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Corrado Augias e i giovani fascisti inconsapevoli

Roberto Siconolfi di Roberto Siconolfi, in Idee, del

Fanno riflettere le considerazioni di Corrado Augias sul fascismo inconsapevole dei giovani, ma per le motivazioni completamente opposte a quelle da lui addebitate. Innanzitutto stendiamo un velo pietoso sul libro dal quale Augias prende spunto per le sue riflessioni, “Ho 16 anni e sono fascista” di Christian Raimo. In realtà è questo testo espressione del degrado della “cultura” italiana, altro che quanto dice Augias, riprendendo quest’autore, riguardo le ideologie giovanili di oggi “specchio inquietante della politica di domani”.

Innanzitutto fa sorridere quell’“inconsapevole”, testimonianza di una certa superiorità non solo “intellettuale” ma addirittura psicologica di chi sa e può dire ad altri di non essere consapevoli “nemmeno di sé”.
Più in generale la vicenda si snoda sulla solita bagarre del pericolo fascista in Italia, che dalle piazze e dalla propaganda pre-elettorale di una sinistra oramai allo stato larvale, si sposta sul piano culturale e nemmeno più, visto che si tratta un’analisi di fenomeni giovanili – si parla di ragazzi 16 anni, sic!

È evidente a moltissimi oramai, che questa paura, è immotivata, poiché non è il prodotto di una sana dialettica tra idee differenti, come quella che caratterizzava la lotta politica del ventennio o degli anni ’60-’70. Ma c’è di più, siamo ad una ripetizione, non più farsesca, ma, talvolta, “realizzata a tavolino” per sviare i veri problemi del nostro paese, problemi che sono anche culturali appunto. È diventato davvero “annebbiante” lo stato dell’intellettualità italiana con personaggi come Augias, Saviano o Erri De Luca. Allo stesso modo, insopportabile è il livello di questi pseudo-letterati, come l’autore in questione, i quali con i loro “sermoni” sanzionano lo scambio di idee non conformi, anche se giovanilistiche e grossolane, in nome del “politicamente corretto”.

Ricordiamo il capostipite di questo modo di vedere le cose, ovvero Umberto Eco che per primi parlò di Ur-Faschismus, il “fascismo eterno”, ovvero una sorta di archetipo junghiano sempre presente e che si ripete in forme diverse nella storia. Un “male assoluto” dal quale “i buoni” devono “guardarsi a vita”. Grazie a questa categoria ogni possibilità politica che andasse al di là da quanto impostato da questi intellettuali, espressione delle oligarchie attuali, è da bollare come fascista.

Secondo questa concezione è fascista l’ipotesi comunitarista di Preve o di de Benoist, sono fascisti Putin e Assad, lo sono stati Mattei e Nasser, sono fascisti i fisici quantistici, i Tibetani o gli spirtualisti – come afferma l’autore sui culti giovanili e come annotava un osservatorio democratico riguardo una pagina internet su Tiziano Terzani. Tutto ciò che divaga seppur leggermente da paradigmi positivisti, illuministi, storicisti, liberali, democratici o marxisti va inserito dentro l’etichetta omnicomprensiva di “fascista”. Anche Gesù Cristo è fascista, ammenocché non si prenda la parte politicamente corretta sui poveri, in quanto utilizzata da cattolicesimo sociale, catto comunismo e dal nuovo corso gesuitico.

Tornando all’autore, anche l’analisi sociologica è sbagliata, infatti prevede che intorno ad un’idea, banale o gretta che sia, si determini uno stato di peggioramento riguardo il futuro. In realtà il problema fondamentale, e già di oggi, è “il nulla”, ovvero l’esatto contrario di quanto si sostiene, e l’unico peggioramento sarà la reificazione di questo “nulla”. Un nulla fatto di social-network, youtubbers, assenza totale di cultura, parolacce anglofone, e degenerazioni di ogni tipo. Ecco peggio del quadro attuale vi è solo la completa robotizzazione dell’Uomo, ovvero quei processi definibili di Transumanesimo.

Certo è che Augias ha indovinato, e bene, l’identità di un qualcosa, un qualcosa che è a lui, e ai suoi consimili, “nemico irriducibile”. Nella loro limitatezza i suddetti avvertono questo pericolo e lo chiamano “fascismo” o meglio “nuovo fascismo”. In realtà il movimento complessivo, teorico e politico, si sta dirigendo, seppur in forme ancora embrionali, verso categorie di altro tipo. Populismo, sovranismo, comunitarismo sono anch’esse categorie espressione di un paradigma vecchio, ma testimoniano un modello che si sta formando, e da una rinnovata coscienza dell’identità collettiva europea. Questo qualcosa è ancora poco definibile perché è, per ora, prevalentemente “puro sentire”, “puro spirito”.

Direbbe Elémire Zolla, oggi il sincretismo è considerato una colpa. E proprio di sincretismo parla l’autore menzionato da Augias, come se fosse “un reato”, o peggio “un peccato” rielaborare Gramsci, Mishima, la spiritualità orientale e pezzi dell’ideologia marxista a vantaggio di una nuova costruzione filosofica e politica.
Infine, ricordiamo quanto questo pericolo annunciato da mainstream e scudieri del “radicalismo chic”, non sia semplicemente “cavalcato”, visto anche il consenso veramente basso, anche in chiave elettorale, di partiti come Casapound.
In realtà l’operazione nasconde il vero problema, quello di un’eventuale presa di coscienza del popolo italiano verso tutta una serie di furfanterie, quelle su ONG e guerra in Siria ad esempio, che sono linfa politica vitale ed “economica”, per i suddetti elementi.

Roberto Siconolfi

Roberto Siconolfi


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