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Addio battaglie a colpi di social, la politica deve ripartire dal mito di Anteo

Redazione di Redazione, in Idee, del

Quel lento processo di distacco dalle esigenze dei singoli che ha portato la classe politica ad essere percepita come nemica dei bisogni comuni ha coinvolto solo in minima parte i dirigenti locali. Sindaci, consiglieri comunali e assessori sono da sempre esposti al feedback quotidiano dei cittadini, il che li obbliga a tendere il più possibile l’orecchio alle loro esigenze. Più che dai social e dai messaggi di critica aprioristica, è dunque necessario ripartire da questa attitudine per tornare a porre il cittadino al centro della politica.
È questa la tesi centrale del libro di Guido Castelli, “Coi piedi per terra” (Edizioni d’Este, pp. 171, euro 12).

Sindaco di Ascoli Piceno dal 2009, Castelli racconta la propria esperienza in questo scorrevole saggio in cui affronta diversi argomenti sensibili della politica locale: dall’esigenza di gestire con senso di responsabilità le emergenze a questioni più tecniche come i rischi geoeconomici, fino alla tematica più delicata del momento, ossia la gestione dei flussi migratori. Alla base dei suoi ragionamenti c’è l’idea storica dei Comuni come punti di riferimento di comunità, imprese e famiglie. Una delle necessità su cui si concentra il primo cittadino del capoluogo marchigiano è quella di superare le logiche dell’appartenenza partitica, spostando l’attenzione sull’impegno del sindaco, che rappresenta la prima interfaccia istituzionale con i cittadini.

“Dove affondano le radici e dove si accumulano le macerie: là stanno i comuni d’Italia; dove si vive e dove si soffre”. In un certo senso è così che si può spiegare il titolo “Coi piedi per terra”. Muovendosi tra le citazioni dello scrittore Nassim Taleb, che in “Skin in the game” rilegge il mito di Anteo per spiegare il contatto che si dovrebbe avere con la realtà, allo stesso modo il sindaco-scrittore sostiene che non si possa separare la politica dal mondo reale. L’unico modo per restituire una certa credibilità all’attività istituzionale è dunque quello di ripartire dalle radici, dai valori e dai territori, privilegiando quella politica con i piedi per terra, fatta di persone che mettono in gioco la loro pelle e che vivono a contatto con le macerie di tutto ciò che crolla.

“La nave è ormai in mano al cuoco di bordo. Ciò che trasmette il megafono del comandante non è l’indicazione della rotta, ma il menù, ossia la lista delle cose che si mangeranno”. Guido Castelli cita il filosofo Søren Kierkegaard perché in questa metafora c’è “tutto lo scoramento di chi, come me, è chiamato ad amministrare la cosa pubblica sul territorio come sindaco”, l’operatività dei sindaci viene messa in discussione da una burocrazia che spesso si rivela miope. L’avvocato senese Castelli rilegge anche i dati delle elezioni del 4 marzo e individua nelle problematiche analizzate e citate precedentemente anche le motivazioni che spiegano i risultati del voto degli italiani.

Guido Castelli si avvia alla conclusione di queste argomentazioni citando il filosofo Alexis de Tocqueville e l’esperto Parag Khanna a sostegno del decentramento dei poteri e della centralità dei Comuni, sottolineando come ci sia una classe dirigente nel Paese che abbia dimostrato di saper fare il proprio lavoro e questa è composta proprio dai sindaci. Questi sono l’istituzione più vicina ai cittadini, il loro lavoro consiste in una mediazione che resta affidata all’idealità, ai valori alle opzioni di una parte politica che deve competere con le altre.
L’autore auspica che i sindaci riescano a fare politica nei propri territori con attenzione al civilismo e senza fare partiti propri.

Il messaggio conclusivo del volume è contenuto nelle parole dell’autore, in grado di riassumere fedelmente un concetto ormai desueto ma in realtà di primaria importanza: “Credo che l’Italia di domani, che oggi siamo chiamati a costruire, sia sempre più l’Italia dei Comuni. E in quell’Italia prevarrà chi saprà raccordare politica e amministrazione dal più piccolo dei Comuni fino all’Unione Europea bisognosa di riforme”.

Raffaella Anna Indaco
Redazione

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