Il governo USA e i nuovi sospetti sul laboratorio di Wuhan

di Jacopo Ugolini
18 Gennaio 2021

Finalmente, dopo un anno di incertezze e falsità, si sta muovendo qualcosa in ordine alla censura fatta da Pechino nei confronti della verità sul Covid-19. Conferme arrivano direttamente dal governo degli Stati Uniti: la Cina ha impedito una ricerca internazionale ai fini di trovare come, dove e quando è scoppiata la pandemia da COVID-19. Soprattutto tre elementi risultano importanti: innanzitutto è necessario fare luce su quello che è successo all’Istituto di virologia di Wuhan dove, sempre secondo il governo americano, già nell’autunno 2019 diversi ricercatori hanno avuto sintomi coerenti con COVID-19; inoltre, gli investigatori dell’OMS devono avere libero accesso a tutti gli studi svolti dall’Istituto di Wuhan su pipistrelli e altri coronavirus, poiché si conoscono studi risalenti al 2016, rimossi però dai “records” online; infine, Pechino ha aderito alla convenzione sulle armi biologiche del 1972: gli studi americani sottolineano il ruolo svolto dall’Istituto di Wuhan in studi e progetti segreti per l’esercito cinese in linea alla formazione di bio-armi, sebbene quello di Wuhan sia un istituto civile. Conosciamo alcuni nomi di coloro che hanno lottato per la Verità: Li Wenliang, medico di Wuhan, morto per Covid nel febbraio 2020, ora ritenuto un eroe popolare, chiaramente censurato da Pechino dopo aver fatto trapelare alcune dubbiose mosse del governo a fronte della gestione dell’epidemia e soprattutto dell’approccio iniziale. Vi è anche la scrittrice Fang Fang, il cui blog a marzo è stato censurato.

Il Professore Xu Zhangrun è stato espulso dalla più importante università di Pechino dopo aver mostrato perplessità nei confronti della gestione dell’epidemia da parte del governo. A tutto ciò si aggiunge il divieto totale imposto ai medici di Wuhan di parlare coi giornalisti. Ricordiamo inoltre che il governo di Parigi, che ha co-finanziato la realizzazione dell’Istituto di Wuhan, ha stilato diversi rapporti dove denuncia clamorose falle negli standard di sicurezza. Sorge quindi spontaneo chiedersi: l’Europa perché non prende una netta posizione a ruota dopo gli Stati Uniti? Perché l’Istituto di Wuhan dovrebbe percepire fondi UE? Ormai famosa la chiusura totale di Pechino nei confronti di giornalisti indipendenti e liberi, non piegati da una dittatura. La continua violazione dei diritti risulta ormai forse inscalfibile, soprattutto a causa delle importanti ricerche nel campo tecnologico e dell’intelligenza artificiale che permettono una tale sorveglianza di massa, da non essere mai stata studiata nei libri di scuola. Ma ciò non potrà mai impedire la Libertà di conoscere la verità! L’UE è chiamata a prendere una posizione, cosa a cui è chiamato al più anche il nostro Paese. Trasparenza e giustizia per tutte le vittime causate dal Covid-19 (e dalle falsità di Pechino)!