Brutte notizie (finalmente) per gli oligarchi del web

di Daniele Dell'Orco
25 Giugno 2021

Tre fatti, all’apparenza di poco conto, ma nella sostanza quasi rivoluzionari. Di fronte allo zenith della capacità dei nuovi strumenti di pressione, i social network, di influenzare l’agenda pubblica e le decisioni politiche di questo Paese, abbiamo, in modo del tutto inaspettato, assistito all’impensabile.

Fatto n.1: il diplomatico Mario Vattani, fresco di nomina ad Ambasciatore a Singapore, è stato oggetto di una shitstorm su Twitter, poi diventata campagna mediatica, poi ancora shitstorm su Facebook, per via della sua partecipazione ad un concerto di musa rock identitaria di 10 anni fa. Tanto è bastato ad Anpi, Sinistra Italiana, intellettuali progressisti vari, giornalisti e commentatori radiofonici, per coalizzarsi tutti chiedendo al Ministero degli Esteri (quando non direttamente al Presidente della Repubblica) la revoca dell’incarico. Addirittura, forse per la prima volta in assoluto, i “big four” tra gli influencer di sinistra, Andrea Scanzi, Saverio Tommasi, Lorenzo Tosa, Fabrizio Delprete, hanno sposato tutti la stessa causa diffondendo sui propri profili (sommati tra loro raggiungono oltre 40 milioni di utenti) notizie tendenziose sulla storia personale e professionale di Vattani incoraggiando i loro followers a firmare una petizione online per convincere le istituzioni italiane a fare un passo indietro. Sull’onda di questa tempesta di tweet e commenti vari, alcuni parlamentari di Pd e Sinistra Italiana hanno presentato una interrogazione in Parlamento.

Ebbene, contro ogni pronostico, il Governo ha respinto definitivamente la richiesta proprio per bocca di un sottosegretario di sinistra, Marina Sereni, Vice Ministro degli Affari Esteri (Pd). “In questi anni – ha dichiarato la Sereni – Vattani ha prestato un servizio valutato di eccellente qualità e oggetto di apprezzamento da parte dei suoi superiori e degli interlocutori istituzionali, come ampiamente documentato. Il suo comportamento non ha dato adito ad ulteriori rilievi.” In pratica, contro la dannazione, la gogna social, le falsità, le omissioni, la spinta di milioni di internauti imbizzarriti, ha vinto il merito.

In Italia è una notizia.

Fatto n.2: come per la verità era già accaduto in occasione del Concertone del Primo Maggio, il nuovo capopopolo di Instagram, Fedez, prende altri ceffoni dal mondo reale dopo la sua imbarazzante uscita “chi ha Concordato il Concordato?”. Con una nota il Segretario di Stato Vaticano, Pietro Parolin, gli ha inferto una lezione di diplomazia: “La nostra preoccupazione riguarda i problemi interpretativi [del Ddl Zan, NdR] che potrebbero derivare nel caso fosse adottato un testo con contenuti vaghi e incerti, che finirebbe per spostare al momento giudiziario la definizione di ciò che è reato e ciò che non lo è. Concordo pienamente con il presidente Draghi sulla laicità dello Stato e sulla sovranità del Parlamento italiano. Per questo si è scelto lo strumento della Nota Verbale, che è il mezzo proprio del dialogo nelle relazioni internazionali”.

Fedez ha così scoperto, ma purtroppo non l’hanno scoperto i suoi replicanti su IG, che il Vaticano non fa “ingerenze” nella politica italiana in quanto istituzione religiosa, bensì in quanto, appunto, Stato sovrano. Che firma trattati con altri Stati sovrani e che, purtroppo per gli antidemocratici della democrazia, ha facoltà di chiederne il rispetto, con buona pace del buonismo, del pietismo, della presunta superiorità morale e della profondità di pensiero dei movimenti arcobaleno a cui la “sovranità” è sempre sembrata una parola del demonio e che invece ora, in totale cortocircuito mentale, rivendicano con orgoglio la “sovranità” della Repubblica Italiana.

Fatto n.3: La Nazionale italiana di calcio, impegnata nei campionati europei, è finita nel mirino degli antirazzisti dopo che, nei minuti precedenti al calcio d’inizio della partita contro il Galles di domenica pomeriggio, qualche azzurro (Toloi, Pessina, Emerson, Bernardeschi e Belotti) si è inginocchiato per “tributare” il movimento Black Lives Matter (ma soprattutto per rispondere ai gallesi) e la maggior parte no, con tutta la polemica politica che ne è scaturita e con tutti gli inviti, per nulla pacati, da parte di Pd, fronte progressista, intellettuale etc. ad inginocchiarsi, tutti, zitti e mosca, in occasione degli ottavi di finale contro l’Austria.

Noncurante dell’opinione della vulgata, però, il n.1 della Federcalcio Gabriele Gravina ha fatto sapere che la Nazionale non ha obbligo né facoltà di impartire una linea univoca su fatti del genere a ogni singolo giocatore, che in quanto uomo libero ha il sacrosanto diritto di far valere la propria sensibilità senza rischiare di essere accusato di razzismo (e in tal caso a gioire sarebbero gli avvocati di mezza Italia). Gli stessi azzurri, allora, hanno preso in mano la situazione e hanno deciso di comune accordo di confrontarsi e prendere una posizione univoca, nel rispetto di tutti e comunque basata sul presupposto che nessun componente della Nazionale italiana di calcio possa essere considerato un suprematista bianco.

Anche in questo caso contro ogni pronostico, i giocatori hanno deciso di non inginocchiarsi (come peraltro fanno la maggior parte delle nazionali impegnate nella rassegna), fregandosene delle ripercussioni social e dei violenti da tastiera che andranno a tempestare pagine e profili di insulti, ma pure degli intellettuali che già da giorni parlano di “occasione mancata”. Occasione di far cosa non si capisce, visto che l’Uefa e la Fifa da decenni sono impegnate in campagne contro il razzismo che vedono praticamente tutti i calciatori mondiali come testimonial.

Insomma, il re si è riscoperto nudo. L’ebbrezza data dal consenso virtuale si è trasformata in un brusco risveglio. La realtà ha battuto la finzione. Gli oligarchi del web, seppur molto potenti, dopo i ripetuti stress test che avrebbero davvero potuto inaugurare una nuova fase della storia, hanno scoperto di non aver ancora rivoluzionato nulla. Sono solo uomini comuni, dalle doti nemmeno così marcate, dalla levatura morale tutt’altro che elevata, dalle capacità intellettuali incredibilmente limitate, che beneficiano di un meccanismo artificiale per costituire da una stanzina 4×4 e dallo schermo di un pc un esercito di automi, sul quale fanno leva per provare ad imporre il proprio potere persuasivo sul resto del mondo: sull’informazione, sui processi elettorali, sul Parlamento e sulle istituzioni della Repubblica.

Mi dispiace, not today.