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Risposta a Michele Serra: la cultura come valore borghese

Marco Bachetti di Marco Bachetti, in Idee, del

Ho frequentato il liceo classico al centro di Roma, figlio di quella borghesia colta che educa al “rispetto delle regole” e, soprattutto, alla “padronanza dei gesti”. I professori figli del ’68 ci dicevano che eravamo privilegiati e che saremo diventati classe dirigente di questo Paese: stimolavano la competizione, favorivano l’esclusivismo della cultura, decisamente più inclini a formare brillanti laureati che uomini e donne. Al termine di tutto questo, le celebrazioni per le ammissioni in atenei prestigiosi e nelle Facoltà di Medicina. Tutti orgogliosi dei loro figli prodigio, così colti, educati e destinati ad un percorso brillante nella società.

Che belli questi millennials, autonomi e preparati, capaci di ragionare con la loro testa. Non si sono adeguati alla degenerazione culturale della nostra epoca, alla tv spazzatura di Berlusconi, al cyberbullismo e all’ignoranza diffusa di una generazione preda dei populismi. Vivono nei centri delle città, sono cittadini del mondo e parlano almeno un’altra lingua oltre l’italiano. È cresciuta così una generazione, all’apparenza educata e rispettosa come dice Serra, nella sostanza alienata, tanto brillante e preparata quanto disorientata. Non conosce il popolo, peggio ancora non conosce gli uomini, assomiglia a una macchina programmata per studiare, lavorare, produrre. Fare successo.

Una classe dirigente adeguata dovrebbe invece occuparsi del popolo, conoscere i suoi bisogni, le sue aspirazioni. Un imprenditore, un dirigente d’azienda, un medico o un politico dovrebbero conoscere le persone prima ancora del loro mestiere. E il liceo, per quanto ne dica Serra, non insegna nulla di tutto ciò. La colpa non è certamente della “struttura fortemente conservatrice” della nostra società quanto piuttosto di una connotazione della cultura coma valore borghese. Il bene comune è stato soppiantato dal successo individuale e la mobilità sociale ha paradossalmente favorito il distacco tra alto e basso, tra popolo ed élites. Serra sbaglia perché chi cerca di interpretare il profondo sentire del popolo non è un consolatore, un imbonitore populista ma un interclassista che volge lo sguardo al bene comune, alla luce dei fallimenti dell’individualismo delle borghesie illuminate.

Marco Bachetti

Marco Bachetti

Nato a Roma il 5 giugno 1991, sempre rimasto nella Capitale. Diplomato nel 2010 in un liceo classico del quartiere Prati, laureato in Scienze dei servizi giuridici presso l'Università Roma Tre ed in Relazioni internazionali alla LUMSA. Ha conseguito il Master in Istituzioni parlamentari "Mario Galizia" per consulenti d'Assemblea presso l'Università La Sapienza. Da quando ha 15 anni è militante e poi responsabile nei movimenti giovanili di An, Pdl e FdI. Dal 2013 al 2016 è stato dirigente provinciale a Roma di Gioventù Nazionale. Dal 2016 è socio del neonato Centro Studi Minas Tirith. Coautore di "Santi eroi imprenditori. Storie di mestieri e comunità" (Historica, 2017). Appassionato di storia (in particolare storia della Chiesa), filosofia politica e diritto costituzionale, scrive riflessioni di vario genere su argomenti di attualità. Aspirante polemista, cattolico non adulto e conservatore, crede che il sano e vecchio buon senso casalingo sia la migliore medicina per il prurito del nuovo. Specialmente se accostato ad un buon bicchiere di vino.

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