Elezioni Usa, Trump è alle corde, ma resta uno che ha riscritto le regole

di Redazione
10 Ottobre 2016

Il debate di ieri notte arriva dopo una settimana piena di stravolgimenti. Il video del 2005 per cui Donald Trump rischia di giocarsi ogni possibilità di vittoria, rappresenta un unicum tra quelli che gli americani chiamano October surprises: eventi ad un mese dal voto in grado di modificare all’improvviso la situazione dell’umore elettorale. Esiste una casistica di almeno quindici circostanze del genere, nessuna clamorosa come quest’ultima.

Il video sessista, quindi, ma anche le dichiarazioni della Clinton nel giro di conferenze private del 2013 per Goldman Sachs ed altri gruppi bancari, discorsi dai quali la candidata Dem avrebbe ricavato 225 mila dollari ad intervento, il tentativo che starebbe facendo la Russia di Putin di influenzare l’esito delle elezioni ed infine la questione relativa al mancato pagamento delle tasse federali da parte del tycoon. Sette giorni complicati, dunque, conditi da quattro scossoni mediatici che lasciavano presagire un clima d’assedio. Le attese non sono state smentite. Nella tarda serata, mentre la Nbc sospendeva Billy Bush, l’intervistatore dei vip con cui il candidato del Gop scambiò quella deplorevole conversazione sulle donne, il tycoon teneva una conferenza stampa con Juanita Broaddrick, Paula Jones, Kathleen Willey e Kathy Shelton.

Quattro donne che sarebbero collegate in modi differenti alla vita sessuale e professionale dei coniugi Clinton: “Le azioni parlano più forte delle parole, Trump può aver detto delle parole spiacevoli, ma Bill Clinton mi ha stuprata e Hillary Clinton mi ha minacciata. Non credo ci sia niente di peggio”. Ha detto la Broaddrick.

Poi il dibattito.

Due ore di asprezze reciproche, colpi bassi, ghigni e tensioni in un confronto così povero di contenuti da far sì che Politico.com lo bollasse immediatamente come il peggiore di sempre. L’acmè della tensione si è palesato quando Trump ha minacciato la Clinton di portarla in galera per via del mail gate nel caso venisse eletto. I due non si sopportano più e non c’è necessità di analisi comportamentali per comprenderlo.

A St. Louis si è respirato, insomma, un clima da political drama degno di House of Cards, dalla mancata stretta di mano iniziale alla visione d’insieme del body language che in un town hall meeting influenza per il 50% la ricezione pubblica delle risposte. Le gif che girano su Twitter rappresentano Trump che cerca spazio vitale nelle telecamere apparendo alle spalle della Clinton ad ogni inquadratura. Sono delle buone metafore visive. Lei ha risposto alle domande dirigendosi verso il pubblico, a braccia aperte, in segno di apertura totale, lui ha utilizzato la strategia di non fornire quasi mai delle risposte coerenti con le domande, inserendo tutto in calderoni di accuse ed indicando costantemente con l’indice la rivale al fine di sottolinearne le responsabilità: strategie di comunicazione precise, per nulla lasciate al caso. Il dato centrale è che il tycoon, nonostante l’emergere delle volgarità del passato e il conseguente ritiro del sostegno di una parte del Gop, non è andato ko. Anzi: il candidato Vp Mike Pence, dichiaratosi titubante sul proseguo della campagna dopo il video postato dal Washington Post, è stato costretto a congratularsi con Trump a fine dibattito. Resta la grande fuga dei repubblicani: George W. Bush, il fratello Jeb, Carly Fiorina, Mitt Romney, Michael Hayden, William Cohen ed altri avrebbero ritirato il loro sostegno al candidato Gop. Complicato stabilire quanto questo peserà in termini elettorali.

Il video diffuso Venerdì, lo scandalo delle mail della Clinton, la politica estera, le tasse, la sanità, l’immigrazione, la sicurezza e l’ecologia i temi centrali. Gli instant poll dicono che Trump se l’è cavata salvando il salvabile, mentre la Clinton, seppur meno brillante, si sarebbe imposta di quattro-cinque punti percentuali.

Sul video sessista il tycoon ha risposto così: “Erano chiacchiere da spogliatoio. Non ne sono orgoglioso. Chiedo scusa alla mia famiglia e agli americani. Ma erano chiacchiere. Viviamo in un mondo in cui l’ISIS taglia le teste alle persone, annega la gente in vasche d’acciaio, le guerre, guerre orribili. Ci sono massacri in tutto il mondo. Sì, quel video mi mette in imbarazzo. Lo detesto. Ma sono chiacchiere. Io sconfiggerò l’ISIS. Sconfiggeremo l’ISIS”.

L’ha buttata in caciara, direbbero a Roma, utilizzando una diversificazione tematica che non ha più abbandonato nel corso della serata. La straordinarietà di queste elezioni è data dal fatto che, comunque vada, Trump ha stravolto le regole di base di qualunque confronto pubblico. Una rivoluzione copernicana che ha portato sul piccolo schermo tematiche e modalità comunicative mai viste prima. Basti citare l’ammissione di aver utilizzato un meccanismo del fisco per non pagare le tasse federali per vent’anni. Senza colpo ferire. Se in Italia pensiamo che la discesa in campo di Berlusconi abbia modificato le strutture politologiche di base, quella di Donald Trump è un’irruzione a gamba tesa che destruttura forse definitivamente l’immagine del politico per come lo conosciamo. Non lasciando alcuna traccia di conservatorismo.