A scuola mancano aule? Utilizziamo gli immobili confiscati alla criminalità

di Redazione
7 Ottobre 2020

L’emergenza sanitaria provocata dal Cov-Sars-2 ha colpito la scuola costringendola interrompere le attività per tutti gli ordini e gradi di studi.

La ripartenza si è presentata da subito complessa per la necessità di garantire la sicurezza di alunni e personale scolastico. A distanza di quasi un mese dalla riapertura l’impennata dei contagi ripropone il problema del distanziamento e degli spazi che già ha visto impegnati i vertici scolastici e lo stesso governo centrale.

Il punto essenziale per ripartire e far continuare le attività scolastiche con regolarità  è quello di individuare spazi adeguati alle attività scolastiche nel rispetto degli standard di sicurezza.

Ma la soluzione più semplice, sotto gli occhi di tutti, viene ignorata.

Di cosa si tratta?

Con decreto-legge 4 febbraio 2010, n. 4, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2010, n. 50, oggi recepita dal decreto legislativo n.159 del 6 settembre 2011 (Codice Antimafia) è stata istituita l’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata
L’Agenzia è un ente con personalità giuridica di diritto pubblico posta sotto la vigilanza del Ministro dell’interno..
Scopo principale dell’Agenzia è quello di provvedere all’amministrazione e alla destinazione dei beni sequestrati e confiscati alle mafie.

A seguito della confisca i beni vengono trasferiti al patrimonio dello Stato e si apre un procedimento per la scelta della loro destinazione.

Nelle “Linee Guida per l’amministrazione finalizzata alla destinazione degli immobili sequestrati e confiscati” elaborate dall’Agenzia si evidenzia come la “destinazione dei beni”  debba riguardare gli “enti pubblici rappresentativi delle collettività territoriali danneggiate dalla criminalità organizzata o latu sensu riconducibili ad attività illecite” ovvero “pubbliche amministrazioni per finalità propriamente istituzionali”.

La scelta, come evidenziato dalla giurisprudenza, va fatta “caso per caso” e l’apprezzamento “non potrà prescindere dal principio ispiratore sulla destinazione dei beni confiscati […] secondo il quale la restituzione alla collettività delle risorse economiche acquisite illecitamente dalle organizzazioni criminali rappresenta uno “strumento fondamentale per contrastare l’attività mirando ad indebolire il radicamento sociale di tali organizzazioni e a favore di un più ampio e diffuso consenso dell’opinione pubblica all’intervento repressivo dello Stato per il ripristino della legalità” ( cfr Sent. 34/2000).

In tale contesto normativo l’Agenzia ha pubblicato sul proprio sito il bando che dà la possibilità a “Enti e Associazioni del privato sociale” di ottenere l’assegnazione “a titolo gratuito” di  1000 immobili confiscati in via definitiva affinché siano destinati a finalità sociali”.

Le domande di partecipazione potranno pervenire fino al 31 ottobre 2020.” 

Orbene alla luce della ratio istitutiva dell’Agenzia e considerata la grave emergenza sanitaria che ha colpito il Paese in uno alla crisi economica, non v’è chi non veda il paradosso di un bando siffatto!

Lo Stato da un lato non riesce a garantire la totale apertura  delle scuole perché non ha spazi sufficienti (si sta ricorrendo a forme miste di didattica in presenza e a distanza, ovvero a ingressi dilazionati e differenziati, riduzione dell’ora di lezione a 45 minuti ecc.) dall’altro offre gratuitamente i propri spazi a soggetti privati.

Sarebbe stato logico e doveroso da parte del Governo, almeno individuare – tra i beni messi a bando e di cui all’elenco visionabile sul sito dell’Agenzia – quelli utilizzabili per le attività scolastiche (didattiche o di servizi) quali edifici, appartamenti, strutture alberghiere, ville, e destinarli al Ministero dell’Istruzione.

Ciò avrebbe permesso di conseguire due importanti obiettivi contemporaneamente.

Da un lato fornire alle Scuole quegli spazi fisici aggiuntivi essenziali per garantire il diritto all’istruzione e quello alla salute, migliorando il servizio scolastico e riducendo il rischio di contagio; dall’altro, dimostrare in modo tangibile alle comunità scolastiche e, in generale, ai cittadini, la forza vincente dello Stato sull’illegalità così educando alla Legalità e al Senso Civico.

Sarebbe stato un atto doveroso ed encomiabile che, a costo zero, avrebbe coniugato il valore assoluto dell’istruzione al primato della legge, ma così non è stato!

Purtroppo se da un lato il bando produrrà la cessione a titolo gratuito di mille immobili, dall’altro a tante migliaia di alunni non potrà essere garantito un corretto servizio scolastico.

Senza contare che quegli immobili ben avrebbero potuto servire per altre finalità istituzionali. Ad esempio utilizzabili come sedi degli enti pubblici che non dispongono di spazi per i loro  uffici e sono costretti a locarli a canoni altissimi. Il risparmio di spesa pubblica avrebbe potuto essere investito ad esempio nella sanità per la ricerca di vaccini.

Ma, tutto inutile!

Il Paese chiederà prestiti all’Europa per pagare spese che potrebbe evitare solo applicando la saggezza del buon padre di famiglia. 

Ma, evidentemente, chiedere questo al Governo in carica è davvero troppo!!! 

Pietrina Soprano