Francia: i gollisti stravincono le regionali e riaprono la partita per l’Eliseo

di Raimondo Franchetti
1 Luglio 2021

Le elezioni presidenziali del 2017 sembravano aver segnato uno spartiacque nella storia della politica francese della Quinta Repubblica. Il bipolarismo tra gollisti e socialisti era stato sostituito dalla contrapposizione tra il Front National di Marine Le Pen e la nuova formazione centrista La République En Marche di Emmanuel Macron.

Questo duopolio sembrava essersi consolidato in occasione delle elezioni europee del 2019 dove i primi due partiti erano rimasti il Front National e En Marche ma trovò un primo scoglio alle municipali del 2020 dove nessuno dei due riuscì a sfondare e guadagnare nuovi terreni. In quelle elezioni emerse chiaramente il successo del partito gollista Les Républicains che riuscì a guadagnare più del 50% dei comuni sotto i 100000 abitanti; successo che è stato riconfermato dall’ottima performance ottenuta in occasione delle regionali del 2021 in cui è stato il partito di gran lunga più votato dai francesi.  I Repubblicani sembravano essere sull’orlo dell’estinzione dopo la sconfitta del 2017.

Numerosi membri passarono tra le fila del presidente Macron, diventato ormai riferimento anche per buona parte della destra liberale europea più preoccupata dal successo del populismo sovranista che dalla sinistra.

Se il mito di Macron presidente di destra poteva funzionare nel 2017 quando era conosciuto prevalentemente per la sua attività di ministro e per idee apparentemente liberali, quattro anni di presidenza hanno mostrato la sua lontananza tanto dai valori della destra conservatrice (che nessuno si aspettava avesse) quanto da quelli della destra economica se pensiamo che sul tema della riduzione delle tasse non ci sono stati progressi significativi.

Questo ha portato i gollisti a prendere sempre più le distanze dalla nuova formazione e ha permesso loro di riguadagnare una parte di elettorato di destra moderata deluso dai compromessi al ribasso del presidente e non molto a suo agio con Marine Le Pen.

Con la presidenza di Christian Jacob, i Repubblicani decisero che la ripresa sarebbe dovuta arrivare grazie ad un contatto più diretto con i cittadini e quindi dal livello locale. Questa strategia ha iniziato a mostrare i suoi frutti proprio alle municipali del 2020 e il suo successo è stato confermato dai recenti risultati alle regionali.

Se guardiamo il loro sito vediamo che su ogni proposta vi sono almeno due pagine di spiegazioni molto precise che partono da una critica approfondita alle politiche attuali e si concludono con la presentazione di diverse proposte tutte con delle basi legali molto solide, a differenza di molti altri partiti del PPE che si limitano ad allegare il programma della loro famiglia europea. Questo li rende molto affidabili agli occhi di un cittadino che vuole avere informazioni precise sulla politica del suo paese.

Se andiamo ad analizzare le campagne elettorali e i programmi dei candidati vincenti nelle loro regioni vediamo che vi sono due caratteristiche che possono aver inciso nel raggiungimento della performance elettorale. La prima è il rifiuto netto di cercare l’appoggio della maggioranza presidenziale, dimostrando quindi una coerenza molto apprezzata. L’unica eccezione è stata quella di Renaud Muselier in PACA il quale ha rischiato l’espulsione dal partito per aver cercato il sostegno di En Marche, ma che alla fine è stato perdonato grazie alla sua attività da presidente di regione e ad un programma coerente con la propria famiglia politica tra cui spiccano la creazione di un fondo di 10 milioni di euro all’anno per il sostegno alle forze dell’ordine e il sostegno alle tradizioni e ai festival locali. È proprio il programma l’altro punto forte dei candidati repubblicani alle regionali.

Ognuno di essi si è concentrato su proposte precise, realizzabili, adatte alla regione e soprattutto con la stessa attenzione dedicata alle più svariate tematiche a differenza del Rassemblement national che si è concentrato quasi esclusivamente sulla sicurezza. Insomma, la coerenza e la professionalità sono stati i valori che hanno permesso loro di ottenere un risultato strepitoso.

 Se vogliamo spostare il significato di queste elezioni alle presidenziali il discorso diventa però più complicato. Per adesso nei sondaggi il favorito alla guida dei gollisti sarebbe Xavier Bertrand, presidente della regione dell’Alta Francia, che però al primo turno otterrebbe solo il 18%, non sufficiente a raggiungere il ballottaggio. Il problema è che in Francia il livello nazionale è molto diverso dal livello locale e quindi non bastano le capacità amministrative e le proposte concrete per raggiungere la presidenza.

Questa cosa sembra essere stata compresa soprattutto dai giovani, i quali ad aprile hanno eletto con una maggioranza schiacciante il brillante ventunenne Guilhem Carayon alla guida della loro formazione (Les Jeunes Républicains). Costui, si definisce apertamente patriota e conservatore, e sostiene la necessità per il suo partito di tornare alle proprie radici e di creare una base ideologica coerente. Proprio da giovani legati alla destra repubblicana sono gestiti Think Tank come Droite de Demain, Oser La France e Les Jeunes Conservateurs, che possono essere un’ottima base per ridare alla destra francese degli ideali da far crescere e in cui credere. Si spera quindi che proprio dai giovani repubblicani avvenga la rinascita di una destra fondamentale per dare al conservatorismo europeo un modello adatto ai nostri tempi sulla base del lavoro compiuto da Charles De Gaulle.