Il rancore sinistro tra foibe ed eterno fascismo

di Pasquale Ferraro
1 Settembre 2021

Il negazionismo è un male del nostro tempo, e forse di ogni tempo, è un morbo che colpisce generalmente quella sfera della psiche in cui si attanaglia l’ideologia fanatica, a tal punto da negare la storia e l’evidenza. 

La sinistra italiana – quella post-comunista – ha fatto di questo morbo, di questo offuscamento una sua costante nel tempo, soprattutto quando ad essere messi dinanzi al tribunale della storia sono crimini commessi da regimi o gruppi comunisti. Una condizione che provoca nella sinistra una sorta di rifiuto apodittico, un autoconvincimento che giustifichi tale efferatezza. Nel caso delle foibe, ovviamente la spiegazione più utilizzata, ed anche la più falsa ed ipocrita è quella secondo cui gli infoibati altro non erano che “collaborazionisti e fascisti”, dunque vittime sacrificabili, in quanto l’essere “fascisti” li privava automaticamente di ogni possibile patina di innocenza. Ed ecco dunque ristabilito l’ordine secondo cui il comunista è buono, il fascista no, tutto il resto è propaganda. Ed in un paese nel quale la sinistra si è creata il mito del pericolo fascista, il tutto assume i contorni se non del complotto per lo meno di una leggerissima tendenza falsificatoria.  

Ed su questo assunto che si fonda ogni forma di convinzione: non conta  quante siano le testimonianze, oppure i corpi estratti dalle foibe, perché per loro “il comunismo ha sempre ragione”, e non importa se le vittime erano italiane, perché in fondo la patria è un retaggio reazionario, fascista, mentre il comunismo è la patria dei popoli, la fratellanza universale –  un foiba qua, un gulag la – e del resto se non ci fossero stati i valorosi comunisti, oggi tutto il mondo sarebbe fascista, di più nazista.  

In questa artificiosa sovrastruttura ideale, che sa più di una proiezione fantascientifica che di una concezione marxista, vanno inquadrate le troppe numerose forme di negazionismo nei confronti del dramma che investì quegli italiani che si trovarono nei territori occupati dalle “orde” del Maresciallo Tito, i quali quanto a pulizia etnica non erano secondi né ai nazisti né alle squadre staliniste, ma solo più rudimentali. 

Questa forma di “riduzionismo” il cui ultimo triste esempio viene dal neo rettore dell’Università per stranieri di Siena Tomaso Montanari, il quale non solo ha rasentato il ridicolo, arrivando a dichiarare “ che le vittime accertate fossero poco più di ‘800” quindi troppo poche perché possa essere considerata “pulizia etnica” e poi come ha puntualizzato su Il Fatto – dopo aver alzato il numero delle vittime a 5.000 – che si trattava di “ fascisti, collaborazionisti ma anche innocenti” dunque quel “ ma anche” sta a dimostrare che in fondo “ fascisti e collaborazionisti” non sono poi delle vere vittime, e di certo non erano innocenti. Perché cercando di interpretare il retro pensiero da cui scaturisce questa visione capziosa, il fascista non può essere innocente.

Ma non pago di questa già paradossale, quanto allucinante interpretazione storica – che di storico non ha nulla – l’ulteriore problema secondo Montanari sarebbe l’evidente contrapposizione fra la “Giornata del ricordo” e “ La giornata della Memoria”, ora il giorno in ricordo del dramma delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, istituita nel 2004 dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, dunque non certo da un pericoloso fascista, ma da un ex partigiano non comunista, ma azionista, dovrebbe di per sé far crollare il mito fasullo del “revisionismo fascista”. 

Poi Montanari dovrebbe fare molta attenzione a nominare “ il giorno della memoria” perché l’atteggiamento della sinistra nei confronti del popolo ebraico è altamente ipocrita, e ciò si palesa ogni anno con scadenza ciclica il 25 aprile, quando le lacrime fasulle versate da costoro per la shoah, diventano urla, fischi e grida contro la “Brigata Ebraica” con tanto di bandiere palestinesi – che non ci azzeccano nulla garrite al vento – bandiere israeliane date alle fiamme, cori che incitano alla distruzione dello Stato di Israele, quindi non un bell’esempio di tolleranza. 

Ma del resto la tolleranza ha senso solo se corrisponde alla narrazione “rossa” dei fatti, tutto il resto è un’invenzione fascista, perché i fascisti sono sempre in agguato, pronti a tornare, come non è dato sapere, però sono la, nell’ombra, nascosti da qualche parte, e poi sono ovunque

Per questo che la sinistra tiene sempre alta la guardia, per non essere colta di sorpresa.  Infatti è questo il senso dei vari vademecum di Murgia & co. per riconoscere i fascisti, e soprattutto per capire se si è stati già contagiati dal fascismo batteriologico,  che poi non si sa se qualche folle scienziato nazista è sopravvissuto in qualche bunker, quindi allerta. 

Ed è cosi che nel 2021 un rettore può osare dire quello che Montanari non ha solo detto, ma reiterato, e non è un caso che alle legittime richieste non di “censura”  ma di dimissioni, dallo stuolo sinistro si è alzato un grido di sdegno, di alcuni ed un complice silenzio di altri, perché in fondo Montanari ha detto pubblicamente quello che molti pensano, altri scrivono e altri ancora pubblicano. Poi però il dramma italiano è il “Porca Puttena” di Lino Banfi, quello si che provoca sdegno, mentre chi ha macellato migliaia di italiani solo perché italiani no quello no, è normale perché gli aguzzini, i macellai erano comunisti, ed in fondo anche i comunisti italiani – che sapevano – hanno i loro scheletri nell’armadio, e sono armadi grossi. 

Non dimentichiamoci mai che l’umanità della sinistra comunista è quella che si manifestò a Bologna al passaggio del treno degli esuli, donne, bambini, uomini, che non ebbero nulla, furono lasciati marcire nei vagoni, con tanto di contestazione perché cosi ordinò il PCI, del resto quelli erano fascisti, che avevano abbandonato “il paradiso socialista”, peccato che quello da cui fuggivano era l’inferno, un inferno comunista che conduceva nel fondo in una foiba.