Ddl Zan: ritorno al reato d’opinione

di Sofia Prezzia
20 Luglio 2020

È di pochi giorni fa la notizia di una mamma, che nel Regno Unito, è stata denunciata di transfobia per essersi rifiutata di usare i pronomi transgender. Ed è sempre di pochi giorni fa la notizia che l’Università di Verona e il MIUR abbiano versato 70.000 euro di soldi pubblici nei cosiddetti “Fondi Prin” (fondi destinati a progetti che presentano la caratteristica di essere “rilevanti” per il territorio nazionale) con il fine di finanziare il libro “Migranti LGBT: Pratiche, politiche e contesti di accoglienza”, che si scaglia apertamente contro una parte politica del Paese che per pura coincidenza, oggi, è all’opposizione; il finanziamento di questo libro è uno dei tanti esempi che ci dimostrano come una porzione importante di docenti universitari e della politica abbiano l’interesse di diffondere i dettami delle associazioni Lgbt. 

Da che vi è memoria sono state fatte innumerevoli lotte per la laicità dello Stato e adesso ci si inchina con naturalezza e disinvoltura, in stile proskỳnesis greca, alla “Chiesa del Gender e del politically correct”. 

Come è ben risaputo, in democrazia tutte le libertà come quella di pensiero, di parola, di stampa e di associazione sono tutelate e garantite a chiunque ma se ci si sofferma a riflettere sulla proposta di legge che intende modificare gli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere, ovvero il ddl Zan, nasce spontaneo chiedersi se, all’indomani dell’approvazione della suddetta legge, saremo ancora liberi di affermare che la famiglia tradizionale, composta da un uomo e da una donna, è la base della società. 

Ci si chiederà se potremo ancora affermare di voler essere madri e padri e non genitore 1 e 2; se potremo ancora dire ai bambini che sono maschi e alle bambine che sono femmine e se una mamma e un papà potranno rifiutarsi di indottrinare i loro figli, già alla tenera età della scuola materna, con l’ideologia gender e della fluidità di genere. E si potrà affermare che si è contrari all’insegnamento della masturbazione a bambini di 5 anni e ad avere maestre drag queen? La risposta è no. 

Non si avrà più questa libertà perché, di fatto, la legge sulla transomofobia istituisce il “reato d’opinione” come avveniva nelle dittature dello scorso secolo che gli antifascisti nostrani tanto temono. Pertanto, all’indomani dell’approvazione del ddl Zan verranno meno tutte quelle libertà di cui la società moderna si fa baluardo e di cui tutti noi occidentali andiamo fieri. I valori della società in cui viviamo non sono più la nostra storia e le nostre tradizioni. 

Quest’ultime vengono sfregiate con il solo intento di demonizzarle e cancellarle. Il messaggio che viene instillato, con l’aiuto fondamentale dei mass media e dei piani alti, è il rifiuto e il disprezzo delle proprie radici. Lo schema posto in atto è molto semplice e si articola in due battute. La prima è la decostruzione dell’identità del singolo e del suo genere che viene sopperita con la teoria gender, la quale intende gli individui come esseri fluidi in una costante transizione sia fisica che sessuale. 

La seconda mossa ha il fine di minare l’appartenenza delle persone alla famiglia e ai suoi valori; tutto questo si sostanzia con lo smantellamento della struttura famigliare che viene ricostruita secondo logiche progressiste, innovatrici e rivoluzionarie, ogni giorno sempre più egemoniche. E in questo caso, non do un’accezione positiva a questi aggettivi. 

Occorre avere il coraggio di affermare che la responsabilità per un mondo impernato su questo relativismo grava sugli elettori che si definiscono cristiani ma che votano partiti che hanno come obiettivo sovvertire l’ordine naturale della vita.

Allo stesso tempo, una parte del clero cattolico, incline alla visione progressista, tace e fa tacere chi tenta di raccontare la realtà. Aggiungo, inoltre, che la mancanza di compattezza dei partiti di opposizione su queste tematiche – una dimostrazione è l’astensione di Forza Italia, dello scorso 14 luglio, in Commissione Giustizia sul ddl Zan – sarà uno dei motivi che non permetteranno all’Italia di avere un governo forte e coerente con il mandato degli elettori.