Schiaffo all’Italia: il Porto di Misurata alla Turchia per 99 anni

di Graziano Davoli
29 Agosto 2020

Negli scorsi giorni il premier di Tripoli Fayez Al Serraj, il responsabile della difesa turco Halusi Hakar e quello qatariota Khalid al Atthyha hanno firmato un accordo trilaterale. La Turchia ha guadagnato una buona parte del porto di Misurata, per 99 anni, da convertire in una base navale e l’utilizzo della base aerea di al-Watya per le esercitazioni dell’aviazione militare, mentre il Qatar finanzierà la ricostruzione e insieme ad Ankara presiederà alla riorganizzazione dell’esercito libico.

Un accordo figlio del supporto militare e logistico offerto a Tripoli da Turchia e Qatar, ignorando l’embargo delle Nazioni Unite, che ha permesso di respingere l’offensiva del generale Haftar.

L’Italia paga un prezzo altissimo da questa situazione. La concessione di Misurata alla Turchia ha comportato l’ordine di smantellamento e spostamento dell’Ospedale Militare e Civile italiano gestito dai paracadutisti e attivo nella città da diversi anni. Una struttura che consentiva al nostro paese, pur rispettando le sanzioni comminate dall’ONU, di donare medicinali e metal detector, di organizzare corsi infermieristici e di addestrare personale dei vigili del fuoco.

Non è solo l’ennesimo schiaffo geopolitico della Turchia all’Italia dal momento che Ankara, ultimamente, ha implementato a nostre spese la sua presenza nell’Africa mediterranea e nel Corno d’Africa, ma anche l’Unione europea dovrà fare attenzione. Misurata è uno dei principali luoghi di partenza dei migranti dalla Libia. Ciò significa che Erdogan si appresta a controllare oltre ai flussi migratori via terra da Est anche buona parte di quelli via mare da Sud. Un potenziale di ricatto enorme nei confronti dell’Ue che ora potrebbe essere costretta a chinare il capo davanti a future azioni del presidente turco.

Il cessate il fuoco concordato da Serraj e Saleh, premier di Tobruk, fa sfumare l’ipotesi di nuovi conflitti? Sicuramente ha comportato una risoluzione per quanto riguarda i proventi delle esportazioni petrolifere dal Golfo di Sirte, una delle zone calde del conflitto, che saranno gestiti dalla Banca nazionale libica e vi si potrà attingere a seguito di un ulteriore accordo tra le parti. Tuttavia non impedisce alla Libia di essere teatro di nuovi scontri.

La fine delle ostilità conveniva alla Turchia stessa al fine di trovare un dialogo con la Russia, dal momento che numerose sono le esportazioni di Ankara verso Mosca e allo stesso tempo la Turchia è uno dei maggiori acquirenti di armi russe.

Tuttavia nella Cirenaica sono presenti attori i quali, nonostante abbiano accettato la pacificazione, hanno con Turchia e Qatar alcuni conti in sospeso seppur in teatri diversi.

Arabia Saudita ed Egitto sono tutt’ora uniti dall’ostilità nei confronti della Fratellanza Musulmana supportata da Qatar e Turchia, avversaria sia dell’islam sunnita di stampo salafita che ha in Riyad il suo baluardo sia dell’Egitto laico di Al-Sisi. Una contrapposizione che potrebbe essere rinvigorita dal recente accordo tra Israele ed Emirati Arabi Uniti, in cui  Abu Dhabi si probabilmente è mossa col consenso dell’Arabia Saudita, e dal presunto accordo tra la Turchia ed Hamas con Ankara che si impegnerebbe a fornire passaporti ad almeno sette esponenti dell’organizzazione.

Come se non bastasse, la Libia potrebbe canalizzare le recenti tensioni tra Turchia e Grecia.  Negli scorsi giorni il Ministro degli esteri egiziano Sameh Shoukry ha incontrato al Cairo l’omologo greco Nikos Dendias. I due hanno siglato un accordo che crea una zona economica esclusiva tra i due paesi. La Zee tra Egitto e Grecia passa là dove ve ne è un’altra creata da un precedente accordo, risalente allo scorso anno, tra Ankara e il governo di Tripoli. La Zee tra Turchia e Tripolitania comprende, inoltre, la costa sud-orientale di Cipro.

L’Ue è impreparata e divisa davanti alla presenza turca in Africa che si tradurrà in una crescente influenza sulle politiche del Mediterraneo.