La risposta del “Comitato No Cannabis legale” a le Iene

di Francesco Giubilei
15 Novembre 2021

Pubblichiamo la lettera inviata alla redazione del programma Le Iene dopo il servizio sulla Cannabis legale andato in onda qualche giorno fa.

Gentile redazione de Le Iene, in concomitanza al deposito delle firme in Cassazione per il referendum sulla cannabis legale, abbiamo dato vita al “Comitato No Cannabis legale” (www.nocannabislegale.it), un comitato trasversale e apartitico presentato a Roma in un evento con alcuni parlamentari che si sta strutturando in tutta Italia con l’obiettivo di dire no alla legalizzazione della cannabis in vista del referendum.

Vi scrivo in merito al servizio andato in onda qualche giorno fa “Siamo pronti in Italia a legalizzare la marijuana?” per rispondere ad alcune delle questioni poste. Nel servizio si sostiene che “il tema della legalizzazione della cannabis abbraccia vari aspetti, dalla lotta alle Narcomafie all’uso medico di questa pianta”. Come sapete in Italia la cannabis per uso terapeutico è già legale e la proposta del referendum non è legata all’utilizzo della cannabis per uso terapeutico, quanto per uso ricreativo, perciò dire no alla legalizzazione della cannabis non significa contrastare un suo uso terapeutico.

All’inizio del servizio si afferma inoltre che la legalizzazione della cannabis è legata “alla possibilità di scegliere come divertirsi”. Su questo punto, da giovane under 30, mi permetto di dissentire in modo netto. Fare passare il messaggio che per divertirsi sia necessario fumare marijuana non è solo fuorviante ma profondamente sbagliato. La droga non è un divertimento ma una sostanza che crea dipendenza ed è nociva alla salute e trasmettere il messaggio che serve “per divertirsi” rischia di aumentare il consumo di droghe tra i giovanissimi. Se è vero che non tutti i giovani che fanno uso di cannabis poi passano alla cocaina e all’eroina, è altresì vero che la stragrande maggioranza di chi fa uso di cocaina ed eroina ha iniziato fumando cannabis come dimostrano i dati dei Sert.

Una delle ragioni del sì al referendum è che il proibizionismo sia una strada fallimentare, alla domanda “Si fuma di più dove la cannabis è legale o illegale?”, nel vostro servizio una giovane risponde con queste parole: “dove è proibita e quindi i ragazzi sono più portati a fumarla”. Se si rendesse legale la cannabis, proprio per continuare lo spirito di trasgressione, il rischio è che molti giovani passino a utilizzare droghe più pesanti come la cocaina o l’eroina. Non è vero che in tutti gli stati in cui c’è un allentamento di misure definite proibizioniste i risultati di contrasto alle droghe e alla criminalità organizzata siano vincenti. Il caso più eclatante è l’Olanda dove l’utilizzo di cannabis e delle cosiddette “droghe leggere” è de facto sdoganata. Eppure l’Olanda vive una vera e propria emergenza legata alla droga al punto di essere definita un “narco-stato” con omicidi, guerre per il controllo del traffico di stupefacenti da parte della criminalità organizzata che è arrivata al punto di minacciare il premier Rutte. D’altro canto basta ascoltare le parole del procuratore Nicola Gratteri che spiega in modo chiaro perché legalizzando la cannabis non si contrasterebbe la criminalità organizzata. Anche perché, il costo della cannabis acquistata illegalmente, sarebbe comunque inferiore a quello legale e perciò la stragrande maggioranza delle persone continuerebbe a comprarla nel mercato nero. Tra le altre ragioni addotte per la legalizzazione, c’è il guadagno che potrebbe ottenere lo Stato, eppure non si tengono in considerazione i costi per il Sistema sanitario nazionale di un fisiologico aumento di persone con dipendenze.

C’è inoltre un altro aspetto per cui essere contrari alla legalizzazione della cannabis ed è l’aumento di produzione di Co2 e di consumi energetici legati alla produzione di cannabis indoor che richiede l’utilizzo di luci, molta acqua, impianti di depurazione con un costo ambientale ingente.Infine c’è un elemento sostanziale legato al referendum che non viene detto e di cui gli italiani dovrebbero essere a conoscenza: lo scopo principale della campagna referendaria è infatti quello di depenalizzare la coltivazione non solo della cannabis, ma anche di altre piante o sostanze stupefacenti, come l’oppio, le foglie di coca o i funghi allucinogeni. Confidando ci sia possibilità di dare voce anche alle ragioni del no al referendum, porgo cordiali saluti.

Francesco Giubilei