L’urgente necessità di riformare l’Unione Europea

di Giulio Consoli
23 Marzo 2020

La Lagarde e l’Unione Europea stanno lasciando l’Italia in balìa dell’epidemia del Coronavirus. Il Presidente della Banca centrale europea ha dichiarato nella conferenza di giovedì 12 marzo che non è suo compito ridurre gli spread, causando nella giornata il -16,92% di Piazza affari, peggior seduta di sempre, e l’aumento dello spread a 262, come riporta Firstonline. Ma questa non è che l’ennesima disattenzione dell’Unione Europea nei confronti dell’Italia: per affrontare la pandemia, riporta Il Giornale, l’Unione Europea ha in programma di stanziare 25 miliardi, di cui ne sono già stati stanziati 8, ma di questi solo  853 milioni sono andati all’Italia,  la quale al momento, ricordiamolo, è il Paese con più contagiati d’Europa; mentre ne hanno ricevuti di più Spagna (1,16 miliardi), Polonia (1,12 miliardi) e Ungheria (855 milioni), con questi ultimi due che hanno il numero di contagiati nettamente inferiore rispetto agli altri. Per di più, nessun Paese dell’Unione ha risposto agli appelli del governo Italiano, non inviando il minimo aiuto: anzi, alcuni Paesi hanno perfino requisito le mascherine in transito per l’Italia per destinarle al proprio uso interno, per un totale di 19 milioni di mascherine.

Detto questo, non bisogna però cadere nell’errore di voler l’uscita dall’Unione Europea: infatti, se l’Italia uscisse dall’Unione Europea cambierebbe solo nome al problema, non lo risolverebbe. Inoltre, è anche necessario intraprendere delle relazioni commerciali, perché chi pensa infatti all’Autarchia come soluzione è in ritardo di ottant’anni sulla politica mondiale. Ancora, l’Unione ha fatto il suo possibile, con il rafforzamento un anno fa del Meccanismo Europeo di protezione civile, il rescEU, ma l’iniziativa spetta sempre ai singoli governi nazionali. Così come per la crisi greco-turca, dove tra l’altro il sovraffollamento causato dai migranti rischia di far diffondere facilmente il Covid, crisi che l’Unione ha tentato di risolvere semplicemente chiedendo con cortesia alla Turchia di scendere a patti, non prendendo provvedimenti a tutela della Grecia, né altre iniziative. Ad ogni modo, se c’è una colpa, questa non è dell’Europa in sé, ma del modo in cui è stata concepita questa UE, la quale non è altro che un meccanismo economico, non un’istituzione per la collaborazione di Stati.

L’Europa avrebbe bisogno di poter prendere decisioni comuni e di avere un esercito comune per la difesa, altrimenti è solo un’esasperazione della burocrazia volta a mantenere il potere di pochi, è un mondo di carte e di carta. Ma, citando Ernst Junger, non è forse vero che un semplice pugno di terra vale più di un intero mondo sulla carta?  Si guardi all’Unione Africana che ha un esercito comune l’African Standby Force, e che aspira a politiche comuni con il piano African Vision 2060. Si pensi anche alla massima di Hobbes: “I patti senza la spada sono solo parole, e non hanno la forza di difendere nessuno”.

L’Unione Europea va quindi riformata, ma ciò è difficile anche a causa delle due “forze” che agiscono all’Interno dell’Unione: da una parte vi sono i Paesi più ricchi a cui piace questa Europa, dall’altra quelli più poveri, specialmente quelli di Visegrad, che vogliono, invece, uscirvi. Per tali ragioni proprio l’Italia potrebbe essere la più adatta a dar vita a tale riforma, in quanto occupa una posizione di mezzo fra le due fazioni createsi, essendo pur sempre un membro fondatore e primeggiando sotto certi aspetti, ma non avendo la forza politico-economica degli altri Paesi. A questo proposito, si ricordi che l’Italia era stata definita fra i “PIGS”, i maiali, dagli economisti a causa della situazione finanziaria: il dispregiativo acronimo riguarda il Portogallo, l’Italia, la Grecia e la Spagna. L’Italia potrebbe, quindi, assurgere al ruolo di ago della bilancia di questa Europa a due velocità, ma per far ciò bisognerebbe smetterla con “guerre fratricide” fra i diversi partiti che hanno il solo risultato di compromettere la stabilità e l’opinione pubblica dell’Italia all’estero; bisognerebbe, invece, mettere il bene del nostro Paese davanti. Chi è veramente sovranista dovrebbe volere un’Europa Sovrana, sulle orme di quel sovranismo Althusiano, come spiegato da Paolo Becchi nel libro “Italia sovrana”.