Enrica Perucchietti: “Per alcuni l’emergenza sanitaria è un’opportunità”

di Federica Masi
14 Giugno 2021

Il coronavirus è il nemico invisibile che ha smantellato le nostre certezze e sta trasformando la società. Puntuale, a questo proposito, è la pubblicazione del  libro di Enrica Perucchietti e Luca D’Auria Coronavirus. Il nemico invisibile. Abbiamo contattato l’autrice, nota ai lettori di Nazione Futura, per parlarci del suo ultimo lavoro editoriale.

  • Il coronavirus è il nemico invisibile che ha prodotto i maggiori effetti tangibili nella storia. È d’accordo?

Sì, perché l’opinione pubblica percepisce il Covid-19 come una minaccia estrema e globale che ha modificato, persino riprogrammato la vita di miliardi di persone. Dalla spagnola a oggi nessun nemico “invisibile” era riuscito a fare altrettanto, ossia a creare un clima di panico, a bloccare in autoisolamento interi Paesi, a limitare le libertà individuali – persino quella di espressione – e a distruggere la visione dell’uomo come animale politico e sociale che avevamo ereditato da Aristotele, trasformandoci in animali digitali, sempre più schiavi dei supporti tecnologici.

  •  In quale senso la pandemia è diventata “un’opportunità”?

Le élite tecnocratiche stanno sfruttando l’emergenza sanitaria come una “opportunità” per resettare il vecchio mondo e costruirne uno nuovo, ancora più globale, digitalizzato, automatizzato, controllato. Possiamo citare, tra tutti i tecnocrati che sognano l’istituzione di un “nuovo ordine” post-umano, il fondatore del World Economic Forum, Klaus Schwab: costui auspica un Grande Reset (The Great Reset) e una quarta rivoluzione industriale che abbracci le ricerche nel campo del transumanesimo. In linea con il cosiddetto “capitalismo dei disastri” che si ispira alle teorie economiche di Milton Friedman e che sfrutta momenti di crisi e shock globali come “opportunità” per imporre le proprie “ricette economiche”, per il gruppo di Davos l’emergenza sanitaria è vista come un’occasione per spingere l’acceleratore della globalizzazione e avviare un processo di modernizzazione in apparenza “green” capace di ridurre il proprio impatto ecologico attraverso una digitalizzazione sia della catena produttiva sia di quella per la distribuzione di beni e servizi. Tale processo, in realtà, al di là dei proclami buonisti e solo in apparenza utopistici, prevede la perdita di milioni di posti di lavoro attraverso l’automazione, l’implementazione di Intelligenza Artificiale e l’amazonizzazione della società che ho già ampiamente documentato in Cyberuomo.

  • Tutta la popolazione avverte la minaccia di un pericolo. La paura indotta ci trasforma in psicopoliziotti?

La pandemia da Covid-19 ha svelato come i germi di un cambiamento di paradigma – una mutazione sociale, economica, politica e antropologica – fossero in potenza nella nostra società, pronti ad affiorare alla prima emergenza globale (in questo caso sanitaria). In poche settimane ci siamo trovati catapultati in una vera e propria distopia, un dispotismo tecno-sanitario, tra monitoraggio dei cittadini, dispiegamento di droni, multe selvagge, proposte di braccialetti e collari hi-tech per il distanziamento sociale, psicopolizia, neolingua con l’invenzione di termini ad hoc per marchiare i dissidenti (no mask, negazionista, ecc.), censura sul web, patologizzazione del dissenso e trattamenti sanitari obbligatori, delazione, proposta di vaccinazione obbligatoria, green pass, ecc. La paura per l’emergenza sanitaria ha portato anche alla costituzione di una specie di psicopolizia in cui i cittadini hanno vestito con solerzia i panni dei delatori, pronti a segnalare chiunque, secondo i parametri del catechismo scientocratico, non rispettasse le norme. Si è così creata una sorta di caccia all’untore di manzoniana memoria (ricordate La colonna infame?) con la segnalazione virale dei comportamenti ambigui e la creazione su Facebook di gruppi ove denunciare gli eventuali trasgressori dei divieti. Insomma, la paura ha trasformato in novelli psicopoliziotti i cittadini, fomentati dalla politica che ha invocato misure sempre più stringenti, persino liberticide.

  • Misure liberticide, censura, sorveglianza tecnologica, controllo: secondo un suo personale parere, la democrazia è in bilico?

Sì, lo è. La ricerca della sicurezza ha portato sempre più persone ad accettare di affidarsi a misure autoritarie e repressive pur di tornare a sentirsi appunto sicuri. I poteri dominanti sembrano aver deciso di sfruttare come un pretesto la pandemia per stringere le maglie del controllo sociale grazie all’introduzione di dispositivi governativi basati sul biopotere e sulla “biosicurezza”. La paura (inoculata quotidianamente dai media mainstream, dai loro bollettini dei morti e dalla loro “criminologia sanitaria”) e la minaccia della salute, infatti, hanno indotto nell’opinione pubblica l’idea che si debba per forza scegliere tra salute e libertà per poter tornare a sentirsi “sicuri”. In questo modo, si è convinta la popolazione della necessità di cedere libertà, privacy, diritti fondamentali e acconsentire mansuetamente, mostrando una cieca e passiva obbedienza nei confronti dell’autorità.

