• 13/05 @ 20:59, RT @SimoCosimelli: Nazione Futura, conservatori in un' Italia immobile - https://t.co/FBm8RTcolV @Affaritaliani @nazione_futura @francesco…
  • 12/05 @ 12:27, RT @francescogiub: Nazione Futura, conservatori in un'Italia immobile - Affaritaliani.it https://t.co/3cc0pknH9c
  • 29/03 @ 07:30, RT @francescogiub: Oggi a #Milano secondo convegno di #naziofutura @BrunettiEdo @vincesofo @CristianoPuglis @RobGaglia @lorenzdebe @Campari…
  • 24/03 @ 13:27, RT @FabioSPIacono: @Conservatoreit: La pericolosa radicalizzazione della Turchia di Erdogan @UnionMonarchica @Cons_Riform_CoR @FratellidIta…
  • 24/03 @ 13:27, RT @CeMachiavelli: @Conservatoreit intervista @DanieleScalea su mission Machiavelli e futuro #centrodestra e #sovranismo https://t.co/FQ9qc
  • 28/02 @ 20:18, RT @secolotrentino: Giovedì 2 marzo i giovani si interrogheranno sul futuro del centrodestra https://t.co/PqVbesnES0 https://t.co/KflHdPTlm8

Leo Longanesi, un “Borghese grande grande” dall’eredità più che attuale

Redazione di Redazione, in Idee, del

Il 27 Settembre del 1957, Leo Longanesi è nel suo ufficio, a Milano, quando viene improvvisamente colto da un infarto. Prima di perdere i sensi, ha il tempo di mormorare “Ecco, come avevo sempre sperato: alla svelta e fra i miei aggeggi”. Viene immediatamente tradotto in una clinica, dove muore poche ore dopo. Nel 1987, a 30 anni dalla sua morte, Indro Montanelli, forse il suo allievo prediletto, ne ricorderà il funerale in un articolo al quale verrà attribuito il Premio Guidarello. Una cerimonia molto semplice, con una decina di persone. Dove tutto si svolge sbrigativamente, solo la figlia di Longanesi, Virginia, mormora, mentre la bara sta calando nella tomba, “e dire che gli orfani mi sono sempre stati così antipatici…”.

Questi due aneddoti, quelli finali della sua esistenza, possono riassumere in pieno ciò che è stato Leo Longanesi (giornalista, scrittore, aforista, pittore, illustratore e padre nobile di un’intera generazione di intellettuali, tra cui lo stesso Montanelli) a 60 anni dalla sua morte. Un fine umorista ed un polemista senza sosta, in continuo dissidio con sé stesso e con la realtà che lo circondava, un uomo solo che rideva per non singhiozzare. Il suo pessimismo ad oltranza vissuto non con le lacrime ma con un sorriso sarcastico stampato sul volto, fanno di Longanesi un Borghese con la B maiuscola. Longanesi del Borghese aveva tutto, innanzi tutto era un nostalgico. Il suo rimpianto per un mondo ottocentesco, abitato da una borghesia sobria e saggia lo accompagnerà per tutto il resto della sua vita. Un rimpianto per quelle vecchie zie che avrebbero dovuto salvare la società del suo tempo, ma che non sarebbero mai arrivate. Questa nostalgia instillerà in lui quell’anticonformismo destinato a tradursi in insofferenza ed in senso di inadeguatezza nei confronti dell’autorità vigente. Da queste due cose sfocia la sua fronda. Una naturale tendenza da bastian contrario, un po’culturale un po’estetica, che lo porta a criticare vivacemente il fascismo dall’interno. Critiche brillanti e sagaci, scritte tra le pagine del suo rotocalco Omnibus o di qualche altra testata giornalistica, con le quali bersaglia una società formata da giovincelli che preferiscono fare i fascisti invece di studiare e perdersi in mezzo a “Fanfare, bandiere e parate” guardando con fiducia a Benito Mussolini, al quale danno sempre ragione e ai Gerarchi, la qui carica è per Longanesi “la grande attività di chi non ha nulla di serio a cui pensare”.

Francesco Giubilei, Leo Longanesi. Il borghese conservatore, Odoya, Bologna 2015, pp. 224, euro 18

La polemica di Longanesi contro il regime, che si tradurrà ne Il Vade-mecum del perfetto fascista una raccolta di battute sferzanti e vivaci, scritte sotto forma di consigli, è febbrile e vitalistica, Longanesi ha il privilegio di criticarlo dall’interno e lo fa divertito e senza pietà, sfruttando i numerosi spunti che egli riesce a cogliere. Il Fascismo, nel tentativo di uscire dall’ambiente della provincia, non fa che diventare interprete di quel provincialismo tutto italiano, di quello spirito paesano, con i quali Longanesi si trova perfettamente a suo agio.

La fronda però non si esaurisce durante la Repubblica, anzi in questo periodo essa si traduce in una profonda insofferenza verso un tempo morto, dove la modernità inghiotte la tradizione sempre più voracemente. Già dall’immediato dopo guerra egli vede, finalmente, gli italiani per quello che sono: un popolo di camaleonti che scende costantemente a compromessi con sé stesso per sopravvivere, un popolo la cui unica bandiera dovrebbe riportare le parole Ho famiglia. Di questa dissoluzione è innanzitutto responsabile la borghesia sé stessa, che Longanesi vede come un insieme di dame ingioiellate ed imbellettate e di industriali dediti solo ai propri interessi. Una borghesia senza coscienza e che si vergogna della sua stessa natura. Questo accende in lui la necessità di fondare, insieme a Montanelli, Ansaldo, Prezzolini e tanti altri, il settimanale Il Borghese. Davanti all’avanzare del pericolo comunista, la borghesia italiana è chiamata a lasciare i propri particolari e a prendersi le proprie responsabilità.

Il boom economico, la riforma agraria, la democrazia che egli insegna ai suoi a “disprezzare con rispetto”, tutto passa sotto la sua penna caustica e sferzante, spesso ai limiti del sovversivo e indigesta al Governo. Dal settimanale Longanesi creerà i Circoli del Borghese, dove proverà a costituire un movimento conservatore e d’ordine in grado di costituire un’alternativa al PCI, una montagna che partorirà un topolino.

Di Longanesi ci rimane questo: la memoria di un brillante polemista, un genio eclettico e vivace, il padre nobile di alcune tra le più vivaci penne della nostra stampa (tra cui quelle di Ennio Flaiano e del già citato Montanelli), di un conservatore illuminato e quindi, come scrive Prezzolini nel suo Manifesto dei conservatori, pessimista per sua nature e un Borghese. Un Borghese grande grande, il cui tricolore andrebbe marchiato a fuoco sulla fronte di ogni Italiano.

Graziano Davoli
Redazione

Redazione

Nazione Futura è un magazine online di informazione politico-culturale.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cultora © 2017, Tutti i diritti riservati | Historica di Francesco Giubilei - Via P.V. da Sarsina, 320 - Cesena (FC) - P.I. 04217570409
Privacy Policy