Appuntamento con la morte a Kabul

di Pasquale Ferraro
27 Agosto 2021

foto: AdnKronos

“ Ho un appuntamento con la morte /  in qualche barricata contesa,” recitano i versi di Alan Seeger ed è cosi che ci appare Kabul  dopo l’attentato suicida che ha colpito l’aeroporto dove da giorni migliaia di persone vivono assiepate, nell’attesa, nella speranza di poter salire su un volo diretto in occidente, in una terra in cui possano vivere liberamente. Oggi per molti di loro la speranza si è spenta nel rigurgito di un’esplosione che ne ha inghiottito l’esistenza,  consumando una tragedia che resterà per sempre nella memoria di tutti noi.

Non è stato un attentato imprevisto, lo si sapeva, lo si aspettava, già da qualche giorno circolava la voce, il bisbiglio tipico delle città ombra, dove solo l’oscurità si fa messaggera. Ed infatti cosi è stato, nulla di più di un bisbiglio fino al tragico epilogo, al roboante frastuono dell’esplosione,  alle urla di dolore, alle lacrime di chi inerme si ritrova superstite in un olocausto di morte. 

Il bilancio delle vittime è alto, due esplosioni con oltre 90 civili uccisi e 150 feriti, mentre fra i marines degli Stati Uniti si contano 12 vittime e 15 feriti, per la più sanguinosa giornata di guerra in Afghanistan da oltre dieci anni ( anche se la guerra è finita).

A rivendicare l’attentato la cellula pakistano-afghana dell’ISIS ( L’ISIS-K), i membri di questa organizzazione , non alleata dei Talebani,  appartengono alle tribù Pashtun e Wazirs e popolano l’area di confine a nord-est il Khorosan,  da tempo nel mirino delle forze armate statunitensi.

L’occasione di colpire contemporaneamente gli “infedeli” occidentali e gli odiati – perché non abbastanza fedeli – talebani è stata fornita dalla ressa, dall’incontrollabile calca umana che asserragliata attorno all’aeroporto, impedisce qualsiasi possibilità di prevenzione, rendendo cosi agevole agli attentatori suicidi infiltrarsi tra la folla. Lo stesso gruppo terroristico ha rivendicato questa apparente facilità nel comunicato con il quale si assumeva la responsabilità delle esplosioni. 

La giornata drammatica si è aperta con i colpi esplosi da parte dei talebani contro un C-130 della nostra Aeronautica Militare ricolmo di civili, e solo le eccellenti capacità del Comandante hanno evitato la tragedia.  

Purtroppo piaccia o no ammetterlo siamo solo all’inizio della carneficina e gli stessi attacchi contro l’aeroporto non cesseranno, soprattutto se come pare, nonostante i precedenti dinieghi di Joe Biden – le operazioni di evacuazione procederanno oltre la data del 30 di agosto. 

Per Joe Biden si tratta dell’ennesimo disastro nella peggiore settimana politica della sua lunga  carriera, perché al dramma del ritiro disonorevole e drammatico si è aggiunta la morte di 12 americani,  con le conseguenze politiche che questo produrrà sul terreno interno al dibattito politico americano e successivamente sulle scelte sul futuro del popolo afghano.   Eppure ormai è chiaro a tutti che ci troviamo dinanzi ad punto di non ritorno e più si procede, più la consapevolezza di trovarsi davanti al più grande scossone geopolitico degli ultimi trent’anni si è materializza. Nonostante ciò rimane il dolore per un giorno di sangue, evitabile a monte,  se alle decisioni di pancia si fossero preferite quelle di testa. 

Joe Biden di par sua ne risponderà alla storia e al popolo americano, e non potrà dire “ la colpa è di Trump” oppure “ il Presidente Ghani è fuggito”, perché in politica estera l’autonomia decisionale del Presidente è massima, può fare e disfare a piacimento, e non è tenuto ad attuare i piani dei predecessori. 

La politica è fatta di scelte e la grandezza dei leader sta nell’assumersi le responsabilità dei fallimenti, di ammettere gli errori e le colpe, fino ad ora, e nonostante la gravità delle responsabilità si intensifichi di ora in ora, Biden non l’ha fatto, preferendo una grottesca quanto paradossale arrampicata sugli specchi. 

Ciò che rimane è il sangue innocente di chi aspettava la libertà, viveva da giorni nella speranza di poter salire su un volo o dolorosamente quello di assicurare ai propri figli questa possibilità, preferendo il dolore del distacco, per garantire loro un futuro diverso, fatto non tanto di opportunità quanto semplicemente di diritti. Per molti rimarrà solo una speranza, mentre per altri questa speranza è cessata li attorno a quel muro che separa la luce, dall’oscurità.