Addio Movimento 5 Stelle: la fine comica del grillismo

di Pasquale Ferraro
21 Giugno 2022

La tragicommedia grillina è finita. Non è stata una peace piacevole né un operetta buffa come si usava negli anni verdi del romanticismo Italiano e europeo. Al contrario è stato il contenitore delle peggiori pulsioni del nostro paese, il raccoglitore della rabbia, del malcontento di un paese ferito, abilmente manovrato da un guitto che ha portato al governo un banda di desperados che ha assestato un colpo di grazia non solo alle istituzioni italiane, ma alla politica nel suo senso più puro. 

Da questo decennio grillino l’Italia ne esce peggiore, indebolita nel suo essere paese e nazione. Le ricette proposte dal grillismo, la sua retorica qualunquista, la sua faciloneria ha prodotto ferite di cui subiremo gli effetti per anni e anni. 

Come tutte le false rivoluzioni, anche questa si è risolta in una barricata intorno alle poltrone conquistate da persone che prima erano la sintesi del “nulla” e tali torneranno ad essere. Ma i furbi, quelli non mancano mai, i Di Maio di ogni stagione continueranno ad imperversare i corridoi dei potere rivestiti della loro livrea servile e accomodante in attesa di inserirsi nel corteo dei vincitori, senza mutare volto, ma con la compiaciuta smorfia di chi alla fine ha vinto la propria personale sfida per la sopravvivenza. 

Un giorno gli storici racconteranno quella che per noi è cronaca, lo faranno dipingendo queste figure di un aurea che essi non meritano. Non sono stati politici, non sono stati rappresentati di un popolo che a loro guardò come segno di reazione al torpore di una politica impantana, ma abili manovratori, imbonitori della folla, venditori della loro mediocrità. 

Consapevoli di ciò hanno distrutto l’idea del merito, sostituendola con la puerile concezione “ dell’uno vale uno”, facendo dell’egualitarismo più estremo le suffumigi dietro cui nascondere il loro vero volto. Hanno indossato la maschera dei “capi popoli” per vendere le speranza del popolo per un posto al sole, ignari che prima o poi anche per loro sarebbe giunta l’ora del tramonto.  

Arriva un momento in cui strepiti e urla non servono, in cui o hai idee oppure non puoi nasconderti dietro frasi fasulle, slogan da televendita perché prima o poi la verità viene a galla, le maschere cadono e il volto vero in tutta la sua falsità viene alla luce. 

Il movimento cinque stelle ha tracciato un solco della nostra storia, lo ha fatto portando alla luce crepe che per anni si è fatto finta di non vedere,  ma nulla ha fatto per sanarle. Ha dato in pasto al proprio elettorato inferocito piccole mollichine “ il reddito di cittadinanza” vendendolo come “ l’abolizione della povertà” quando invece altro non era che la fine del “lavoro” e la creazione di una società parassitaria. Il taglio dei parlamentari annunciato come la fine della “casta” cui tutti si sono piegati, ma altro non è stato che l’indebolimento del parlamento, che del popolo è espressione. 

Cavalcando le onde gretine e ambientaliste ha bloccato il paese per anni sul “nucleare”, sui termovalorizzatori, sulla TAP e TAV. Ha distrutto la siderurgia italiana accanendosi sull’ILVA. Ha tentato – fallendo – ti renderci un satellite della Cina comunista.  

Cosa resterà di loro lo vedremo, dell’Italia lo sappiamo: un cumulo di macerie.