Il futuro dell’Afghanistan si tinge di rosso cinese

di Redazione
4 Agosto 2021

di Margherita Saltini

Mercoledì 28 luglio il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha incontrato una delegazione di talebani provenienti dall’Afghanistan. A Tianjin, i talebani sono stati guidati dal loro cofondatore del gruppo Mullah Abdul Ghani Baradar in una visita ufficiale che si è conclusa con la foto di rituale del Ministro cinese e il leader talebano. 

Questo incontro è un vero spartiacque e avrà conseguenze negli anni a venire : mai prima d’ora i talebani avevano potuto giocare la partita di negoziatori degli interessi afghani con attori internazionali. Internamente, i talebani hanno preso parte al tavolo per la riappacificazione con il governo afgano iniziato a settembre 2020, ma l’unico risultato ottenuto dalle negoziazioni è stato concordare le regole e i procedimenti, mentre tutti gli incontri successivi per decidere l’agenda dei lavori (incluso quello a Doha di una settimana fa) sono falliti miseramente.

Ma cosa sta succedendo in Afghanistan? Dopo venti anni di presenza americana e della NATO nel paese, entro fine agosto tutte le truppe americane lasceranno il territorio. Occasione ghiotta per i talebani, ora partecipi delle fallimentari negoziazioni in corso con il governo, ma che si sentono talmente rinvigoriti a livello interno da aver raddoppiato gli attacchi nell’ultimo anno, conquistando con velocità e facilità varie province nel nord del paese, una volta bastioni anti talebani : secondo gli ultimi dati del SIGAR (US Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction), nei soli mesi di aprile e maggio ci sono state 705 vittime tra i  civili e 1330 vittime tra i militari.

Sempre più forti nella conquista di territori afghani, i talebani stanno provando in questi giorni a darsi una dimensione internazionale, iniziando con gli antagonisti degli Stati Uniti. A inizio luglio una delegazione dei talebani si è presentata a Mosca, dopo che la Russia aveva manifestato preoccupazione per l’escalation di violenze nel nord dell’Afghanistan e le crescenti tensioni al confine con Tajikistan, alleato militare russo che ne ospita anche una base militare. Il Ministro degli Esteri russo Lavrov aveva usato toni duri il 7 luglio: « Faremo di tutto, incluso usare le capacità militari della base militare russa al confine tajiko con l’Afghanistan, per prevenire qualsiasi mossa aggressiva contro i nostri alleati ». E immediatamente i talebani si sono fiondati a Mosca, in un atteggiamento di evidente subordinazione, e hanno incontrato l’Inviato russo per l’Afghanistan, Zamir Kabulov, per rassicurare il governo russo che non intendono violare in alcun modo i confini con i paesi centro asiatici e le missioni consolari e diplomatiche straniere nel paese.

Ci voleva il governo cinese, solo tre settimane dopo, a dare la vera legittimazione internazionale ai talebani afghani, incontrati in maniera ufficiale nella stessa città in cui due giorni prima avevano avuto un colloquio di Stato con la Vice Segretario di Stato degli USA Wendy Sherman. Mettere i due incontri sullo stesso piano rappresenta un vero smacco per gli Stati Uniti, il cui operato in Afghanistan è stato giudicato negativamente dal Consigliere di Stato cinese Wang: “il ritiro frettoloso delle truppe USA e NATO dall’Afghanistan dimostra in realtà il fallimento delle politiche americane verso l’Afghanistan”.

La Cina ha incoronato il gruppo dei talebani come “un’importante forza militare e politica che giocherà un ruolo importante nel processo di pace, riconciliazione e ricostruzione del paese”.  In cambio di questo riconoscimento e di un probabile sostegno attivo cinese nel paese, il governo cinese esige che i talebani si dissocino e combattano il Partito Islamico del Turkestan, organizzazione terroristica di jihadisti uiguri, presenti sia nella Cina occidentale che in Afghanistan. In parallelo, sembra che la Cina abbia trovato nei talebani l’interlocutore privilegiato rispetto al governo ufficiale per il coinvolgimento dell’Afghanistan nel progetto della Nuova Via della Seta, a partire dalle regioni recentemente conquistate dai talebani stessi.La Cina ha iniziato un connubio con un gruppo politico islamico-oscurantista, associato ad Al Qaeda, donandogli legittimità nel momento più fragile nella storia recente dell’Afghanistan.

Tutti gli sforzi di democratizzazione e di pace portati avanti dalle forze occidentali negli ultimi venti anni mai come oggi sono a rischio. Noi non scorderemo mai il sacrificio degli oltre tremila morti della coalizione occidentale in Afghanistan e dei cinquantatré caduti italiani, ma il rafforzamento talebano attuale sembra renderli sempre più vani.