Hamas e ANP rifiutano la pace proposta da Usa e Israele

di Graziano Davoli
30 Gennaio 2020

Dopo tre anni di attesa sofferta, Donald Trump ha svelato due giorni fa il piano di pace elaborato dal genero Jared Kushner per la pace in Medio oriente. Ma cosa c’è scritto in questo tomo di 80 pagine?


Gerusalemme diviene capitale dello stato di Israele a tutti gli effetti e allo stato ebraico viene riconosciuta la sovranità negli insediamenti dell’area C della Cisgiordania, dove si trovano siti religiosi di straordinaria importanza come la Tomba dei Patriarchi a Hebron e la Tomba di Rachele, e nella Valle del Giordano. D’altra parte se ad Israele viene riconosciuta la sovranità suoi luoghi sacri della capitale, è altresì vero che avrà la responsabilità di garantire un libero accesso alla moschea di al-Aqsa per tutti i fedeli di religione musulmana che vogliano recarvisi in preghiera.

Inoltre Israele dovrà riconoscere ai palestinesi alcuni diritti fondamentali nella Valle del Giordano, ad esempio la possibilità di coltivare i terreni. Non solo, Israele è tenuto a bloccare per almeno quattro anni la costruzione di insediamenti nei territori arabi della West Bank, questo periodo di tempo dovrà servire per raggiungere ulteriori accordi.


Il piano riconosce ai palestinesi alcune garanzie fondamentali. E’ prevista la creazione di uno Stato comprendente una porzione notevole della West Bank e la Striscia di Gaza, con buona parte di Gerusalemme Est come capitale che potrà prendere il nome di Al Quds o qualsiasi altra denominazione. La capitale comprenderà i quartieri di Kafr Aqab, la parte est di Shuafat ed Abu Dis. Donald Trump ha poi affermato che gli Stati Uniti si impegneranno a stanziare 50 miliardi di investimenti per il nuovo stato della Palestina. Ovviamente vengono richieste alcune garanzie.

Il nuovo stato dovrà essere totalmente demilitarizzato, sarà comunque possibile creare una forza di polizia locale. Le autorità dovranno impegnarsi a costruire un tunnel che colleghi le due parti che compongono lo stato palestinese con alcune zone a Sud della striscia che la Palestina potrebbe acquisire per supplire alla perdita degli insediamenti della West Bank ceduti ad Israele.

Dovranno cessare i pagamenti alle famiglie dei terroristi e il terrorismo dovrà essere combattuto. Nel nuovo stato andranno, inoltre, garantite la libertà di stampa e dovranno essere avviate riforme democratiche.

L’accordo dispone, inoltre, la cancellazione dello status di profughi per i palestinesi e lo smantellamento della UNRWA, che evidentemente cessano di avere senso.
Com’è possibile notare l’accordo, lungi dall’essere definitivo, è perfettamente equilibrato e bilanciato. Anzi potremmo quasi affermare che se proprio vi è uno sbilanciamento questo è ai danni dello stato ebraico, che si trova costretto a ritirarsi da 60 insediamenti nei quali vive un numero complessivo di 3 mila coloni.

Per i Palestinesi si tratta di un’occasione ghiotta che andrebbe accettata senza battere ciglio e non solo perché in caso di rifiuto Israele sarà autorizzato ad un’azione unilaterale, per la quale il governo voterà nella giornata di Domenica.

Il popolo palestinese potrebbe finalmente trovare la pace in un proprio stato se non fosse vittima di un regime liberticida che lo manipola e lo sobilla contro chi gli sta tendendo una mano.

Trump negli scorsi giorni ha provato a contattare più volte il presidente dello stato palestinese Mahmoud Abbas per invitarlo alla conferenza di presentazione del piano, alla quale hanno partecipato il premier Benjamin Netanyahu e il rivale Binyamin Ganz che hanno espresso soddisfazione per la risoluzione, ma senza successo.

Lo stesso Abbas però ha rifiutato la risoluzione definendola “il grande schiaffo”. A questo punto è evidente che a non volere la pace in Palestina sia, oltre ad Hamas ovviamente, la stessa Autorità Nazionale Palestinese che con Washington aveva rotto i rapporti già dal 2017, quando Gerusalemme venne riconosciuta capitale di Israele. Per Hamas e l’ANP l’unica risoluzione è la distruzione dello stato ebraico.