Doppia fiducia per la Meloni, ora al via con le riforme per risanare le istituzioni

di Pasquale Ferraro
26 Ottobre 2022

Il governo Meloni ha incassato la fiducia anche a Palazzo Madama, il primo banco di prova è stato superato con grande compattezza dalla coalizione di centrodestra. Il Premier è intervenuta in maniera netta sui temi con un discorso alla Camera in cui ha tracciato i lineamenti programmatici che caratterizzeranno l’operato del suo governo nel corso della legislatura, mostrando la lucidità di una leadership forte e solida, costruita negli anni e all’interno di un Pantheon conservatore tradizionale – il riferimento a Roger Scruton ne è stato l’esempio – in cui la destra meloniana ha da tempo aderito e confluito, completando la maturazione politica iniziata nel 1995 con la svolta di Fiuggi.

La discussione in Senato ha messo chiaramente in luce una panoramica politica in cui si sono evidenziati due posizionamenti opposti fra le due opposizioni; quella centrista del duo Renzi-Calenda è stata ampiamente aperturista sulle riforme e sui singoli provvedimenti, mentre dall’altra parte il partito democratico in pieno caos, oramai fagocitato dal secondo abbraccio mortale coi cinquestelle si è professato contrario ad ogni dialogo con l’esecutivo.

La stessa chiusura del Pd al presidenzialismo appare ridicola oltre che in pieno contrasto con la decadenza delle nostre istituzioni e lo squilibrio dei poteri che si è manifestato negli ultimi trent’anni: ridicolo perché fu la Bicamerale dell’allora Presidente del Consiglio Massimo D’Alema a votare il Presidenzialismo. In contrasto con la realtà perché non vi è alcun amore per la democrazia e nessuno spirito ” democratico“ nel ripetere che ” la nostra è la costituzione più bella del mondo” quando chiunque abbia varcato la soglia della porta di una lezione di Diritto Costituzionale sa bene che le “Costituzioni” – tutte – sono un prodotto storico e come tale risentono del clima politico e storico in cui vengono conpecite, discusse e approvate. Per capire i limiti della nostra Carta basterebbe leggere attentamente i lavori preparatori della Seconda sottocommissione in cui il dibattito fu acceso e forse poi eccessivamente indirizzato dai reciproci timori dei partiti di massa – tre ai tempi della Costituente – per il futuro esito elettorale ( quello del ’48).

Se durante gli anni di quella che giornalisticamente definiamo la prima repubblica la riforma costituzionale era un’ opportunità per uscire da quell’immobilismo storico reso necessario e obbligatorio dal posizionamento netto durante gli anni della guerra fredda, elementi palpabili nelle fasi serrate della discussione. Storica al contrario rimarrà la posizione di Piero Calamandrei a favore del Presidenzialismo annunciando o meglio profetizzando le storture assunte dal nostro sistema, oggi visibili a tutti coloro che non si mettono volutamente i paraocchi.

Giorgia Meloni ha detto esplicitamente che l’indirizzo del governo è quello di andare nella direzione del semipresidenzialismo francese, scelta saggia, ed in linea con l’esperienza costituzionale di un sistema diverso, ma pur sempre appartenente alla nostra stessa cultura giuridica.

Con quella scelta De Gaulle salvò la Francia, oggi forse con questa scelta, se andrà in porto, ma sopratutto se si avrà la risolutezza di andare fino in fondo Giorgia Meloni e il suo Ministro alle Riforme Maria Elisabetta Alberti Casellati non solo salveranno l’Italia, ma consegneranno alla storia un paese più forte e delle istituzioni rigenerate e strappate all’evidente decadimento nel quale sono proiettate da tempo.

Il primo potere che sarà slavato dal Presidenzialismo sarà il potere legislativo, quindi il parlamento da troppo tempo mero esecutore delle volontà dell’esecutivo e convertitore de facto dei decreti legge. I dati sulla decretazione d’urgenza, sulle Leggi delega parlano chiaro. Chi nega i dati non ha a cuore le istituzioni repubblicane, ma è solo ricolmo di una visone ideologizzata non conforme all’evidenza giuridica e politica. Del resto lo diceva già il buon Polibio nel II secolo a.C. , ma si sa che che i classici non vanno di moda.

Quindi in attesa che venga intavolato il crono programma sulle riforme – il tempo scorre – noi che abbiamo a cuore la riforma e il semipresidenzialismo come dimostra la nostra attenzione e gli approfondimenti realizzati negli anni sulla rivista e l’attività di ricerca che sul tema compie il nostro Centro Studi, siamo già a lavoro per raccogliere idee e proposte e mettere ordine su un lavoro che è il frutto di anni di ricerca. Nella convinzione – ne siamo sicuri – che il governo e il Ministro Casellati sapranno coinvolgere e aprire il dibattito su una riforma che riguarda tutti. Fondamentale sarà coinvolgere e saper comunicare l’importanza di una riforma che come sappiamo non si limiterà all’elezione diretta del Presidente della Repubblica, ma alla totale riscrittura della “Parte Seconda “ della nostra Costituzione.