La nostra scuola funziona? Cosa ci insegna la lettera della mamma finlandese

di Nausica Cangini
10 Gennaio 2023

Sta facendo il giro dei social, la notizia diffusa da Siracusa News, di una famiglia finlandese, che innamoratasi della Sicilia ha deciso di trasferirsi a vivere a Siracusa con i suoi quattro figli; non è certo per il trasferimento che c’è stata tanta attenzione, quanto per la “fuga”, dopo un’esperienza di soli due mesi. Cosa ha spinto questa famiglia dopo così poco tempo a decidere di non voler vivere nel nostro paese? Principalmente l’esperienza scolastica dei figli. Sia il bambino più piccolo di 6 anni, che il ragazzo di 14, riferiscono di un sistema scolastico non adeguato, sia su un piano didattico che psico-educativo. Che la scuola italiana, avesse necessità di essere rivista in termini di organizzazione e qualità, con una visione più ampia centrata oltre che sulla didattica anche sul  benessere dell’alunno, non è per chi conosce il settore, ma anche per chi ha figli che la frequentano, una novità.

Da anni i continui tagli, il disinvestimento e la poca cura al sistema in essere, hanno favorito ambienti sempre meno accoglienti in termini strutturali e umani. Ulteriore fenomeno che si è potuto osservare è stato il divario tra il pubblico e il privato, con una bilancia che pende a favore di quest’ultimo in termini di formazione, attenzione al benessere psicologico e diversificazione dell’offerta, con conseguente investimento da parte delle famiglie che ne hanno la possibilità o che decidono di fare il sacrificio verso questa opzione. Rispetto a questo episodio, ci sarebbe da comprendere quanto la lettera sia stata inviata in un’ottica costruttiva o come spesso accade in questi casi vista come opzione mediatica, tuttavia il problema scuola nel nostro paese resta.

Osserviamo alcune variabili, le nostre scuole sono spesso edifici fatiscenti, qualche giorno fa in un altro articolo, si leggeva di insegnanti che durante le festività ritinteggiavano la palestra; gli insegnanti sono esposti ad un frequente turn over, oltre che ad avere uno stipendio nettamente inferiore alla media europea, compresi quelli di sostegno, che hanno il delicato compito di sostenere appunto bambini e ragazzi con delle fragilità, inoltre i programmi diventano rigide scalette da seguire al netto del passo che la classe riesce a tenere. Gli studenti, di ogni classe ed età vengono riempiti di compiti, se sono “fortunati”, oppure globalmente lasciati al loro destino, se lo sono “meno”.

In ogni caso, una scuola che funziona in questo modo, non risponde a nessuna delle caratteristiche che il suo ruolo le impone. Gli istinti e i bisogni fondamentali dei bambini, ma anche dei ragazzi, sono quelli di un adattamento attivo al mondo delle cose e delle persone, misurato e commisurato alle sue personalissime caratteristiche. Non v’è ambiente sociale, ha scritto Maria Montessori, nel quale non vi siano individui che abbiano esigenze e livelli diversi.

Mi permetterei di dire che anche le epoche talvolta sono diverse e si rende pertanto necessaria un’evoluzione della didattica. La lezione frontale come intesa una volta, oggi risulta poco efficace e difficilmente riesce a catturare l’interesse della classe, per raggiungere gli obiettivi prefissati dal percorso di apprendimento è dunque necessario dare spazio al coinvolgimento di tutti gli studenti, attraverso attività ad hoc improntate sulla cooperazione e sull’impegno di ognuno nel raggiungere un determinato target. L’idea è di portare i ragazzi a sentirsi protagonisti e imparare dando concretamente il proprio contributo nello svolgimento di un’attività che viene strutturata dal docente. Lo studio si trasformerebbe in qualcosa che li riguarda e non a cui sono solo obbligati, ovviamente riconoscendo ad ognuno i propri meriti, talenti e accogliendo le difficoltà. La tradizione ebraica dice che il più grande miracolo mai fatto da Dio è quello di non aver mai creato due individui perfettamente identici. Singolarità e Pluralità. Ma anche unicità e riconoscimento delle diversità, l’uguaglianza è semplicità, è riduzione della differenza. Cancella la complessità come scrive la Lowenthal.

La scuola che vorrei per i nostri  bambini e ragazzi tiene conto di questo, della diversità di ognuno, con una didattica che formi, informi, sviluppi competenze cognitive, ma anche pensiero critico, che permetta a ciascuno di essere un tulipano in un campo di tulipani e non un tulipano in un roseto.