Esiste ancora l’Occidente?

di Michele Marsonet
7 Settembre 2021

Dopo il disastroso e caotico ritiro dall’Afghanistan, occorre porsi un quesito fondamentale: esiste ancora l’Occidente? Sulla carta ovviamente sì. Anche perché, nonostante l’ondivaga politica estera di Joe Biden, nessuno negli Stati Uniti ha finora detto con chiarezza che la massima potenza occidentale intende ritirarsi entro i propri confini, adottando un isolazionismo già più volte comparso nella storia USA.

Eppure vi sono segnali allarmanti. Alcuni ambienti di Washington hanno in pratica invitato Taiwan – nel frattempo diventato il principale obiettivo dell’espansionismo neo-maoista di Xi Jinping – a imitare Israele, provvedendo in prima persona alla sua auto-difesa.

Come se Israele fosse davvero in grado di difendersi da solo. Come se lo Stato ebraico non abbia, invece, sempre avuto bisogno dell’ombrello americano per garantire la propria sopravvivenza, con gli Usa più volte accorsi in suo soccorso nei momenti di grave difficoltà.

Un discorso a parte, poi, merita l’Europa che, attraverso la UE, si è data strumenti di governo estremamente farraginosi, frenata dai permanenti dissensi tra i suoi tanti (troppi!) Stati membri. L’Unione Europea è incapace di parlare con una voce unica nei consessi internazionali. E la Commissione Europea non è un vero governo, limitata com’è da veti e contro-veti che giungono da questa o quella capitale.

La sua estrema debolezza militare è sotto gli occhi di tutti e autocrazie e dittature non la prendono sul serio, tranne quando si tratta di questioni economiche e commerciali. Perché in quel caso – ma solo in quello – i Paesi anti-democratici fanno ponti d’oro a Bruxelles.

Qualcuno si è accorto, per caso, che la Cina continua imperterrita il suo massiccio shopping sul suolo europeo impadronendosi, senza neppure troppe difficoltà, di porti e asset strategici di grande importanza? E si tratta di uno shopping assai simile a quelli che Pechino mette in atto da anni in Africa e America Latina.

Non parliamo poi del mitico “esercito europeo” che i visionari nostrani vagheggiano ormai da tempo. Quale struttura dovrebbe avere un simile esercito e, soprattutto, a chi spetterebbe comandarlo? Anche qui veti e contro-veti sono all’ordine del giorno.

Solo due Paesi europei hanno conservato un apparato militare rispettabile. Uno è il Regno Unito che, però, della UE non fa più parte. L’altro è la Francia. E non a caso Macron sta alacremente lavorando per convincere gli altri partner che un esercito europeo avrebbe senso solo se fosse a guida francese.

Tuttavia britannici e francesi sembrano non comprendere che il loro pur rispettabile apparato bellico non è affatto in grado di competere con giganti militari quali la Federazione Russa e la Repubblica Popolare Cinese. E, in ogni caso, l’ostilità a tratti feroce che divide gli Stati europei – ivi inclusi quelli più piccoli, che spesso fanno la voce grossa – rende problematico oltre misura lo stesso concetto di “esercito europeo”.

Per quanto ci si ingegni a trovare una soluzione, è evidente che non si può prescindere dal “convitato di pietra” americano. Poiché un fatto è certo. L’Occidente è nato e cresciuto dopo la fine della seconda guerra mondiale solo grazie all’impegno e all’assunzione di responsabilità da parte degli Stati Uniti. I quali sono anche riusciti, attraverso il loro soft power, a diffondere nel mondo l’idea della liberal-democrazia, esaltandone i vantaggi sul piano della libertà economica, dello Stato di diritto e dei diritti umani.

Se l’America dovesse farsi cogliere da una “sindrome afghana”, ancora più pericolosa di quella vietnamita degli anni ’70 del secolo scorso, dell’Occidente resterebbe ben poco. E soprattutto ne resterebbe ben poco agli europei, prescindendo dai loro fiorenti commerci.

Proprio per questo, pur avendo a che fare con un presidente debole e incerto come Biden, alla UE non conviene affatto allargare ulteriormente il solco con gli Stati Uniti. Se lo facesse l’Unione resterebbe (forse) un gigante economico, ma la sua pochezza politica e militare la esporrebbe alle scorrerie di ogni autocrate in vena di sfidarla.