Il libro del “traditore” Bolton che rivela le conversazioni scomode tra Trump e Xi Jinping

di Redazione
29 Giugno 2020

Gli americani voteranno in Novembre, e la scelta sarà tra Trump e Biden. Come nel 2016 una parte sostanziale dei repubblicani non ha candidato, non riescono ad appoggiare un uomo che non è un politico professionista come loro. Altri hanno dichiarato che voteranno per il candidato democratico, abbandonando così il loro rispettivo partito. Questi non sono uomini di secondo piano, come l’ex candidato presidenziale Mitt Romney o l’ex segretario di stato Colin Powell. Il primo non ha ancora ammesso che voterà per il rivale dei repubblicani, ma ha detto che non voterà per Trump. Il secondo è stato più chiaro, il suo voto sarà per l’ex vicepresidente di Barack Obama.

Tanti elettori statunitensi che hanno votato per Donald nel 2016 sono veramente delusi perché il presidente non ha potuto mantenere tutto quello che aveva promesso. E quando vedono che il partito democratico riceve l’aiuto di buona parte del partito repubblicano contro Trump non possono non pensare che il loro paladino sia in totale remissione. Che l’establishment si sia unito contro lui. Pur senza il fervore del 2016, comunque, tra Trump e Biden dichiarano di sostenere comunque Trump.

L’attacco subito dal Presidente da parte di John Bolton rinforza questa narrazione. La crociata di Trump per drenare la palude (drain the swamp) diventa ben più palpabile quando quasi tutti i notabili a Washington sembrano legarsi contro lui. L’asperità di Bolton contro il suo ex-padrone rivela una vera scissione nella élite repubblicana. Qualcuno come Mike Pompeo prima di Trump era in sintonia con Bolton, dopo Trump sono avversari.

La risposta di Trump non si è fatta attendere, con il suo strumento preferito, Twitter. Chiama Bolton sick puppy (cagnolino malato), tra altri epiteti poco simpatici. Pompeo difende il suo presidente valorosamente, tweettando che è triste e pericoloso che l’ultimo ruolo pubblico di Bolton sia quello di traditore.

Ma cosa dice davvero il libro? Le parti più importanti che sono state diffuse sono sulla Cina. Bisogna analizzarle.
La prima: Trump avrebbe chiesto assistenza a Xi Jinping per vincere l’elezione presidenziale di 2020. Apparentemente l’americano voleva che i cinesi comprassero i prodotti agricoli americani, così lui sarebbe stato aiutato dagli acquisti per vincere ancora una volta gli stati importanti del Rust Belt. Certamente questa non è un’attitudine corretta ed è difficile immaginare un altro presidente fare una richiesta simile. Ma questo fa di Trump un traditore? Difficilmente, è assolutamente normale che i presidenti americani siano i primi portavoce dei prodotti del loro paese. Si suppone anche che i cinesi sarebbero interessati in mantenere Trump alla Casa Bianca, ma questo non può essere confermato. Loro sanno che l’ostilità statunitense alla loro crescita preoccupa i due grandi partiti. Bolton, teoricamente un grande stratega, dovrebbe sapere che la tensione fra Cina e Stati Uniti non è congiunturale ma strutturale, questo impedisce qualsiasi possibilità di riconciliazione.

La seconda: Trump avrebbe detto che era d’accordo con i campi per gli uiguri. Di tutte questa è la più verosimile. Trump è un uomo di law and order (legge ed ordine) e sa che senza uno stato forte che possa unire tutte le provincie la secessione non è mai lontana. Xi Jinping avrà comunicato al suo omologo statunitense che deve contenere un minoranza musulmana che può scappare dalla tutela dello stato cinese e Trump ha certamente aggiunto che lui deve essere deciso e far quello di cui ha bisogno per contenerli. Quest’approccio è molto criticato dai liberali che sono molto preoccupati dalle libertà individuali e dimenticano che se queste sono regine la società sparisce perché diventiamo tutti la misura delle nostre vite, e la collettività viene sbranata dagli interessi dei singoli.

Alcune città americane hanno proporzionato a tutti la possibilità di vedere la visione trumpiana della politica dopo la morte di George Floyd. I manifestanti sono diventati rivoluzionari ‒ certo non tutti ‒ saccheggiano, distruggono, deturpano. Rivoluzionari in America o uiguri in Cina non è importante, salvaguardare le istituzioni ed impedire la legge della jungla lo è. Non esiste un punto diverso da questo in cui l’americano ed il cinese sono d’accordo: tolleranza zero contro tutti gli agitatori.

La terza: Trump avrebbe concordato con il presidente cinese quando lui gli ha suggerito che gli Stati Uniti hanno troppe elezioni, e Trump avrebbe continuato la conversazione dicendo che il popolo americano vuole farla finita con la regola che un presidente possa essere eletto solo due volte. Qui vediamo la proiezione di Bolton, Trump diventa presumibilmente colpevole di un atto che non ha ancora commesso. Se Trump è eletto una seconda volta e dopo vuole cambiare le regole per essere eletto una terza, in quel momento possiamo dirlo, fino lì mi pare un po’ ridicolo inventare queste possibilità.

La sinistra radicale ha l’abitudine d’inventare cose che non sono mai successe, come quando colpevolizzano Franco d’essere alleato di Hitler e Mussolini. Dimenticano che la Spagna fu neutrale durante la Seconda guerra mondiale. Oggi gridano che Trump è un tiranno che distruggerà la costituzione americana: colpevole di un crimine che non ha ancora commesso, ma che i chiaroveggenti sanno che commetterà!

Trump sarà rieletto? Troppo presto per dirlo ma quest’attacco di Bolton rafforza la sua posizione di cavaliere isolato contro il mondo, gli americani sono sempre colpiti da un uomo che riesce ad andare avanti nonostante le tempeste. Pensando di bloccare il cammino a Trump Bolton potrebbe infatti averlo aiutato.

Una cosa è certa, la campagna elettorale è stata ufficiosamente aperta con il libro di Bolton e ufficialmente aperta con il raduno di Tulsa, fino a Novembre avremo una battaglia brutale e colorita. Let the games begin.

Alfonso Moura

Alfonso Moura è geopolitologo e docente in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali.