Il giorno e la storia: ieri a via della Scrofa si è chiuso un ciclo

di Pasquale Ferraro
18 Ottobre 2022

La politica è fatta di simboli, gesti, segnali che rimangono impressi, tali da modificare un’ordine che si riteneva eterno, immutabile. Ieri a Via della Scrofa si è fatta la storia, si è chiuso un ciclo e si è inaugurata una nuova pagina nella storia della destra italiana.

Passata è la tempesta, recitano i versi di Leopardi, cosi come sembrano indicare i segnali, le dichiarazioni, gli auspici di tutte le figure principali e non del centrodestra. I timori sembrano lentamente cedere il passo alla speranza che seppur timidamente si fa certezza, la pace si farà, se non quella ”personale”, almeno ”quella politica”: come saggiamente detto da Guido Crosetto ” lo stato prima di tutto”, poi viene il resto, sentimenti compresi.

Silvio Berlusconi ” andrà a Canossa” si vocifera sul web e si sussurra tra cronisti e opinionisti, questa è la volontà degli elettori, che si sono cinti attorno alla Meloni, e persino le rilevazioni la vedono in costante crescita, alle porte del 30%, mentre tutti calano, alleati compresi. L’inizio burrascoso di legislatura sembra aver inciso più sugli azzurri, che non sulla ”Premier in pectore” la quale marcia spedita verso il suo obiettivo: formare il governo.

Alla fine il Cavaliere cede, oppure ragiona, ben consigliato dal fidato e saggio Gianni Letta – eterno tessitore – e amico leale, dai figli e dall’ala destra del partito, quella che fa capo ad Antonio Tajani e che è già seduto agli scranni del governo, almeno nelle intenzioni di Giorgia Meloni. Questa volta sarà però proprio lui il vecchio ”capo” della coalizione, l’ex leader del centrodestra, l’ultimo Presidente del Consiglio indicato dal voto popolare a fare il primo passo. Nessuna cortesia questa volta, nessun omaggio all’antico prestigio: non c’è spazio per gli onori, non ora, non c’è tempo per le lunghe trattative. Allora è lui il vincitore della ” gioiosa macchina“, l’uomo che portò la destra al governo ad andare da colei che ora per volontà di quello stesso popolo che un tempo in Berlusconi si era affidato, detiene lo scettro di leader del centrodestra.

Giorgia Meloni non l’ha chiesta la leadership, non ha atteso l’eredità, non si è iscritta alla lunga serie di delfini ed eredi eclissatisi nel tempo, tutto ciò che ha e avrà – Palazzo Chigi compreso – se l’è conquistato, strappandolo ad alleati e nemici, senza chiedere il permesso, ma prendendosi tutto a piccoli passi prima e a grandi falcate poi.

Vedere Silvio Berlusconi varcare il portone di Via della Scrofa n. 39 ha rappresentato la fine di una stagione, il tramonto definitivo del Berlusconismo e l’inizio di una nuova pagina nella storia della destra italiana. Nel trambusto degli screzi e delle incomprensioni, fra ”pizzini” e ” aggettivi” è quasi passato in secondo piano forse l’elemento più importante di questa giornata. L’unico, forse, che esaurito il pathos del governo e del gossip giornalistico resterà agli annali della storia.

Silvio Berlusconi varcando quella porta ha definitivamente chiuso il cerchio aperto nel 1994 quando sdoganò dalla ghettizzazione la destra italiana portandola al governo, e oggi consegnando a quella destra la guida della coalizione e del governo. Dalla destra liberale a quella conservatrice, un passo decisivo per completare un lungo percorso di maturazione storica e politica compiuto dalla destra italiana in ventotto anni. Berlusconi è salito nell’ufficio che fu di Giorgio Almirante, poi di Piano Rauti e Gianfranco Fini ed oggi di Giorgia Meloni per consegnare un testimone gelosamente custodito anche negli anni del declino dei consensi. Il momento è arrivato, il passo è compiuto, ora Giorgia Meloni sarà l’artefice del proprio destino, del presente quanto del futuro, mentre in mezzo vi è la storia della destra italiana.