Tre anni dopo l’incontro tra Trump e Kim: cosa resta di quel vertice? 

di Redazione
30 Giugno 2022

Di Nicola Bosco

Sono passati, ormai, tre anni da quell’incontro tra il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il Leader supremo della Repubblica Popolare di Corea, Kim Jong-Un, nel villaggio di Pamnunjeon, situato sul confine tra le due Coree. 

Una località che ha attraversato il tempo e scritto un importante capitolo della storia del secolo scorso, della guerra fredda e della contrapposizione tra il blocco occidentale e quello socialista. 

Proprio qui, il 27 luglio del 1953, le autorità delle Nazioni Unite incontrarono quelle cinesi e nordcoreane, che posero de facto fine alla guerra di Corea e confermarono la divisione del paese lungo quella che era la linea del fronte in quel momento. 

Corea del Nord e Corea del Sud, negli anni a seguire, hanno intrapreso strade diverse, dettate dagli equilibri della guerra fredda, e ogni ipotesi di riunificazione, o di riavvicinamento, è stata accantonata dagli attori in gioco; neanche il crollo del sistema sovietico ha portato a particolari passi in avanti, anzi ha contribuito a favorire una radicalizzazione della Corea del Nord, rimasta un possedimento personale della dinastia Kim, dettata anche dell’isolamento in cui si è ritrovato uno degli ultimi paesi comunisti al mondo negli ultimi anni. Le risoluzioni dell’ONU, è inutile dirlo, non hanno cambiato nulla e Pyongyang si è dotata anche di un arsenale nucleare con cui minaccia il mondo. Prima della presidenza Trump, la sola ipotesi di dialogo tra Stati Uniti e Corea del Nord sembrava fantapolitica, se non addirittura fantascienza, eppure l’immobiliarista newyorchese è riuscito in questa impresa impossibile. 

La dottrina politica di Donald Trump, fatta di accordi bilaterali, trattative e mosse inaspettate, ha portato al raggiungimento di una serie di traguardi nei teatri geopolitici più diversi e complessi; certamente l’esperienza personale del Trump uomo d’affari è stata di grande aiuto. In un primo momento le relazioni tra Washington e Pyongyang hanno visto un ritorno alla tensione, caratterizzato da minacce, test missilistici e ipotesi di intervento militare, ma successivamente i rapporti andranno via via a stabilizzarsi in seguito agli incontri tra Donald Trump e Kim Jong-Un. Dopo i precedenti incontri tra i due capi di stato a Singapore nel 2018 e ad Hanoi l’anno successivo, il 30 giugno del 2019, per la prima volta un presidente degli Stati Uniti superava la zona demilitarizzata, dove 66 anni prima venne firmato quell’armistizio che pose fine alla guerra di Corea. 

Quel vertice, caratterizzato dall’aspetto simbolico e politico, sarà destinato a rimanere nella storia: il presidente degli Stati Uniti che varca il confine demilitarizzato, entra in Corea del Nord, stringe la mano al suo leader e, insieme, si dirigono verso Sud, dove si ritirano privatamente per discutere. «Tutti si aspettavano che fossimo destinati alla guerra, e invece stiamo parlando. 

Questo è già molto», con queste parole il presidente Trump commenterà l’evento. Nemmeno i più faziosi potranno negare la portata storica di quell’incontro o mettere in discussione i risultati della singolare e inconsueta strategia politica del Tycoon. Forse, tra molti anni, saranno gli storici, lontani dalla contrapposizione che ci caratterizza oggi, a dare un giudizio sereno e concreto su questa “Pax Trumpiana”.