USA 2020: Cercasi avversario per Trump

di Graziano Davoli
24 Gennaio 2020

Mentre la “missione impeachment” si avvia verso la naturale disfatta, il circo Dem è ancora alle prese con le primarie per la corsa alle presidenziali.
Secondo i dati diffusi dalla CNN, sul podio ci sarebbero: Elizabeth Warren, medaglia di bronzo con il 14%; Joe Biden medaglia d’argento con il 24% mentre la medaglia d’oro andrebbe a Bernie Sanders col 27%.


Aldilà dei sondaggi che, come ricorda Giovanni Sartori vanno maneggiati armati di pinze e guanti di lattice, l’immagine che emerge dai primi dibattiti e dalle prime dichiarazioni è quella di un fronte spaccato e in preda a una tragicomica lotta tra comari.


Cominciamo dalla Warren, la millantata Cherokee che è stata ad un passo dal segnare il divorzio tra il Partito democratico e la comunità nativa. Tra gli endorsement raccolti c’è quello del New York Times. Una dichiarazione di sostegno prestigiosa, indubbiamente, bisognerebbe però dimenticare che i precedenti endorsement del quotidiano newyorkese sono stati per Hillary Clinton nelle primarie dem e per John Kasich nelle primarie repubblicane. Insomma, prima o dopo, ci sarà da toccare ferro.

La campagna della senatrice del Massachusetts è iniziata col botto, ovvero con un’accusa di sessismo rivolta proprio al competitor Bernie Sanders. Secondo quanto riportato, il senatore del Vermont le avrebbe detto privatamente che una donna non sarebbe potuta diventare presidente degli Stati Uniti. Sanders ha categoricamente smentito tale affermazione, dichiarando di aver considerato la Warren come Vicepresidente o Segretaria del Tesoro in caso di vittoria.


Ma quello della Warren non è stato l’unico. Negli ultimi giorni, infatti, Bernie Sanders sarebbe stato oggetto anche di un attacco sferrato dall’ex Segretario di Stato, nonché ex candidato alla presidenza, Hillary Clinton.

L’attuale rettrice della Queen’s University Bellfast ha dichiarato su Twitter che “ a nessuno piace Sanders, nessuno vuole lavorare con lui” e che “ lui non ha fatto nulla, è solo un politico di carriera, tutta fuffa e mi spiace che la gente ci sia cascata”. Dopo le dure reazioni dei sostenitori di Sanders, tra i quali la deputata newyorkese Alexandria Ocasio-Cortez, l’ex first lady ha cercato di aggiustare il tiro affermando che in ogni caso avrebbe sostenuto chiunque sarebbe stato il candidato democratico alla Casa bianca. Le è andata male.

AOC, infatti, è tornata all’attacco nel corso dell’evento MLK 202 1 0, tenutosi a New York. “ Non abbiamo un partito di sinistra negli Stati Uniti. Il Partito democratico non è un partito di sinistra. E’ un partito di centro o centro-destraNon siamo neppure stati in grado di portare Medicare for All al voto in aula. Neppure un voto in aula. Neppure un voto. Quindi questo non è un partito di sinistra”.


E poi c’è lui, il secondo classificato, Joe Biden. Il più moderato tra i favoriti nelle primarie dell’asinello. Così moderato che, in un’intervista rilasciata al New York Times, ha dichiarato di voler revocare la sezione 230 del Communication Decency Act. La suddetta sezione predispone uno scudo penale per tutte le compagnie nate sul web, è proprio vero che tutto il mondo è paese! In pratica Biden vorrebbe fare in modo che Mark Zuckemberg e la piattaforma Facebook fossero responsabili di quanto scritto dai singoli utenti. Nessuno era mai arrivato a concepire una simile amenità. Nemmeno Barack Obama, di cui Biden era stato vice, che aveva invece difeso strenuamente la sezione 230.


In questo teatrino dell’assurdo manca qualcosa: la personalità. Nessuno dei tre candidati ne è provvisto. La Warren con le sue accuse, Sanders intento a schivare attacchi e Biden a spararne una più grossa dell’altra. Non un asinello ma tre ciuchi ognuno per conto proprio.


Nella politica americana, dove i partiti sono in realtà giganteschi comitati elettorali con strutture fragilissime, saper creare un consenso compatto al loro interno è fondamentale. Per ora, contrastare Trump sembra impossibile.