  • Dinanzi a questo scenario, noi siamo soggetti passivi o semplici spettatori che assorbono informazioni. Come si attiva questo meccanismo?

Ci siamo disabituati a esercitare il senso critico, ad approfondire le notizie, persino a leggere interamente un articolo. Siamo divenuti progressivamente distratti e passivi dinanzi all’informazione di massa. Tendiamo a berci qualunque notizia TV, radio o giornali ci dicano senza metterla in discussione. Inoltre, nell’ultimo anno e mezzo siamo stati sottoposti a un processo di terrorismo mediatico che ci ha disorientati, impauriti e fatto perdere i punti di riferimento. In stato di paura, infatti, l’opinione pubblica si sente disorientata, smarrita, come il prigioniero vittima di tortura. La popolazione sotto la minaccia di pericolo o dopo un forte trauma, necessita di una guida in quanto ha “perso la bussola”, si sente paralizzata dal terrore al punto da accettare qualunque proposta o intervento provenga dall’alto e si affida acriticamente, in base al principio di autorità agli “esperti” e ai media di massa, pensando ingenuamente che questi abbiano sempre ragione e non mentano mai.

  •  Nel suo ultimo libro si parla ampiamente del Grande Reset. Cosa prevede l’Agenda?

Il Grande Reset non prevede solo, come molti economisti pensano, un reset dell’economia mondiale, perché il crollo dell’economia industriale si pone come trampolino di lancio – un’opportunità appunto – per ben altri obiettivi che coinvolgeranno l’intera società. L’Agenda del Grande Reset è composta da diversi punti cruciali che possiamo riassumere in: globalizzazione, decarbonizzazione, digitalizzazione, Intelligenza Artificiale e automazione (e conseguente “sostituzione del lavoro umano”), moneta digitale, Internet delle Cose, identità digitale e biometrica per tutti, robotica avanzata, sharing economy, capitalismo della sorveglianza e in definitiva, il transumanesimo. Si tratta di un progetto di riconfigurazione antropologica, economica, ambientale ed esistenziale a medio termine di importanza epocale, come lo ha definito Roberto Pecchioli, nel senso che il suo successo cambierà l’umanità e il suo stare nel mondo come mai è accaduto nella storia. Sarà un cambiamento straordinario che vuole portare alla costituzione di un “nuovo ordine” verso cui Schwab e i suoi colleghi di Davos nutrono entusiasmo e aspettative sconfinate. Lo possiamo intendere come una gigantesca azione coordinata su più piani – politico, economico, sanitario, tecnologico, ambientale – destinata a rafforzare l’impero del neocapitalismo e avviare un’era nuova per l’umanità. In sostanza, ci stiamo incamminando una rifeudalizzazione della società.

  • Parliamo di transumanesimo: qual è la filosofia di fondo?

Il transumanesimo, nelle sue molteplici correnti, è un movimento culturale che aspira a rivoluzionare, potenziare e far evolvere consapevolmente l’essere umano, attraverso la scienza e la tecnologia (genetica, medicina rigenerativa, biohacking, smart drugs, nanotecnologia, robotica, crionica, mind uploading, ecc.). Chi vi aderisce condivide una visione meccanicistica dell’esistenza umana per cui l’uomo si ritiene obbligato a continuare la propria evoluzione come se fosse una macchina o un dispositivo da aggiornare. La filosofia di fondo del transumanesimo è la liberazione dell’uomo dalla biologia e dalle catene della Natura. Il fine del transumanesimo è elevare, migliorare, potenziare la natura umana. Il movimento transumanista non ha una dottrina codificata né un pensiero univoco; per alcune correnti gli esseri umani potrebbero trasformarsi in modo così radicale, ibridandosi con le macchine, da divenire “post-umani”.

  •  Un’ultima analisi: come vede il futuro post pandemia?

Per chi tira le fila del mondo da dietro le quinte, l’obiettivo del prossimo futuro è traghettare la popolazione globale verso una “rinascita”, attraverso l’istituzione di un “nuovo ordine” tecnologico, automatizzato, “green”, in cui nessuno avrà privacy né possederà nulla ma sarà “felice”. Per molti, dotati di un’altra sensibilità, si tratta invece di uno scenario distopico, che prevede la creazione di una “algocrazia” in cui ogni aspetto della nostra vita rischierà di essere predisposto, controllato, automatizzato e sorvegliato da un occhio ben più crudele e spietato di quello del Grande Fratello orwelliano. Il futuro dipenderà molto dalle nostre scelte attuali. Dovremmo chiederci oggi, prima che sia tardi, cosa succederà quando rientrerà l’emergenza e se sarà possibile tornare alla vita di prima. Gli interrogativi sul presente e sul prossimo futuro sono tanti e tante devono essere anche le riflessioni per ripartire dopo la crisi avendo maturato delle considerazioni su quanto è avvenuto. Invece, si sta tentando di inibire il confronto, censurando le voci critiche e silenziando l’informazione indipendente.