Shinzo Abe. Il conservatore che ha cambiato il Giappone

di Redazione
8 Luglio 2022

L’ex primo ministro conservaotre giapponese Shinzo Abe lotta tra la vita e la morte dopo un attentato subito durante un comizio. Pubblichiamo un suo ritratto a firma di Alarico Lazzaro.

Per Abe la politica era responsabilità, non consenso.

La reputava una missione spirituale, una tradizione e connubio di onore e rispetto, tramandata in famiglia in pieno stile nipponico.

Suo nonno era stato alla guida del Giappone dal 1957 al 1960 e suo prozio Eisaku Sato, Nobel per la pace nel 1974, aveva contribuito all’adesione del Giappone al Trattato di non proliferazione nucleare.

Dopo gli anni di studio in America Abe fece ritorno in Giappone, cominciando la scalata politica tra le fila del Partito Liberal-Democratico in cui ha rappresentato, fino alla sua morte, l’anima conservatrice e nazionalista.

Nel 2006, dopo il mandato Jun’ichiro, Abe divenne il più giovane capo di stato della storia del Sol Levante, eguagliando il primato che apparteneva al principe Fumimaro Konoe che fu firmatario del Patto Tripartito, pur essendo molto scettico sull’entrata in guerra contro lo strapotere USA.

Nel 2007 segnò una cesura storica con il passato, creando un Ministero della difesa e affermando di essere pronto a riarmare il Giappone.

Un caposaldo ideologico del primo mandato Abe che ne avrebbe caratterizzato l’Intera politica, volta alla rinascita spirituale ma soprattutto militare di un Giappone, baluardo dell’atlantismo sul Pacifico, minacciato dalla presenza sempre più incombente di Cina e Corea del Nord dinanzi a cui Abe si dimostò sempre inflessibile. 

Dopo una breve parentesi con la sinistra giapponese clamorosamente vincente alle elezioni (con un voto che seppe di protesta dopo il disastro di Fukushima) Abe tornò Premier nel 2012, venendo rieletto Primo Ministro dalla Dieta il 26 dicembre dello stesso anno.

Fu un governo rivoluzionario per una massiccia presenza femminile e per una stabilità che sarebbe durata fino al 2014 con eccellenti risvolti in materia di economica.

Shinzo lanciò una ricetta economica passata alla storia come “Abenomics” mirata al deprezzamento dello yen per favorire l’export, una politica monetaria espansiva con tassi d’inflazione sotto controllo (massimo 2%) e infine una politica di tassi d’interesse negativi al fine di disincentivare il risparmio dei consumatori.

Una ricetta inedita che nel breve termine sembrò revitalizzare i conti e i bilanci di un Paese che dopo il decennio perduto non aveva saputo ritrovare gli antichi splendori economici (con la Abenomics il Giappone crebbe del 3,5% annualmente e il mercato della borsa valori crebbe del 55%).

Ma Abe non fu solo un abile stratega in termini di economica e finanza, negli anni ha permesso al Giappone di ritornare alla ribalta della scena internazionale, condividendo l’agenda politica dei principali leader occidentali: difesa comune, lotta al terrorismo, reazione alla crisi economica globale del 2012. In politica interna non ha mai nascosto la sua vicinanza alla causa nazionalista nipponica, ma la sua esperienza all’estero da studente ne avrebbe influenzato la condotta, come emerso quando nel 2013 ha sostenuto la creazione del programma Super Global Universities, per la creazione di presidi universitari per lo studio dell’inglese, con fondi stanziati al fine di assumere più personale in grado di insegnarlo e parlarlo.

Negli ultimi mandati immancabile è la menzione alle sortite negli States, per discutere di equilibri geopolitici ma anche per numerose partite a golf con il tycoon Donald Trump con cui aveva un rapporto privilegiato di stima e mutuo rispetto.

Rimasto influente a tal punto da controllare ancora buona parte del partito Lib-Dem (dopo l’abbandono della carica da Primo Ministro a causa di problemi di salute) Abe ha creato alcune fratture nella maggioranza, ribadendo lo scorso marzo la necessità di abolire l’articolo 9 della costituzione scritta nel secondo dopoguerra con le truppe d’occupazione alleata.

Il riarmo del Giappone e la proposta di Abe di permettere alla terra del Sol Levante di ospitare o fabbricare armi nucleari (vista l’invasione russa in Ucraina) avevano sconvolto l’attuale Primo Ministro Fumio Kishida, originario di Hiroshima e da sempre vicino al dramma della sua gente fin dal primo mandato elettorale.

Le crepe non avevano aperto crisi, ma avevano esacerbato i toni in un blocco granitico com’è possibile descrivere il Partito Liberal-Democratico giapponese che governa quasi ininterrottamente dal 1955.

Questa mattina, 8 luglio, Shinzo Abe era a Nara per un comizio in favore di alcuni candidati locali quando è stato raggiunto da alcuni colpi di arma da fuoco. Le sue condizioni sono disperate e alcuni leader internazionali ne  hanno già commentato con sgomento la scomparsa.

I colpi esplosi, probabilmente provenienti dal quarantunenne Tetsuya Yamagami (fermato immediatamente dalla polizia) potrebbero essere fatali da un momento all’altro all’esperto ex Primo Ministro Giapponese.

Non si esclude alcuna pista per il movente. Due giorni fa ricorreva la morte di Shōkō Asahara, capo della setta di fanatici che provocò disordini e morte a seguito dell’attentato con il sarin della metropolitana di Tokyo nel 1995.

Impiccato con i suoi accoliti e materiali esecutori nel 2018, Abe aveva accolto la notizia con favore, da sempre inflessibile baluardo contro criminali e devianza.

Mentre le ombre di Asahara probabilmente colpiscono a freddo il Giappone per una seconda volta, l’Impero del Sol Levante si stringe attorno a uno tra i più illustri uomini politici della sua storia. Shinzo Abe è stata una tra le pagine più pragmatiche e di successo della storia di un Paese che si risveglia tramortito a causa di un dramma irreparabile.

Alarico Lazzaro