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Iran, l’impossibile potenza nucleare

Fabio S. P. Iacono di Fabio S. P. Iacono, in Idee, del

Nel suo discorso in diretta televisiva, Donald Trump ha pesantemente stigmatizzato il Jcpoa (Joint Comprehensive Plan of Action) che avrebbe dovuto proteggere gli U.S.A. e i suoi alleati dalla bellicosità nucleare del regime iraniano; ma i tentativi dell’Iran di ottenere la bomba atomica sono continuati”. E l’amministrazione precedente, ha dichiarato Trump, “ha restituito milioni di dollari a questo regime del terrore che ha usato quei fondi per costruire missili capaci di trasportare l’arma nucleare”. Gli Stati Uniti d’America non solo escono dal precedente accordo, ratificato da Barack Obama, in materia nucleare internazionale nel quale era recentemente stato incluso l’Iran, ma si preparano ad imporre “dure sanzioni economiche” contro Teheran e contro qualunque nazione scoperta ad aiutare le sue ambizioni atomiche. Con provvedimento immediato Donald Trump ha rescisso un documento scritto con molti sforzi ed anni di negoziati con Gran Bretagna, Francia, Germania, Cina e Russia.

Il presidente francese Emmanuel Macron, portavoce anche di Gran Bretagna e Germania, ha espresso “rammarico” e affermando che “il regime internazionale contro la proliferazione nucleare è ancora in gioco”. Donald Trump ha affermato che l’accordo non ha aiutato la pace, né impedito agli iraniani di continuare ad arricchire uranio. Trump si è limitato a citare fonti di intelligence israeliane che denunciavano già noti programmi nucleari segreti iraniani. E ha aggiunto che pur rispettando l’intesa, Teheran potrebbe arrivare alla soglia di arsenali atomici. “Gli Stati Uniti non minacciano a vuoto e quando faccio promesse le mantengo”. Compiacimento ha invece espresso il premier israeliano Benjamin Netanyahu, da sempre contrario al precedente documento d’intesa, mentre l’esercito ha dato istruzione alle autorità pubbliche delle alture del Golan di aprire i rifugi e di tenerli pronti per la popolazione “a causa di attività irregolari delle forze iraniane in Siria”. Per molte grandi aziende europee, francesi, tedesche, britanniche e anche italiane, sono in gioco notevoli interessi. Hanno marciato molto più celermente verso investimenti e business con l’Iran rispetto a rivali statunitensi. La Total ha un progetto da un miliardo di dollari per sviluppare giacimenti di gas naturale offshore, separato da attività statunitensi, evitando per esempio software e coinvolgimento di dipendenti negli Stati Uniti. Se necessario potrebbe trasferire la maggioranza della sua joint venture locale ai partner cinesi di Cnpc. Royal Dutch Shell vanta un contratto per tecnologie petrolchimiche, Renault per produrre vetture e Airbus per consegnare decine di velivoli che hanno componenti soggette a possibili limitazioni statunitensi. Tra le società americane, Boeing ha in trattativa avanzata progetti multimiliardari.

Durissime le reazioni iraniane. Teheran “non abbandonerà l’accordo” che gli Stati Uniti “non hanno mai rispettato”, ha affermato il presidente iraniano Hassan Rohani in diretta sulla Televisione di Stato. Rohani ha aggiunto che l’Iran continuerà ad andare avanti seguendo il precedente documento già ratificato con gli altri partner senza gli U.S.A. Se i negoziati fallissero, “ho dato disposizione all’Agenzia per l’energia atomica iraniana di essere pronta a riprendere l’arricchimento dell’uranio come mai prima, già nelle prossime settimane”. La presa di posizione di Trump, secondo la Televisione ufficiale iraniana, è “illegale, illegittima e lesiva degli accordi internazionali”.

Se alcuni analisti ed osservatori avevano in precedenza sottolineato l’irregolarità e l’anomalia del tycoon nordamericano nel prendere il testimone U.S.A., non solo per quanto riguarda le faccende interne, anche in materia di politica estera conservatrice, oggi possiamo ben scrivere che la tradizionale alleanza con Israele, appannata durante la presidenza Obama, è più salda, più forte che mai. Donald Trump è a tutti gli effetti il segmento successivo, nel nuovo secolo e nel nuovo millennio, di Ronald Reagan, Bush senior e Bush junior, quindi in medio oriente, la teocrazia iraniana non può e non deve essere una potenza nucleare regionale.

Fabio S. P. Iacono

Fabio S. P. Iacono

Giornalista e scrittore di origini bizantine, franche e normanne. Ha pubblicato le seguenti opere: "Il sole dietro il sipario" (Sovigliana Vinci 1990), in seguito non riconosciuta; "Nostalgia iperborea" (Melegnano 1999); "Antologia uranica" (Modica 2003); "L'occhio siderale 2003-2004" (Modica 2005); "L'occhio siderale 2005-2008" (Modica 2009); "L'Occidente tra dissoluzione e disgregazione. Quale ricomposizione etica, politica ed economica?" (Accademia Nazionale della Politica Ragusa 2012); "L'occhio siderale 2009-2014" (Fondazione Grimaldi Modica 2014); "Il cigno reale" (Sulmona 2017).

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