Obama commissaria Biden per resistere a The Donald nella convention della discordia

di Pasquale Ferraro
20 Agosto 2020

Nella tradizione della democrazia americana, le convention sono state sempre – con qualche eccezione – il momento della sintesi, quello in cui si mettono da parte tensioni e veleni accumulati nei lunghi mesi di caucus e primarie per affrontare compatti la volata finale verso le elezioni di novembre.  A giudicare dalle prime reazioni non è stato cosi per le convention democratica di Milwaukee, dove quanto a polvere sotto i tappeti i dem ne hanno messa tanta, senza riuscire però a celare quel clima di reciproco odio e diffidenza che circonda l’universo della sinistra americana.

Nonostante attualmente i sondaggi diano per vincente, anche se con un margine che gradualmente va risicandosi proprio Joe Biden, l’ex vicepresidente e tutta la squadra democratica temono e non poco Donald Trump, non solo perché battere un Presidente in carica è cosa assai rara e nella storia americana va sempre associato ad eventi collaterali o terremoti politici, ma anche e soprattutto perché in effetti l’ex senatore del Winsconsin non convince fino in fondo neanche l’elettorato democratico.

Obama dalla sua posizone di “padre nobile del partito” e insieme alla sua consorte Michelle, anch’essa intervenuta nella prima giornata della convention, prova a costruire una dinastia politica erede di quella clintoniana che nel bene e nel male ha condizionato la vita politica della sinistra americana negli ultimi trent’anni, ma soprattutto ad indirizzare il voto delle minoranze verso l’anziano Biden.

In attesa della convention repubblicana i democratici provano a sembrare –  senza convincere –  uniti, cosa che pero si concretizza solo nell’odio che riversano contro il Presidente Trump, tra cui spiccano oltre alla ex first lady, Nancy Pelosi e Alexandria Ocasio-Cortez, che nel suo discorso della durata di un minuto, non ha neanche per errore nominato Biden.

I cinque minuti toccati all’ex Presidente Bill Clinton, sono stati oscurati dalla foto pubblicata alla vigilia  dal Daily Mail che ritraggono l’ex inquilino dello studio ovale mentre riceve un massaggio da una delle ragazze vittima delle molestie di Epstein.

Non prorio l’ideale per un mondo quello liberal-progressista che ha cavalcato la protesta BLM e  giocato sul fuoco che divampava nel cuore degli Stati Uniti al solo scopo di battere il nemico, quel Presidente che quattro anni fa contro ogni previsione e con il voto dell’America profonda, impedì a Hillary Clinton – già festante ed intenta ad arredare lo studio ovale – di conquistare quella presidenza sempre agognata.

Adesso Obama prova a giocare sul suo carisma, sulla sua ormai molto sopita capacità di affascinare le masse, per sopperire ai limiti e non sono pochi che affliggono Joe Biden, tra cui il sempre aleggiante scandalo ucraino che coinvolge il figlio Hunter negli anni proprio della presidenza Obama-Biden e in cui proprio l’ex vicepresidente si occupava degli interessi americani in Ucraina.

Sarà una campagna elettorale senza esclusione di colpi, in attesa dei dibattiti in cui “sleepy joe” – nomignolo con cui Trump schernisce il suo avversario – dovrà affrontare uno straripante Donald Trump.