La nuova strategia della tensione degli ibernati della storia 

di Pasquale Ferraro
28 Ottobre 2022

foto dal web

Sosteneva Voltaire “Non sono d’accordo con quello che dici ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo”. François-Marie Arouet non è una lettura di moda alla facoltà di Scienze Politiche della Sapienza, questo è apparso chiaro sin da subito, sarà l’ostilità con cui i soliti centri sociali e collettivi di sinistra hanno accolto il convegno sul “capitalismo buono”, saranno le dichiarazioni di alcuni “studenti” barricaderi che parlano di “ ideologia dello sfruttamento” ma qualcosa lì non funziona. Non funziona in tutte le università pubbliche, quelle in cui il dibattito politico è acceso e va in scena il festival del maoismo in versione nostrana. 

Nell’ascoltare le frasi fatte, le dichiarazioni stantie, ripetitive, e diciamolo “fuori dalla storia” sembrava quasi di aver affrontato un viaggio nel tempo, quando sempre da quelle parti imperversava la lotta politica violenta, in cui venivano assassinati i professori universitari e in cui si formavano aspiranti terroristi. Da allora il mondo è cambiato, non solo è finito il comunismo, ma persino l’ideologia no global – la violenza dei primi anni 2000- si è spenta, sopita dai colpi della realtà, ma nei corridoi della facoltà romana di Scienze Politiche pare che una parte di studenti sia stata ibernata. Scongelata in concomitanza con la vittoria del centrodestra e scagliata a ripetere slogan che non trovano posto, che non hanno senso, perché in fondo sono vuoti. 

L’assenza di profondità, l’incapacità di legare le proprie idee al processo storico è un passo fondamentale soprattutto per chi si professa o lascia intendere di essere marxista. Generalmente verso tanata vacuità Marx si esprimeva cosi: “Se questo è marxismo, je ne suis pas marxiste”. Ma del resto costoro sono orfani anche di Marx. 

Qualche anno fa uscì un peculiare saggio di Diego Fusaro – l’allievo indipendente di Marx ed Hegel” dal titolo avvenieristico “ Bentornato Marx” in cui si annunciava con troppa enfasi il ritorno al marxismo in un mondo in preda alla crisi economica, ma costoro “zelanti greggi” non hanno letto neppure Fusaro, perché il fine filosofo nel suo saggio seppe ben delineare la necessità di adeguare o meglio di leggere Marx dentro gli schemi storici del nostro tempo, dove persino i più ardenti critici del “turbo capitalismo” hanno fornito una lettura coerente con gli attuali fattori di “struttura economica” e “sovrastruttura ideale”. Qui invece niente “teoria” e niente “praxis” solo tanta retorica. 

Dietro la retorica vi è però una strategia, non sappiamo quanto accurata, o quanto studiata, ma c’è, lo dimostra la sequenza di eventi, la ritmica e calcolata retorica del piagnisteo dopo la necessaria e legittima carica di alleggerimento delle forze di Polizia, li per tutelare un diritto sancito dalla nostra Costituzione art. 21: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, ed è dovere delle istituzioni repubblicane impedire qualsiasi tentativo di ledere questa libertà fondamentale dell’individuo. Lo scopo era chiaro provocare la Polizia cosi da costruire la retorica delle forze dell’ordine asservite al nuovo “regime fascista”, tutto in linea con i toni e la vulgata da campagna elettorale.

Peccato però che contemporaneamente alla Camera dei Deputati, il Presidente del Consiglio prendesse le distanze da ogni forma di totalitarismo e si impegnasse a lottare in difesa dei principi democratici anche oltre i nostri confini. Perché la libertà è “l’essenza dell’uomo” sosteneva Benedetto Croce, ed anche l’essenza di ogni conservatore, ma loro lo ignorano, perché preferiscono non ascoltare gli altri pur di rimanere assopiti nel loro “sonno dogmatico” ( copyright Kant).  Loro invece – i rivoluzionari – da cortile, le libertà le opprimono pur di imporre la loro unica narrazione ed è qui che si spiega la povertà dei loro argomenti e l’arroganza da invasati con le quali le affermano, persino con la violenza.