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Migranti: si riapre la rotta balcanica, sale il rischio di infiltrazioni terroristiche

Daniele Dell'Orco di Daniele Dell'Orco, in Idee, del

Come spesso accaduto nella storia dei movimenti fondamentalisti islamici, i successi sbandierati dalle potenze occidentali nella lotta al terrore si trasformano in clamorosi autogol. Come per la Medusa, infatti, anche gli integralisti hanno mille teste, e sanno bene come farle funzionare. La sconfitta dell’Isis in Iraq e Siria ha paradossalmente messo l’Occidente ancor più in pericolo, e per giunta dentro casa sua. Perché se è vero che gli attacchi da parte dei “cani sciolti” in Europa ed America negli scorsi anni erano avvenuti soprattutto in risposta alle azioni militari di Francia, Gran Bretagna e USA, ora invece si sono spostati interi fronti. Dall’Indonesia alle Filippine, fino al Corno d’Africa e al Maghreb. Non meno importante, il corridoio che sembra essersi riaperto in una delle zone più calde del pianeta, rimasta solo sopita per qualche anno ma da sempre terra di conflitti e di estremismo: i Balcani. Sfruttando la rotta migratoria che passa tra Grecia, Albania, Bosnia, Croazia e Slovenia, l’Isis ha di nuovo la possibilità di riversare in Europa decine di miliziani infiltrati tra i profughi, che secondo la polizia slovena sarebbero in 60mila fermi tra la Grecia e l’Albania ma pronti, non appena si aprirà un varco, a riversarsi nell’Ue. Senza contare che nei primi 4 mesi del 2018 già 1.266 clandestini hanno cerato di varcare il confine che divide Slovenia e Croazia. Un boom del 280% rispetto all’anno scorso.

E a proposito di mostri dalle teste infinite, c’è da scommettere che pur essendo ormai ristretto da anni, Husein Bosnić, l’imam salafita che in Bosnia è stato per anni il più efficace reclutatore di jihadisti europei, ne sappia qualcosa.
Negli scorsi anni Bilal  è passato in Svezia, Austria, Slovenia, oltre che a Roma, Cremona, Bergamo e Pordenone, e infatti è stato indagato anche in Italia dall’antiterrorismo di Venezia per aver promosso la Guerra santa e radicalizzato musulmani prima moderati come i «bellunesi» Ismar Mesinovic (poi morto in Siria) e Munifer Kalamaleski. Bilal è stato arrestato e condannato a 7 anni dal tribunale di Sarajevo. La sua attività di reclutamento, finanziata dal Qatar, si è svolta per diverso tempo in zone di confine tra la Bosnia e la Croazia, dal 2016 nell’area Schengen. L’Italia, a quel punto, è a portata di orizzonte: 210 chilometri, Trieste.

Le prime avvisaglie già ci sono state. Piccoli numeri, per carità. Ma sarebbero solo un assaggio. “Secondo Slobodan Ujić, direttore del Dipartimento dei servizi esteri – scrive il Piccolo – nei primi dieci giorni di questo mese circa 100 migranti sono entrati quotidianamente in Bosnia-Erzegovina. Si tratta di gente proveniente da Siria, Libia, Afghanistan, Palestina, Pakistan, Algeria, Marocco, Iraq, Turchia, Iran e Tunisia”.
Fanno sapere da Bruxelles, come riporta La Stampa, “hanno visto un aumento significativo dal marzo 2018 sia per le isole greche (9.349 dall’inizio del 2018) che per il confine terrestre (6.108 fino a oggi)”. Quindi, se è vero che la situazione rispetto a un paio di anni fa “si è complessivamente stabilizzata lungo la rotta dei Balcani occidentali”, non si può non notare che “negli ultimi mesi sono stati segnalati maggiori movimenti attraverso Albania, Montenegro e Bosnia-Erzegovina”.

C’è da preoccuparsi, anche se non sembra.

Daniele Dell'Orco

Daniele Dell'Orco

Daniele Dell'Orco è nato nel 1989. Laureato in di Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, frequenta il corso di laurea magistrale in Scienze dell'informazione, della comunicazione e dell'editoria nel medesimo ateneo. Dirige le testate online Cultora.it e Nazione Futura.it. È collaboratore del quotidiano Libero e del sito Sporteconomy.it, ed è stato editorialista de La Voce di Romagna. Nel 2013 ha pubblicato il libro “Nicola Bombacci. Tra Lenin e Mussolini” e l’ebook “Rita Levi Montalcini – La vita e le scoperte della più grande scienziata italiana” (entrambi editi da Historica), mentre nel 2017 sono usciti in libreria "Non chiamateli Kamikaze" (Giubilei Regnani Editore) e "Città del Messico" (Historica). Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell'attività editoriale di Idrovolante Edizioni.

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