Il solito vizietto: come la sinistra vuole censurare gli editori di destra

di Pasquale Ferraro
15 Ottobre 2021

Sono passati solo due anni dalla cacciata – non può essere definita diversamente – di Altaforte dal Salone del Libro di Torino, oggi in pieno clima da campagna elettorale le vittime designate sono Idrovolante e Eclettica, due case editrici giovani ma scomode alla sinistra radical chic. Secondo quanto riportato dal Il Fatto Quotidiano in un corsivo a firma Massimo Novelli intitolato “ Due editori fascisti al Salone di Torino”,  Idrovolante ed Eclettica devono essere considerate fasciste in quanto pubblicano autori  ritenuti “fascisti” o protagonisti del regime (Italo Balbo) come se la cultura dovesse fondarsi sulle tessere di partito o sul protagonismo degli autori in politica. 

Siamo tutti consapevoli che si tratta dell’ennesimo atto di una caccia alle streghe che mira alla cancellazione di ogni segmento di cultura non omologato al pensiero unico, alla distruzione di un pensiero critico e controcorrente. Uccidere la cultura, censurarla  significa entrare in quello che Goya  definiva “ il sonno della ragione” che “ genera mostri” e quei mostri li vediamo ogni giorno nella cronaca quotidiana, li sentiamo nelle urla festanti al crollo di una statua o alla cancellazione di una pellicola, o a chiedere che parti di un’opera vengano omesse, perché ritenute non idonea all’oggi. Come se il pensiero dovesse adagiarsi alle mode, ai gusti del tempo. 

La libertà di espressione, di conoscere è in pericolo e lo è per mero calcolo elettorale e politico di una sinistra sempre alla ricerca di un “mostro” da combattere, di un nemico invisibile e minaccioso che attende all’orizzonte il momento propizio per palesarsi, ed allora ecco venire allo scoperto i sommi sacerdoti del politicamente corretto, i censori dell’ideologia “antifascista” usata come un dardo da scagliare contro le oasi indipendenti, contro chi per amore del sapere e della conoscenza usa il libro non come arma di offesa, ma come fonte di sapere. Conoscere è il mezzo per combattere i mostri, non è cancellando, ghettizzando, accusando. Invece la tecnica è sempre la medesima, eliminare chi disturba la monotona melodia dell’ appiattimento. 

Su mille  editori, solo due vengono additati, ingiuriati e posti alla gogna del nuovo, ennesimo preconfezionato allarme fascista. Come se quei libri costituissero una minaccia reale, e non invece un mezzo critico per capire, per entrare con razionalità nelle profondità di un pensiero, di un’epoca che ha segnato il nostro destino nazionale. 

Ogni pensatore risponde del suo pensato, delle sue invettive, delle sue scelte, come  uomo risponde al proprio tempo e alla storia delle sue scelte, ma ciò che ha scritto rimane li ad eterna memoria, affinché si possa – dotati del necessario spirito critico – comprenderne a fondo la profondità e anche la follia. Ma nulla di buono nasce dalla censura. 

Viviamo in un epoca di intolleranza politica, in cui gli eredi di quella cultura illuministica che bramava la libertà massima di espressione e rinnegava ogni forma di oscurantismo si è fatta cupa, nefanda. Ed eccoci qua oggi all’ennesima udienza di un tribunale mediatico e politico che vede oggi imputati Eclettica e Idrovolante, due editori rei di aver adempiuto al proprio dovere morale che è quello di diffondere la conoscenza, di stimolare il pensiero critico  e di portare alla luce opere altrimenti ignorate, dimenticate ma fondamentali  per cogliere a fondo il nostro passato, e dunque i filamenti delle radici del nostro tempo. 

Una caccia degna della peggiore inquisizione, usata per alimentare l’idea che il nostro paese si trovi sul baratro di un precipizio che è solo immaginario, sapientemente costruito per bieco tornaconto politico. 

Ma la cultura dovrebbe essere zona franca, luogo di confronto, di dialettica ed invece viene trasformato nell’ennesimo campo di battaglia, in cui si è deciso di non dare quartiere al nemico, a coloro i quali hanno scelto di essere liberi, perché in fondo la “libertà è l’essenza dell’uomo” e come tale è eternamente minacciata.