Conte e la fiera delle ipocrisie

di Pasquale Ferraro
19 Gennaio 2021

Siamo arrivati al primo atto della crisi di governo, quello meno sofferto, in quanto alla Camera l’esecutivo ha i numeri con o senza Italia Viva, ma oggi si passa al Senato e li la maggioranza allo stato attuale non esiste.

Ma il dibattito alla Camera di ieri, soprattutto nelle dichiarazioni del Premier ci ha regalato una giornata surreale, degna della migliore commedia italiana.

Lanciandosi in un discorso totalmente aleatorio, soprattutto nelle battute iniziali i il Conte ormai “dimezzato” e molto preoccupato, ha presentato questo anno e mezzo di governo come una sorta di Saturnia Tellus, a cui guardare con ammirazione da ogni dove dell’orbe terraqueo.

Non si è limitato ad elencare tutto il possibile come fosse un Bignami della politica, ma si è anche cimentato in metamorfosi politiche degne di un provetto padre della patria; ha detto in serie che il suo governo è liberale, ma socialista, che ha una “vocazione europeista” , appellandosi ai responsabili perché non cadano preda delle terribili sirene sovraniste, e cancellando così con un colpo di spugna, degno della più cinica politica opportunista, quell’intervento pronunciato alle Nazioni Unite – non alla sagra del pesce – in cui ebbe a dire che “ Sovranità e Popolo” sono limpidamente espressi dalla nostra Costituzione.

Ma il Premier sempre più disperato non si è limitato, concedendoci un’ennesima piroette  dicendosi in sintonia con l’agenda di Joe Biden, anche qui rinnegando quelle parole di sostegno alle politiche di Trump, pronunciate anche in questo caso non nel salotto di casa sua ma,  alla Casa Bianca in conferenza stampa.

Sempre nel tentativo di arrampicarsi sugli specchi, l’ex “avvocato del popolo” si è poi sbizzarrito in un ritratto della politica estera italiana, sul ruolo geopolitico del paese, descrivendo un mondo immaginario,  distante dalla triste realtà che tutti  ben conosciamo e abbiamo più volte avuto modo di analizzare.

Ma quello che tutti ricorderemo come una delle pagine più tristi del parlamento è stata la televendita dei ministeri vacanti, della serie fatevi avanti che una poltrona si trova per tutti.

Non sappiamo quanti saranno i folgorati sulla via di Damasco in Senato, dove si giocherà la vera e propria partita, quello di ieri non è stato altro che un prologo, un fase di riscaldamento, che però ha già fatto vacillare qualche mela marcia del centro destra, sensibile alle sollecitazioni governative, come l’ex governatore del Lazio Renata Polverini che ha espresso voto favorevole. Una defezione che non cambia nulla, ma lascia seri dubbi sull’integrità morale e politica, ma soprattutto sulla coerenza di alcune persone candidate nelle liste di Forza Italia.

Il fascino del Conte “dimezzato”, avrà colpito e chissà forse affascinerà qualche senatrice, lo scopriremo domani.

Di sicuro il Premier ci ha fatto rivivere scene che erano rimaste legate all’ultima avventura prodiana al governo, quando per tenere a campare la maggioranza i senatori a vita, vennero condotti in aula quasi in barella.

Strano epilogo per coloro – soprattutto i grillini – i quali si erano presentati agli elettori promettendo la distruzione della casta, e si ritrovano oggi avvinghiati alla giacca di Mastella e di qualche vegliardo senatore a vita.

Quanto a Conte e al suo disperato grido di “ aiuto” non rimane che augurare al paese e a tutti noi, di archiviare al più presto la pagina più grottesca della storia politica italiana, in cui un gruppo di sedicenti commedianti nulla facenti, al seguito di un guitto, hanno portato un grigio sconosciuto al ruolo di Presidente del Consiglio della nostra povera e vituperata repubblica.

Quello che accadrà oggi ci dirà molto del nostro futuro, ma soprattutto della nostra prossima stagione, se ci sarà una rinascita italiana, con un governo eletto, oppure se proseguirà questa melassa ipocrita e supponente, in cui il tirare a campare si fa ragione e condizione di ogni scelta politica.