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È incauto definire perdente il conservatorismo sociale di Theresa May

Marco Bachetti di Marco Bachetti, in Esteri, del

Si cade spesso nel facile tranello di assoggettare i dati di fatto alle proprie convinzioni ideologiche. E così alcuni sedicenti conservatori europei, rimasti legati al liberalismo thatcheriano e alla Big Society di Cameron, incolpano Theresa May di essere andata incontro a una sconfitta evitabile a causa delle sue posizioni troppo “sociali”.

È necessario innanzitutto fare le opportune e strategiche valutazioni se di vera sconfitta si tratta, senza adeguarci pigramente ai titoli di giornale e ad una lettura superficiale dei risultati. Il Conservative Party ha sì perso dodici collegi e con essi la maggioranza assoluta rispetto a due anni fa ma ha guadagnato circa 2 milioni e mezzo di voti in più, passando infatti dal 36,1 al 42,4% (la migliore percentuale dai tempi della Thatcher). Ed è ancora il primo partito inglese, nonostante il grande recupero dei laburisti, in profonda crisi prima dell’insediamento della leadership di Corbyn.

Il sistema elettorale britannico maggioritario uninominale non tiene infatti conto della dimensione nazionale del consenso ma assegna i singoli collegi territoriali al candidato vincente. Di conseguenza la possibilità di ottenere la maggioranza assoluta dei seggi è direttamente proporzionale al distacco tra primo e secondo partito. La capacità dei laburisti di ridurre la forbice ha determinato il cosiddetto hung Parliament, ma Corbyn non ha affatto eroso l’elettorato conservatore (che anzi è cresciuto) ma è verosimilmente riuscito ad intercettare gli elettori euroscettici dello Ukip, che si sta lentamente dissolvendo dopo aver centrato l’obiettivo Brexit. L’exploit populista e indipendentista di Farage era dovuto ad una diaspora degli elettori laburisti, che non si riconoscevano più nel New Labour e che con il socialista Corbyn sono tornati alla casa madre.

Sostenere, come si sta facendo in queste ore, che la sconfitta della May sia dovuta alla scelta di un conservatorismo sociale piuttosto che liberale è semplicemente prendere un abbaglio: se i conservatori avessero voluto punire la May per questa sua svolta sociale avrebbero certamente votato in massa i Libdem, europeisti e liberali convinti. Ma ciò non è affatto avvenuto ed il partito di Farron, in caduta libera negli ultimi anni, ha perso un altro mezzo punto percentuale rispetto alla disfatta del 2015. Il dato reale invece è che 4 inglesi su 5 hanno scelto una proposta politica decisamente mirata a rafforzare il welfare state.

Theresa May non è stata recentemente folgorata sulla via del marxismo ma semplicemente conosce la vera essenza del pensiero conservatore, che a molti invece sfugge. La sinistra progressista è per natura ideologica (“ciò che è razionale è reale”) e resta tale sia quando segue dogmaticamente la ricetta socialista sia quando ricerca la Terza Via e finisce per diventare più liberale dei liberali; la destra conservatrice è invece anti ideologica, realista e pragmatica (“ciò che è reale è razionale”) e comprende quando il contesto richiede misure liberali e meno Stato e quando invece è tempo di un conservatorismo sociale. Come oggi in Inghilterra dopo un trentennio di liberalizzazioni, spesso incontrollate.

È dura ammetterlo anche da parte di chi scrive, conservatore culturalmente più vicino all’impostazione liberale, ma se non si fanno i dovuti distinguo il pensiero conservatore rischia di affossare in una deriva ideologica dalla quale poi sarà difficile uscire.

Marco Bachetti

Marco Bachetti

Nato a Roma il 5 giugno 1991, sempre rimasto nella Capitale. Diplomato nel 2010 in un liceo classico del quartiere Prati, laureato in Scienze dei servizi giuridici presso l’Università Roma Tre ed in Relazioni internazionali alla LUMSA. Da quando ha 15 anni è militante e poi responsabile nei movimenti giovanili di An, Pdl e FdI. Dal 2013 al 2016 è stato dirigente provinciale a Roma di Gioventù Nazionale. Dal 2016 è socio del neonato Centro Studi Minas Tirith. Appassionato di storia (in particolare storia della Chiesa), filosofia politica e diritto costituzionale, scrive riflessioni di vario genere su argomenti di attualità. Aspirante polemista, cattolico non adulto e conservatore, crede che il sano e vecchio buon senso casalingo sia la migliore medicina per il prurito del nuovo. Specialmente se accostato ad un buon bicchiere di vino.


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