Per Paolo Petrecca la libertà di espressione non vale? 

di Pasquale Ferraro
19 Dicembre 2022

L’Italia è uno strano paese, lo sappiamo, un paese in cui non a tutti sono concesse le stesse possibilità, le stesse libertà. Se non fai parte attiva o ad honorem del solito circolo che Giampaolo Pansa avrebbe definito dei Gendarmi della Memoria non puoi dire o fare nulla, perché sul dire o sul fare, si scaglieranno come Erinni da provincia i soliti Probiviri del giornalismo italiano. 

Per questo non destano alcuna meraviglia le polemiche aizzate dall’ Usigrai per la partecipazione del Direttore di Rai News 24 Paolo Petrecca alla Festa di Fratelli d’Italia. Secondo il sindacato dei giornalisti Rai, Petrecca è salito sul palco di Piazza del Popolo  “come uomo di parte”, infrangendo quel limite – invalicabile, che però vale solo a destra – fra la politica e la c.d. “Indipendenza” richiesta per il servizio pubblico. 

Peccato però che la narrazione stoni e non poco con la realtà dei fatti, e l’unica colpa ça va sans dire di Petrecca è quella di non essere allineato ai circoli della sinistra, al monopolio culturale e giornalistico figlio di quell’egemonia culturale di gramsciana memoria messa in campo dalla sinistra e di cui proprio la RAI in non poche occasioni è stata una roccaforte, otre che il trampolini di lancio di molte carriere politiche, rigorosamente a sinistra. I nomi li conosciamo tutti, alcuni militano in politica ancora oggi, altri, perché le porte a sinistra sono sempre girevoli, sono ritornati nelle redazioni come se nulla fosse.  Per la sinistra e per i suoi affezionati sodali  non è richiesta alcun passaporto di indipendenza, un esempio tipico della spocchiosità di chi si ritiene moralmente superiore. 

Il Direttore Petrecca nel suo intervento incriminato ha usato un espressione forte, densa di significato, “rivoluzione culturale”  e lo ha fatto raccontando la sua esperienza di Direttore di Rai News24, spiegando che quella testata creata e immaginata  come “moderatamente di sinistra”  in quest’anno di sua direzione è stata riequilibrata, perché l’informazione non è di qualcuno ma di tutti e che – aggiungiamo noi  – tutte le opinioni hanno gli stessi diritti. Da qui la scelta rivendicata da Petrecca di dar spazio anche agli opinionisti conservatori, cosi da ricreare un equilibrio necessario in quello che è il servizio pubblico pagato dai cittadini, non solo da quelli con la tessera del Pd. Inoltre a memoria non si annoverano comunicati di sindacati o cdr per gli interventi fatti di recente o in passato da giornalisti d’altra area alle varie feste dell’unità o agorà di piazza. 

Petrecca ha toccato i tasti dolenti dell’informazione pubblica italiana e l’ha fatto da uomo libero, ricordando che l’unico elemento imprescindibile è l’essere Patrioti, e che anche il servizio pubblico deve ritornare ad essere il fiore all’occhiello di un rinomato e rinnovato risveglio culturale, non più di sinistra, ma equilibrato, in cui tutti gli italiani possano sentirsi rappresentati ed in questo non vi è alcuna minaccia all’indipendenza o alla terzierà della notizia o del servizio pubblico, ma al contrario un autentico sentimento di rispetto egualitario verso tutti i cittadini italiani che della Rai sono i veri e indiscussi azionisti.