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La storia di Alfie e la prossima guerra

di Edoardo Cefalà, in Idee, del

Perché mai, si chiedono alcuni, la storia di un bambino destinato a morire deve fare così tanto rumore? Perché preoccuparsi tanto per questo bambino quando ogni giorno ne muoiono a centinaia? Perché dei politici dovrebbero intervenire addirittura regalandogli la cittadinanza quando non la si concede a chi in Italia è nato?
Perché il povero Alfie, si chiedono taluni, ha generato così tanto interesse?

Ognuno in cuor suo consce già la risposta: la vicenda di Alfie è stato uno squarcio sul prossimo futuro. La battaglia legale di Alfie non è stato un singolo caso isolato ma è stata la prima avvisaglia di una guerra che investirà la nostra società nel prossimo futuro. Il nostro mondo, piaccia o meno, nei prossimi anni sarà posto di fronte ad uno scontro inevitabile: una guerra tra due antropologie. Da una parte l’antropologia perfettista: dignità, libertà, benessere, equità, inclusione saranno le parole pronunciate da questo schieramento. Dall’altra parte, sempre più in minoranza si troverà l’antropologia dell’imperfezione: fede, vita, valori, coscienza, natura umana, limite, queste saranno le parole chiave dei suoi sostenitori.
Da una parte la scienza, l’eguaglianza, la Ragione, il Progresso, i grandi valori per cui l’umanità ha combattuto da sempre. Dall’altra parte si troveranno i bigotti, i retrogradi, gli oscurantisti. Questa sarà la narrazione che verrà proposta nei prossimi anni.

L’umanità potrebbe finalmente cogliere i desideratissimi frutti del progresso e della superiorità umana sulla natura, se non venisse purtroppo ostacolata da una antropologia antiquata e crudele. Se l’umanità potesse finalmente raggiungere la propria perfezione, perché lasciare che questo venga impedito dagli oscurantisti? Perché lasciare che esista la sofferenza? Perché permettere che esista l’imperfezione umana? Perché lasciare che la natura umana possa dettare dei limiti al nostro volere? Perché credere in valori trascendenti che limitino la nostra azione?
Nonostante il grande apprezzamento per il pluralismo e la libertà dell’ordine liberal-democratico, alla fine, l’antropologia perfettista non potrà che incominciare una guerra contro quello che considera l’unico limite al raggiungimento della perfezione. E non potrà che farlo con metodi totalitari.

La morale, la natura umana, le istituzioni, tutto dovrà piegarsi di fronte al desiderio dell’antropologia perfettista. Nonostante la democrazia e la tolleranza siano, secondo i loro discorsi, dei valori fondamentali, questi potranno valere solo per i “tolleranti”, solo verso chiunque condivida il progetto gnostico del raggiungimento della perfezione umana.
Cosa fare del concetto di libertà? questo non potrà che essere reinterpretato, si sarà così veramente liberi una volta eliminati gli ostacoli al raggiungimento della perfezione.
Ecco che così, in nome dei grandi ideali del progresso, lo stato, da liberal-democratico, diverrà totalitario, l’antropologia della vita verrà schiacciata e i pochi superstiti dovranno sottomettersi.
Il caso di Alfie è solo la prima battaglia di una guerra che è già incominciata da anni ma che ancora non è emersa in tutta la sua violenza. Per la prima volta però è risultato evidente che l’antropologia perfettista sarà disposta ad utilizzare lo stato con metodi totalitari pur di eliminare gli ostacoli al raggiungimento della perfezione umana.

Tutto ciò che ricorderà all’uomo del futuro l’esistenza dei limiti al raggiungimento della sua perfezione non potrà rimanere in vita, perché anche una sola crepa potrebbe mettere in crisi la stabilità di quel perfetto edificio totalitario. La sofferenza, l’imperfezione, la morale, Dio, tutto questo dovrà scomparire.
Il povero Alfie rischia di diventare la prima vittima della sanguinosissima guerra che sta per cominciare. Ecco perché molti si preoccupano, ecco perché molti sentono la necessità di resistere, di urlare contro la disumanità di una subdola antropologia che, in nome della perfezione umana, non si fa scrupoli ad uccidere un bambino indifeso. La guerra sta per cominciare, meglio non farsi trovare impreparati.

Edoardo Cefalà


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