La furia no-vax che abbatte qualsiasi idea di dialogo

di Daniele Dell'Orco
1 Settembre 2021

Si chiamano Social justice warriors e sono di norma identificati, in chiave peggiorativa, come coloro che promuovono opinioni socialmente progressiste, di sinistra e liberali, tra cui il femminismo, i diritti civili, i diritti dei gay e dei transgender, la politica dell’identità e il multiculturalismo, utilizzando la presunta superiorità morale per combattere battaglie ricorrendo a mezzi violenti, terroristici e paradossali.

Paradossali perché ha poco senso sbandierare la tutela dei deboli e delle minoranze vittime di (presunta) violenza ricorrendo alle bombe incendiarie e alle barricate in strada. Ha poco senso predicare tolleranza e inclusione escludendo socialmente, politicamente e professionalmente chi non si allinea al pensiero dominante. Ha poco senso accusare gli altri di ignoranza e poi farsi ritrarre distruggendo opere d’arte, monumenti e presidi di cultura.

Allo stesso modo, hanno poco senso di esistere i Social justice warriors nostrani, che corrispondono al momento ai componenti del movimento no-vax. È davvero avvilente, infatti, che per perorare una causa come quella anti-green pass o anti-vaccini, si debba far ricorso ad un clima così incandescente da costringere i servizi di intelligence, Aisi (agenzia informazione e sicurezza interna), ad essere mobilitati da settimane, la polizia di prevenzione e le Digos delle questure a produrre note informative a getto continuo, i semplici cittadini ad aver timore anche di prendere un mezzo pubblico per il rischio di rimanere bloccati.

L’idea di sollevare una protesta sconfinabile persino nel blocco delle partenze ferroviarie in uno o più di 54 sedi di stazioni in tutta Italia, nelle aggressioni ai virologi o ai giornalisti, nella sovversione di stampo anarco-insurrezionalista è oltre che anacronistica, anche deleteria.

Perché in questo modo non si fa altro che convincere il resto del Paese che le istanze portate avanti da squilibrati facinorosi non possano in alcun modo essere considerate rilevanti. A ben vedere, invece, un serio movimento “critico” della gestione attuale dell’emergenza pandemica sarebbe non solo utile, ma auspicabile. Perché i green pass non è il male assoluto ma nemmeno il Vangelo. Perché i vaccini anti-Covid sono uno straordinario aiuto per combattere la pandemia ma pure ricchi di restroscena, cavilli, incognite che andrebbero effettivamente approfondite. Con serietà e senso di responsabilità.

La polarizzazione talebana, invece, ha da tempo contagiato anche le discussioni intorno alla pandemia, così da rendere un “pro-vax” a tutti i costi chiunque tenti di avvicinarsi alle narrazioni della comunità scientifica, e a un “no-vax” pericoloso chiunque cerchi di andare appena oltre il dogma governativo.

Tutto ciò è triste e misero. Soprattutto, non fa bene alle istituzioni, non fa bene alla politica (soprattutto alcuni schieramenti politici, che dovranno nel corso delle prossime settimane fare molta attenzione a non strizzare l’occhio ai no-vax ma rischiano di perdere consensi) e non fa bene alle persone, già di per sé confuse, impaurite, sfinite da un clima che da due anni non concede alcun tipo di tregua.