Il Regno Unito contro il coronavirus

di Michele Orsini
18 Marzo 2020

Ha fatto molto scalpore il discorso del Primo Ministro britannico Boris Johnson quando ha detto che, rispetto alle influenze stagionali, molte più famiglie perderanno prematuramente i loro cari a causa della maggiore pericolosità del coronavirus. Mentre ancora ci si chiedeva quali misure avrebbe preso il Regno Unito per arginare la pandemia, già scoppiava la polemica sulle parole del Premier e del suo consulente scientifico Sir Patrick Vallance.


Il Regno Unito ha adottato misure alquanto diverse dalle nostre e da quelle degli altri paesi europei: mentre i paesi continentali stanno andando verso misure restrittive come la quarantena generale e la chiusura di tutti i servizi non essenziali, gli inglesi stanno adottando misure meno drastiche ma che secondo i piani del governo dovrebbero “spalmare” i contagi su un periodo temporale più lungo per non intasare il National Health Service (l’equivalente inglese del nostro SSN).

Le scuole sono aperte e la vita sembra scorrere normalmente, la quarantena è prevista solo per chi ha i sintomi anche solo di una semplice influenza. Il piano inglese si basa sull’idea di far sviluppare una specie di immunità di gregge, attraverso la produzione di anticorpi, al fine di proteggere gli immunodepressi ed evitare un secondo picco, con tutte le conseguenze che esso comporterebbe.


Anche tra i conservatori c’è qualche voce critica. Jeremy Hunt, ex ministro della salute che sfidò Johnson per la leadership dei Tories senza molto successo, chiede misure più forti per contenere il virus come nei paesi europei.
Johnson è stato attaccato e additato come un incosciente che lascia morire il suo popolo. Il fatto che il Regno Unito adotti misure diverse dalle nostre non significa che esse siano necessariamente sbagliate o folli: stiamo fronteggiando una pandemia e l’Europa per fortuna non ne subisce una da molto tempo, inoltre non è ancora certo che l’epidemia si stia fermando anche con le drastiche misure adottate in Italia e presto anche in Europa.

È doveroso ricordare che il governo britannico, qualora le misure dovessero dimostrarsi inefficaci, avrebbe ancora tempo per adottare nuove misure, come già gli Stati Uniti hanno fatto, anche considerando che il picco epidemico è previsto tra 10/14 settimane.


Alcuni paragonano il Boris Johnson di oggi a Winston Churchill nel 1940 quando il Regno Unito rimaneva, con il suo Commonwealth, l’unico baluardo della libertà e della democrazia contro la barbarie nazista. Churchill offriva agli inglesi “blood, toil, tears and sweat” (sangue, fatica, lacrime e sudore), BoJo sa, e non l’ha nascosto, che la battaglia sarà dura non solo da un punto di vista sanitario ma anche economico.


Il Continente si prepara ad affrontare il Covid-19 in un clima sempre più incerto dove il virus ha colpito non solo le persone ma anche l’economia e l’Unione Europea sembra incapace di fronteggiare i risvolti economici di questa crisi. Nell’ottica di Johnson l’Europa affonda e gli Stati Uniti si isolano, rimane il Regno Unito ad affrontare il virus da solo. Il tutto nell’attesa che arrivi il vaccino in soccorso. Solo il tempo ci dirà quali misure avranno funzionato e quali no.