta stampata che del mondo dell’informazioni televisiva e dei media, a mantenere un atteggiamento serio e responsabile come la situazione richiedeva. Nella maggior parte dei casi abbiamo invece letto titoli di giornali da una parte totalmente allarmisti e dall’altra quasi capaci di negare l’esistenza stessa del virus; abbiamo ascoltato interviste a presunti professionisti del settore che ci spiegavano che le nostre abitudini sarebbero dovute cambiare per sempre, che in futuro non ci sarebbe più stato spazio per il contatto umano come lo abbiamo sempre conosciuto.

Sui social poi ci si imbatteva in tutto e il contrario di tutto; un proliferare di video denuncia, smentite, improbabili grafiche che raffiguravano le nostre future giornate in spiaggia o al ristorante, esperti che all’inizio parlavano di banale influenza e che dopo un mese erano in prima linea a dire che riaprire tutto sarebbe stato un errore. Un’informazione inquinata ideologicamente, dove le notizie arrivano già filtrate e selezionate.

Tutto questo ovviamente non solo ha disorientato gli italiani, ma ha creato anche danni consistenti a tutti quei settori dell’economia italiana alle prese con le previsioni da fare per l’attività del secondo semestre dell’anno.

Purtroppo anche la politica difficilmente verrà promossa. Lo spettacolo offerto è stato infatti uno scontro continuo, dove da una parte si puntava il dito contro le disposizioni del Governo, dall’altro si attaccavano le gestione degli amministratori delle singole Regioni. In un’emergenza come questa le Istituzioni sarebbero dovute salire in cattedra e guidare il Paese, invece c’è stata una costante cessione della responsabilità nei confronti di scienziati, virologi e tecnici che, per quanto competenti e preparati, non sarebbero mai dovuti essere messi nella posizione di sostituire il legislatore.

Il Parlamento, riportando fedelmente quanto dichiarato dallo stesso premier Conte, è stato “edotto” sul da farsi, una deminutio capitis che le due Camere chiamate a legiferare in rappresentanza degli italiani non avevano quasi mai subito in passato.

Siamo diventati, tramite i continui decreti presentati sui social, tutti giudici degli altri, tutti proprietari delle altrui libertà personali.

La presunta morale che negli ultimi anni ha reso prima accettabile e poi realizzabile ogni tipo di comportamento, è stata violentemente spazzata via dall’ideologia: ora tutto viene concesso e tollerato se rientra nei dogmi previsti.

Nel nome del rispetto delle norme sanitarie sono state sradicate abitudini secolari, alcune anche decisamente banali come il pranzo della Domenica in famiglia o lo strette di mano o gli abbracci dopo una vittoria collettiva ottenuta al lavoro, arrivando addirittura alle irruzioni all’interno di chiese semi deserte nel tentativo di interrompere la celebrazione.

In compenso però ci possiamo incontrare telematicamente, festeggiare compleanni insieme a decine di amici collegati via webcam e assistere alla lezioni su una piattaforma digitale. In sostanza se vogliamo recuperare tutto quello che facevamo prima possiamo farlo comodamente chiedendo supporto alla tecnologia. È stato evidente in questi mesi lo sfrenato accanimento sulle tradizioni per favorire il progressismo, tanto da rendere fin troppo facile l’analogia tra il periodo attuale e l’Illuminismo francese. I primi grandi indizi li avevamo avuti con il giacobinismo portato nelle Istituzioni dai cinque stelle, e dalle piattaforme che si sostituivano alle urne autoinnalzandosi ad élite decisionali, ma senza dubbio la paura e l’emergenza di questa pandemia ha drasticamente accelerato questo percorso.