Eurobond no MES sicuramente sì

di Alessandro Guidi Batori
10 Aprile 2020

Eurobond no, MES sicuramente sì.

L’adagio del 6 aprile scorso del Presidente Conte era sicuramente diverso: «MES no, eurobond sicuramente sì. Il MES è uno strumento assolutamente inadeguato, gli eurobond invece sono la soluzione, una risposta seria, efficace, adeguata all’emergenza che stiamo vivendo.»

Si è chiuso invece nella nottata di ieri, 9 aprile, un primo accordo, che rinvia al prossimo vertice dei Capi di Stato e di Governo dell’Unione europea, convocato al momento il prossimo 23 aprile dal Presidente Charles Michel. Per quanto riguarda l’accordo, vale un adagio del Ministro delle Finanze francese Le Maire: «Ogni grande accordo deve basarsi su grandi ambiguità.»

L’Italia, è noto, ha da sempre portato avanti la linea degli eurobond, assieme ad altri Paesi mediterranei e la Francia, senza considerarne le estreme conseguenze, in un braccio di ferro con Austria, Germania e Paesi Bassi, che avevano ben più chiaro che cosa (non) volessero vedere sul tavolo.

Su Twitter il comunicato del Ministro Gualtieri in merito: «Messi sul tavolo i bond europei, tolte dal tavolo le condizionalità del MES.», contemporaneamente scrive il Ministro dell’economia olandese, Wopke Hoekstra: «Il MES potrà sostenere le finanze dei Paesi membri senza condizionalità per quanto riguarda le spese mediche, sarà disponibile anche per altri sostegni economici, ma con condizionalità. Sono termini ragionevoli. Siamo e resteremo contrari agli eurobond, pensiamo che questo strumento non aiuterà l’Europa e l’Olanda nel lungo periodo.» Sipario.

Insomma, qualcosa si farà, ma non saranno gli eurobond, che potrebbero venire impacchettati ed edulcorati nel “Recovery Fund” di cui ancora non esistono elementi concreti su carta, solo una approvazione di principio, come confermato poi dal presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno.

A leggere le dichiarazioni del Ministro Le Maire, l’Italia è stata mandata avanti, nella battaglia sugli eurobond ed è stata completamente bruciata. Il problema, in termini interni, pare tuttavia risolto: il MES c’è, ma ad oggi l’Italia non ha deciso di farvi ricorso, così recano le note del MEF, quasi a mettere una pezza: ma quindi queste due settimane di trattative serrate a cosa sono servite? Sentinella, a che punto è la notte? Se questa tragedia potesse avere un titolo, lo avremmo già trovato.

In tutto questo Angela Merkel in patria parla di come gli eurobond siano destinati a non passare e di come il debito dei paesi dell’eurozona non sarà mutualizzato. Tutti gli altri strumenti sul tavolo, dalla garanzia SURE ai prestiti della Banca Europea degli Investimenti non sono altro che prestiti necessitante di garanzie, sicuramente non di liquidità, non di pochi, maledetti e subito. In questo caso sono evidenti i limiti dell’architettura monetaria europea e dei trattati europei che limitano l’azione della Banca Centrale Europea ad un quantitative easing rinforzato (il cd. PEPP).

Nel mentre la Bank of England ha già annunciato la propria disponibilità a finanziare tutta la spesa del Governo di Sua Maestà, che quindi non avrà bisogno di indebitarsi (come succede invece in UE). La Francia, coi propri margini di operatività invece annuncia il potenziamento da 45 a 100 miliardi immediatamente iniettati nel sistema-Paese. Nel mentre, oltroceano, la Federal Reserve ha annunciato la misura monstre di stimolo per 2.300 miliardi di dollari. Si parla di ulteriori forniture di liquidità, erogazione di crediti ultra-agevolati per le PMI, che si uniscono agli acquisti di titoli di stato per 700 miliardi di dollari.

La strategia per ora sembra quella del “doppio debito”. L’utilizzo di fondi e strumenti vecchi e nuovi per raccogliere capitali a debito da una parte e dall’altra l’indebitamento da parte degli Stati per usare una quota di quei capitali presi a debito a loro volta.

È evidente come l’unico attore che dispone della potenza di fuoco necessaria per affrontare la crisi è la Banca Centrale Europea, così come risulta evidente che la sua possibilità di agire sia costretta da evidenti limiti politici (ognun per sé e Dio per tutti) e giuridici (i trattati limitano il margine di manovra della BCE).

Pare superfluo, in questo caso, scomodare Mario Draghi: in questo momento occorre che gli organismi nazionali e sovranazionali utilizzino tutto il loro arsenale per proteggere i cittadini e le imprese da questa crisi, e questo vuol dire anche predisporre misure che abbattano i debiti privati, anziché dilazionarli nel tempo, è un investimento nel futuro e nella sopravvivenza del Paese e del continente.