La Calabria è il nostro Michigan: il coraggio di Jole Santelli

di Pasquale Ferraro
30 Aprile 2020

La governatrice della regione Calabria Jole Santelli ha scelto con un’ordinanza coraggiosa di anticipare la riapertura di molte attività commerciali e di consentire alcuni spostamenti idonei a far gradualmente ritornare la regione alla normalità, pur mantenendo alta l’asticella dei controlli.

Da settimane la Calabria registra un calo dei contagi – solo 5 – e nessun ricovero in terapia intensiva, risultati frutto delle restrizioni, ma soprattutto della diligenza mostrata dal popolo calabrese durante questi due lunghi mesi.

Ma davanti alla Calabria si appresta uno spettro pericoloso come quello della crisi economica, in una regione già martoriata da disoccupazione giovanile e desertificazione di intere zone, dovuta alla venuta meno di settori fondamentali per l’economia calabrese.

Fatto salvo per l’agricoltura e l’agroalimentare più in generale che ha proseguito la sua attività, il secondo grande introito economico per la regione, il turismo verrà meno, provocando un radicale peggioramento delle condizioni economiche e lasciando disoccupati gran parte dei lavoratori  che trovano impiego in questo settore.

La governatrice ha inoltre dato il via alla riapertura delle attività come bar e ristoranti, agriturismi, non solo da asporto, ma nei medesimi locali, purché siano all’aperto e mantenendo le distanze di sicurezza. Si tratta di un gesto importante, che è indirizzato a far risollevare l’economia regionale e viene incontro all’esigenza di partite iva, imprenditori e piccoli commercianti di poter lavorare. Tutti quegli autonomi che creano il proprio reddito quotidianamente.

Il governo Conte, che per voce del ministro Boccia si oppone   minacciando una diffida se la Governatrice non procederà al ritiro dell’ordinanza. Al contrario la neo governatrice ha già predisposto una nuova ordinanza relativa ai rientri dopo il 4, consentendoli ai soli residenti.

La Calabria può ripartire perché ha ormai superato la fase drammatica dell’emergenza, ma allo stesso tempo non può permettersi un nuovo esodo dal nord,  avendo necessità di rimettere in moto la propria economia, una volontà che dovrebbe essere condivisa da tutte le regioni meridionali e da quelle del centro che hanno ormai azzerato i contagi.

Continuare a tenere chiuse alcune attività per come vorrebbe il governo, fino al 1 giugno vuol dire uccidere quel poco di impresa che è sopravvissuta in Calabria, oltre che spalancare autostrade alla criminalità organizzata,  sempre pronta ad approfittare di tempi grami come quelli attuali.

Questa scelta della Calabria di rompere gli indugi e aprire il fronte di chi chiede “libertà” di lavorare e di produrre reddito e vivere dignitosamente e anche la Calabria che non si piega agli stereotipi, una Calabria che chiede autonomia, sui propri meriti, conquistati da ogni cittadino Calabrese durante due mesi di quarantena e di sacrificio.