La metamorfosi dei grillini

di Pasquale Ferraro
11 Settembre 2020

Il volto gaio e sorridente del sottosegretario agli esteri Manlio Di Stefano – l’esperto di geografia del movimento pentastellato – sul red carpet della Mostra del Cinema di Venezia, è l’immagine plastica della trasformazione che ha investito il movimento cinque stelle al potere.

Non c’è da meravigliarsi molto della metamorfosi che sta caratterizzando il grillismo al potere, ora che sono stati archiviati i tempi dei “vaffa”, delle lotte alla casta e delle scatolette di tonno.

La rivoluzione – la più scalcinata e pittoresca che il mondo abbia mai conosciuto – si è affermata, dando ragione a quell’affermazione di Carlo Marx secondo cui “ la storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa”. 

Perché in fondo il grillismo è stato questo, nulla di più di una presa in giro, di una farsa andata in scena sulle stremate membra del popolo italiano. In un certo senso è stato un capolavoro, messo in scena da un comico – che non fa ridere – e dai suoi compari, i quali attuando il più banale dei giacobinismi hanno giocato e amplificato i sentimenti di rabbia, frustrazione e risentimento del popolo italiano, che i partiti tradizionali non hanno né capito né saputo interpretare.

Cosi sono arrivati costoro, l’orda, che tra le “grida spagnolesche” e proposte politiche banali e semplicistiche, con tanto di riesumazione del termine “cittadino” – poi archiviato per un più rivoluzionario onorevole o senatore – hanno conquistato la maggioranza parlamentare, assicurandosi la salita al governo. Ed è nell’istante stesso in cui le rivoluzioni salgono al potere che si consuma la scissione fra ciò che è stato e ciò che sarà. Cosi archiviati gli slogan barricaderi, assunta la parvenza istituzionale – si fa per dire – il potere grillino si è fatto casta, mettendo a nudo il vasto panorama antropologico dei suoi interpreti.  

Non bisogna meravigliarsi che il movimento pentastellato sia foriero di politiche assistenzialiste di proporzioni tali da minare la crescita e il futuro di questo paese, si tratta pur sempre di individui privi di qualsiasi professione, coptati dalla leggi elettorali, trovandosi di colpo da battitori liberi del web a legislatori.

Hanno fatto del trasformismo la loro bandiera, e del bronzo la misura dei loro volti, hanno rinnegato ogni battaglia, ogni causa, preferendo ad esse il più classico dei motti: “tengo famiglia”.

Come sempre accade la verità si manifesta per quello che è, ed allora la commedia si fonde con la tragedia, e la vittima immolata in questa operetta buffa, tragicomica è il popolo italiano. Cosi facendo hanno piegato definitivamente le volontà, le aspirazioni, ma soprattutto le speranze di un paese in ginocchio.

Di chi è la colpa di tutto ciò? Forse le colpe vanno ricondotte ed equamente distribuite: il popolo italiano si è fatto abbindolare da un guitto, che grondava odio e disprezzo, ma non prometteva nulla,  ma ha comunque condizionato la vita politica italiana degli ultimi sette anni, la classe politica “sorda e grigia”, che non ha compreso le paure di un paese e le ferite che da tempo, troppo, la società italiana presentava. In definitiva gli intellettuali di sinistra, si loro, i censori di ogni tempo, che rinchiusi nel loro circolo hanno strizzato l’occhio ad un movimento vuoto pensando di poterlo asservire ai loro scopi.