Il fallimento sociale del reddito di cittadinanza

di Pasquale Ferraro
7 Agosto 2021

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi è intervenuto anche sulla questione del reddito di cittadinanza, vera piaga del sistema lavoro del paese. Quella che doveva essere una misura temporanea e soprattutto con finalità sociali di contrasto alla povertà, si è rivelata un dramma per imprese e PA. 

L’impostazione stessa della misura ne ha dimostrato il fallimento generale, andando ad incidere negativamente sul dato occupazionale, oltre ad aver avallato un principio eticamente immorale che delegittima la stessa dignità umana. 

Se infatti in senso molto lato l’idea era quella di un sostegno per i disoccupati e gli inattivi in attesa di un’occupazione, nella pratica si è rivelata una misura parassitaria, una paghetta mensile che lo stato paga per tenere soggetti perfettamente idonei ad esercitare la propria attività lavorativa comodamente a riposo, se non peggio ancora ad esercitare attività lavorative in nero. 


Per non dimenticare la concessione fuori controllo del reddito a individui legati alle organizzazioni criminali. infinite sono le motivazioni in grado di annichilire le più sofisticate argomentazioni a favore. 


Poi vi è la principale di tutte le colpe, l’origine stessa di tutti i nostri mali, l’incapacità dello stato di vigilare sull’erogazione del reddito,  di verificare  i soggetti richiedenti, e di assicurarne il reinserimento nel mondo del lavoro. Tutte cose mai accadute in tre anni. I famosi ” navigator” si sono persi nei mari della burocrazia italiana, andando ad incrementare l’enorme massa dei precari della P.A. 


Il reddito di cittadinanza si è rivelato come una misura politica di sostegno al consenso, del M5S, ma nulla di utile al paese, soprattutto nelle modalità con le  quali è stato messo in atto. 

Ora lo stesso Presidente Draghi ha espresso condivisione ” per il concetto alla base del reddito di cittadinanza” e potremmo anche intendere in esso un apprezzamento per un’idea di stato sociale e di sostegno alle fasce più deboli della popolazione, ma detto ciò, il paese ha necessità di una seria politica occupazionale, di una politica industriale, di incentivare la formazione e l’inserimento nel mondo del lavoro, nei fatti non a parole. 

Quante programmazioni sono fallite nel nostro paese? Tante, troppe. Abbiamo perso troppo tempo e non possiamo seguitare a farlo ancora.