Kim Jong-un di nuovo in azione

di Michele Marsonet
10 Ottobre 2022

Sorpresa per la rinnovata attività missilistica della Corea del Nord. Dopo un periodo di relativa tranquillità il giovane Kim, ultimo erede di quella che è una vera e prioria “dinastia comunista” al potere dal lontano 1948 prima con il nonno Kim Il-sung (fedelissimo a Stalin) e, e poi con il padre Kim Jong-il (morto nel 2011), ha deciso di rinnovare la propria visibilità in ambito internazionale.

Lo ha fatto, come sempre, lanciando alcuni missili balistici di cui il suo arsenale è dotato. Il giovane dittatore considera i missili e le armi nucleari come una sorta di “garanzia di sopravvivenza” del suo regime, sicuro che il loro possesso impedirà agli americani e ai loro alleati di attaccare il suo Paese e di rovesciare un regime che conserva tutte le caratteristiche del comunismo reale.

In un primo momento ha accolto la vice-presidente Usa Kamala Harris, in visita a Seul, con due missili. Il primo in occasione del suo arrivo nella capitale sudcoreana, il secondo subito dopo la sua partenza. Giusto per far capire che le visite di esponenti Usa nel Sud non sono affatto gradite. Proprio come Pechino non gtollera i viaggi degli americani a Taiwan.

Anche se è spesso impossibile dare un senso alle azioni del 38enne dittatore di Pyongyang, si è ormai capito che non è un folle (proprio come non lo è Vladimir Putin). Qualcuno sperava che gli incontri diretti con Donald Trump, che lo definì rocket man, lo inducessero ad adottare posizioni più razionali. Ma è stato tutto inutile. L’unica cosa che gli interessa è mantenere il potere, circondandosi di fedelissimi come la 35enne sorella Kim Yo-jong, che attualmente dirige il Dipartimento per l’agitazione e la propaganda del Partito del Lavoro (nome locale del Partito comunista).

Questa volta, però, Kim si spinto ancora più in là cercando di intimorire il Giappone che, come la Corea del Sud, è un alleato importante degli Stati Uniti nell’area. Ha quindi lanciato un missile balistico che ha sorvolato i cieli nipponici in modo diretto, per poi terminare la propria corsa in acque che il governo di Tokyo considera rientranti nella propria sfera d’influenza.

Per la prima volta sono suonate le sirene d’allarme sul suolo nipponico, e in particolare nelle regioni settentrionali di Hokkaido e Aomori. Per prudenza è stata addirittura interrotta la circolazione ferroviaria sino al termine dell’allarme. Immediata la protesta del premier Fumio Kishida e di gran parte della comunità internazionale. Ma è noto che simili proteste lasciano del tutto indifferente Kim.

Si noti tuttavia che la provocazione nordcoreana potrebbe accelerare il programma di riarmo nipponico, del resto già in atto da tempo, mettendo in difficoltà tutti coloro che rifiutano di modificare la Costituzione pacifista imposta al Giappone dal proconsole americano Douglas MacArthur alla fine del secondo conflitto mondiale.

Kim intende dimostrare di poter colpire direttamente Guam, isola della Micronesia nel Pacifico occidentale che è territorio Usa, nonché base militare strategica per gli Stati Uniti. La domanda da porre è tuttavia la seguente: Kim dispone di coperture internazionali che gli consentono azioni dimostrative così eclatanti?

In realtà Cina e Russia, congiuntamente, hanno impedito che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu varasse nuove sanzioni contro Pyongyang Dal canto suo il regime di Kim, oltre ad approvare l’invasione dell’Ucraina, ha subito riconosciuto la sovranità delle autoproclamate Repubbliche di Donetsk e Lugansk, nonché l’annessione alla Federazione Russa delle quattro regioni ucraine dove, peraltro, i combattimenti sono tuttora in corso.

La Corea del Nord è pertanto utile a Pechino e a Mosca, dimostrando di essere allineata tanto sull’Ucraina quanto su Taiwan. Si prevede comunque che non vi saranno altre azioni di rilievo in vista dell’imminente congresso del Partito comunista cinese, dove Xi Jinping dovrebbe in pratica diventare “presidente a vita”. Importante per Kim è mettersi al suo servizio, ma senza dargli rubargli la scena.