I risultati delle elezioni in Armenia e le tensioni sullo fondo

di Daniele Dell'Orco
21 Giugno 2021

Il voto indetto anticipatamente, sulla scia della sconfitta dell’Armenia nel conflitto con l’Azerbaigian per il territorio del Nagorno-Karabakh, premia il primo ministro armeno Pashinyan con oltre il 59% dei consensi. L’alleanza di opposizione guidata dal suo principale rivale, l’ex presidente Robert Kocharyan, ha denunciato brogli elettorali.

Domenica sera il procuratore generale armeno ha segnalato di aver ricevuto 319 segnalazioni di varie violazioni durante il processo elettorale e di aver avviato sei indagini penali per presunti casi di corruzione durante le votazioni.
Nonostante le accuse dell’opposizione, la Commissione elettorale centrale ha assicurato che “nel complesso, le elezioni si sono svolte nel rispetto della legge”.

Pashinyan alla vigilia del voto aveva esortato i suoi connazionali a dargli un “mandato d’acciaio” e aveva avvertito sui rischi di “una guerra civile”. “Il popolo ci ha dato un mandato per l’imposizione della legge e del diritto, e dobbiamo usarlo immediatamente”, ha commentato.

Pashinyan era stato eletto per la prima volta nel 2018 dopo aver condotto la cosiddetta “rivoluzione di velluto”, una serie di grandi proteste pacifiche che avevano costretto alle dimissioni il presidente Serzh Sargsyan, accusato di aver trasformato l’Armenia in un regime autoritario. Kocharian è un amico e alleato del presidente russo Vladimir Putin e in passato era stato a sua volta accusato di corruzione per aver favorito un suo alleato politico e di aver represso in maniera violenta i manifestanti durante le violente proteste del 2008 contro l’elezione di Sargsyan, avvenute quando lui era primo ministro.

Le elezioni anticipate sono state indette in un clima di grande tensione interna dopo la dura sconfitta subita dall’Armenia nella guerra del Nagorno-Karabakh contro l’Azerbaijan. Pashinyan, accusato di aver gestito male i 44 giorni di conflitto, ha deciso di concordare con gli altri partiti parlamentari lo scioglimento della legislatura per andare alle elezioni. A contendersi il primato in parlamento si sono presentate quattro coalizioni e 21 partiti, secondo una legge elettorale proporzionale che prevede uno sbarramento al 7% per le coalizioni e del 5% per i singoli partiti. Il sistema elettorale armeno, tuttavia, prevede che la legislatura sia formata almeno da tre soggetti politici, quindi, questo dovrà accadere a prescindere dagli sbarramenti.

Nonostante le ultime rilevazioni avessero ritratto uno scarto minimo tra il partito del Contratto civile, la nuova denominazione scelta da Pashinyan, e Alleanza Armenia di Kocharyan, sicuramente più gradito dal Cremlino, i risultati sono stati in favore di Pashinyan. Alcuni fatti di cronaca recente, come particolare la liberazione di 15 detenuti armeni ancora nelle mani dell’Azerbaigian e l’abbassamento delle nuove tensioni fra i due Stati in seguito ai tentativi di sforare il confine armeno meridionale da parte degli azeri, ha rappresentato un punto di forza per Pashinyan. La situazione interna comunque, resta tesa, e pur forte del “mandato d’acciaio” che chiedeva ai suoi cittadini, il leader armeno dovrà ricostruire i legami con gli altri interlocutori soprattutto a livello internazionale. Il conflitto in Nagorno-Karabakh, e l’equidistanza da parte del Cremlino, aveva palesato una sorta di freddezza dei russi riguardo la figura di Pashinyan, considerata troppo filo occidentale. Ora, visto che la situazione in Nagorno-Karabakh è tutt’altro che risolta e che i peacekeeper russi iniziano a faticare sempre di più per mantenere una pace duratura, sarà fondamentale per l’Armenia riallinearsi verso Mosca, in caso di escalation future contro Turchia e Azerbaijan.